22 novembre 2010 / 16:38 / 7 anni fa

Imposte differite oltre 23 mld al 30/9 per prime 5 banche Italia

di Stefano Bernabei

ROMA, 22 novembre (Reuters) - Le imposte differite attive (Dta) per le prime 5 banche italiane valgono oltre 23 miliardi di euro, in base ai dati aggiornati alle trimestrali al 30 settembre.

Il tema del diverso trattamento fiscale in Italia delle perdite su crediti e svalutazioni (le perdite su crediti si possono dedurre fiscalmente per lo 0,30% del totale crediti e poi ammortizzare nei successivi 18 anni) si incrocia in questo periodo con le valutazioni sull'impatto che avrà il nuovo regime di Basila 3 per i patrimoni delle banche.

Non potendosi considerare queste voci come crediti di imposta, dovranno essere decurtate dal patrimonio che vale ai fini della vigilanza, a parte una franchigia.

Guardando nei bilanci 2009 delle prime cinque banche, dove le deferred tax assets sono esplicitate come voce dell'attivo patrimoniale all'interno delle tax assets (attività fiscali) e poi nelle ultime trimestrali, dove il dato delle Dta in certi casi non è sempre esplicitato ma c'è il dato complessivo delle attività fiscali, è possibile dare una stima di quanto pesino nei patrimoni mantenendo invariata la proporzione.

Per Unicredit (CRDI.MI), a fronte di 12,615 miliardi di attività fiscali, le Dta al 30 settembre dovrebbero essere di circa 10,2 miliardi.

Per Intesa SP (ISP.MI) a fronte dei 7,8 miliardi di tax asset indicati nell'ultima trimestrale, le imposte differite attive potrebbero essere attorno a 5,5 miliardi di euro (considerando che nel 2009 erano il 71% delle tax assets).

Per banca Mps (BMPS.MI) nei 4,82 miliardi di attività fiscali della trimestrale ci sono 4,3 miliardi di Dta.

Banco Popolare BAPO.MI nel bilancio del terzo trimestre ha 2,57 miliardi di attività fiscali di cui 2,3 di imposte differite.

Ubi indica, nella terza trimestrale, 1,4 miliardi di tax asset al 30 settembre con poco più di 1 miliardo di imposte differite attive.

Con l'entrata in vigore di Basilea 3, dal 2013 e progressivamente a regime fino al 2019, le banche potranno usare una franchigia del 15% da calcolarsi sul common equity (un dato approssimabile al Core Tier 1) da usare per "salvare" nel patrimonio quelle voci che con le nuove regole dovrebbero uscire, come le Dta o le partecipazioni in istituzioni finanziarie.

Al netto della franchigia, ciascuna banca poi decurterà dal patrimonio dal 2014 al 2019 il 20% all'anno del totale delle Dta rimaste.

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