October 20, 2010 / 4:49 PM / 7 years ago

Borsa, banche deludono, Pmi meglio di blue chip - Mediobanca

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MILANO, 20 ottobre (Reuters) - Banche sempre peggio dell'industria negli ultimi quindici anni a Piazza Affari, ma l'investimento meno redditizio in borsa nel periodo è stato nel comparto assicurativo.

Vincono la partita dei rendimenti le azioni di risparmio, mentre le maggiori soddisfazioni arrivano dalle small e mid cap, soprattutto quelle del segmento Star, rispetto alle blue chip. Queste sono alcune indicazioni fornite dal rapporto Indici & Dati dell'ufficio studi di Mediobanca (MDBI.MI) che analizza l'andamento della borsa dal gennaio 1996 al 12 ottobre scorso, un periodo che ha visto Piazza Affari chiudere in negativo per sette anni su quindici (nel 1999, nel 2000, 2004-2007 e nel 2009). Il record degli anni perdenti spetta agli assicurativi (11 su 15) seguiti dai bancari (10 su 15), mentre gli industriali hanno chiuso in rosso per tre anni. Fallimentare, sotto questo profilo, l'esperienza dell'ex Nuovo Mercato che dal 2000 in poi ha sempre chiuso in negativo.

Lo studio mostra che, se la borsa milanese complessivamente ha avuto un rendimento medio annuo del 7% circa, le risparmio hanno reso, inclusi i dividendi, il 10,3% medio annuo.

Quanto ai settori, i rendimenti dei titoli bancari sono sempre più bassi, qualunque sia l'anno di investimento iniziale, rispetto a quelli industriali: dal 1° gennaio del 1996 al 12 ottobre scorso, ad esempio, le banche hanno reso +6,5% medio annuo rispetto al +8,5% del portafoglio industriale.

In questa classifica le small e le mid caps hanno registrato rendimenti medi annui pari, rispettivamente, al 7,1% e all'8,2%, battendo le blue chips le cui quotazioni sono cresciute di 6,4%.

Sul fronte dei dividendi, dopo il picco del 2008 (dividend yield del 6,1%), i rendimenti sono scesi al 3,7% nel 2010, un livello che non si vedeva dal 2003, anche se recuperano i finanziari a fronte di una caduta delle società industriali.

BORSA NON SEMPRE MEGLIO DEI BOT, GUADAGNO NON CERTO NEL LUNGO

In generale, se si confronta l'investimento in borsa con quello in Bot, si vede che l'azionario garantisce un rendimento medio annuo superiore all'impiego senza rischi in cinque casi su quindici con un premio che oscilla tra il 3,5% e il 5%.

A livello cumulato, un investimento in Bot effettuato a inizio 1996 ha avuto un rendimento allo scorso 12 ottobre del 72,7% a fronte di un +172,1% della borsa. Da fine 2009 la borsa perde il confronto con -6,2% rispetto al seppure modesto +0,8%.

La riscostruzione di Mediobanca sembra smentire, o quantomeno ridimensionare, il mito che nel lungo periodo la borsa renda sempre il capitale investito.

L'indice della borsa italiana dal 1928 al 30 settembre scorso è salito a corsi secchi, ovvero senza il reinvestimento dei dividendi, del 6,8% annuo nominale che si trasforma però in un calo 2,3% depurando cioè l'inflazione. Reinvestendo invece i dividendi il rendimento medio annuo è dell'1,1%. Questo significa che nel lungo periodo diventa fondamentale reimpiegare i dividendi per mantenere il potere d'acquisto iniziale del capitale.

Record Aumenti Capitale in 2009, 25% Da Banche

Con il forte contributo delle banche, nel 2009 sono stati realizzati aumenti di capitale per 17,5 miliardi, record assoluto dal 1967. Il solo comparto bancario ha pesato per il 25% con 4,3 miliardi. I primi sei mesi del 2010 mostrano segni di vivacità, con aumenti per complessivi 5,1 miliardi, la gran parte relativi al settore bancario mentre dopo il 30 giugno il mercato della raccolta si è assestato.

Borsa Italiana Superata Da Taiwan

Da ottava borsa al mondo per capitaliazzazione a fine 2000, la borsa italiana scivola inesorabilmente al 20° posto della classifica delle borse mondiali soffrendo sia il consolidamento di alcuni mercati sia la forte crescita delle piazze emergenti.

Rispetto alla fine dell'anno scorso Piazza Affari perde infatti una posizione a vantaggio della borsa di Taiwan (che vale circa 480 miliardi contro i nostri 390).

La lista delel borse che ci precedono vede la borsa coreana (che lo scorso giugno valeva circa il 70% più della nostra), quella russa (574 miliardi a giugno 2010) e quella sudafricana di Johannesbourg (544 miliardi).

Titoli Stato Esteri Quotati Su Mot Superano Domestici

Uno sguardo al mercato obbligazionario MOT mostra invece come l'assortimento dei bond quotati in Italia sia profondamente mutato dal 1999 ad oggi. Colpisce in particolare il sorpasso dei titolo governativi esteri che passano al 50% del totale dei titoli quotati (dal 47% di fine 2008) contro quelli italiani che rappresentano il 45,4% del totale (49% nel 2008).

Tra i governi stranieri più presenti sul nostro listino: la Repubblica federale tedesca che rappresenta oltre la metà della pattuglia straniera (il 52,2%) seguita dalla Repubblica francese (31,4%)

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