Banche,tra le top 5 oggi solo una in linea Basilea III-Prometeia

giovedì 4 novembre 2010 13:52
 

MILANO, 4 novembre (Reuters) - Se gli standard di Basilea III fossero implementati immediatamente, anziché nel 2019 come previsto, le prime cinque banche italiane presenterebbero un deficit di 'common equity' di 17 miliardi di euro e solo una di loro avrebbe un livello del coefficiente già adeguato.

E' quanto emerge dal rapporto di previsione sui bilanci bancari redatto da Prometeia che vede per il 2010 un roe delle prime tredici banche al 2,3%, valore minimo dell'ultimo decennio, per poi risollevarsi fino al 5% nel triennio 2011-13.

Il core tier 1 aggregato dei primi cinque gruppi italiani - UniCredit (CRDI.MI: Quotazione), Intesa Sanpaolo (ISP.MI: Quotazione), Mps (BMPS.MI: Quotazione), UBI Banca (UBI.MI: Quotazione) e Banco Popolare (BAPO.MI: Quotazione) - si ridurrebbe al 5,5% dal 7,2%, mentre quello degli 11 gruppi medi passerebbe al 7% dal 7,5%. Per i 15 gruppi di piccola dimensione il calo sarebbe di soli 10 punti base al 7,8% dal 7,9%.

Più pesante sarebbe il bilancio dei primi dieci gruppi bancari europei con un calo del core tier 1 al 6% dal 9,1% e un deficit di common equity di 54 miliardi a causa della maggiore esposizione di questi istituti ad attività di rischiose.

In teoria le banche italiane da qui al 2019 sarebbero in grado di adeguarsi ai parametri di Basilea 3 utilizzando risorse interne generate dall'evoluzione attesa della redditività, ma a scapito della crescita degli attivi ponderati per il rischio (rwa-risk weighted asset) e degli impieghi.

Ipotizzando, infatti, una crescita annua del roe pari a quella del 2009 le 31 banche italiane prese in considerazione resterebbe sopra ai requisiti minimi richiesti compatibilmente - nell'ipotesi di mancata distribuzione dei dividendi - con una crescita media annua degli rwa del 3,3% e degli impieghi del 4,4% (la metà della media degli ultimi venti anni pari all'8%).

Per questo motivo è ragionevole pensare che alcune banche anticipino i tempi con azioni di rafforzamento del capitale - Banco Popolare ha già annunciato qualche settimana fa un aumento di capitale fino a 2 miliardi - anche per innescare un circolo virtuoso che le porti a ridurre il costo del debito, aumentare le possibilità di erogazione del credito e ottenere dunque margini più elevati che migliorino la redditività del capitale.

Il tutto potrebbe accompagnarsi - secondo Prometeia - a un ripensamento del sistema finanziario nel suo complesso muovendosi verso uno scenario in cui le grandi imprese ricorrano al mercato dei capitali direttamente senza passare attraverso le banche, che così potrebbero destinare l'intero volume degli impieghi alle medie e alle piccole.

Allo stesso modo i flussi di risparmio gestito potrebbero non transitare più quasi esclusivamente tramite le banche a favore di altri veicoli quali fondi di investimento indipendenti, fondi pensione o polizze assicurative.

Per il prossimo triennio Prometeia vede un ritorno alla crescita del margine da clientela che resterà nel 2011 penalizzato da un incremento modesto dei volumi. Dal 2012 il graduale ampliamento della forbice bancaria sosterrà il tasso di crescita fino al 7% medio annuo.

Il risultato di gestione mostrerà invece una crescita intorno al 9% riportandosi ai livelli pre crisi nell'ultimo anno di previsione.