Banche, ripresa fragile, ma Italia più solida - R&S Mediobanca

lunedì 7 giugno 2010 16:31
 

MILANO, 7 giugno (Reuters) - Nonostante un 2009 di nuovo in utile, la ripresa del settore bancario internazionale resta fragile: peserà la forte dipendenza dei conti bancari all'attività di trading. Ma il settore creditizio italiano gode di alcune peculiarità, scarsa esposizione a trading e derivati, che ne dovrebbe garantire una maggiore tenuta.

È quanto emerge dall'edizione 2010 del rapporto sulle "maggiori banche internazionali" di Ricerche e Studi di Mediobanca (MDBI.MI: Quotazione), presentato oggi alla stampa.

"I conti bancari sono esposti a forte incertezza poichè al momento restano basati su un elemento volatile come gli utili da trading" spiega Gabriele Barbaresco, responsabile del rapporto, che studia i bilanci di 62 banche commericali (32 in Europa, 13 negli Usa e 17 in Giappone) sul decennio 1999-2008 e, per gran parte di esse, sul 2009.

ITALIA PIÙ SOLIDA

A far guardare con maggiore ottimismo alle banche italiane è la composizione dei loro attivi, di qualità superiore secondo i dati del rapporto di R&S Mediobanca.

A fronte di un grado di copertura dei crediti dubbi che in Italia rimane storicamente più basso - 40,8% nel 2009 contro il 51,4% europeo e l'86,2% degli Usa - tali crediti a rischio sono aumentati solo del 50,2% nel 2009 contro il +54,5% europeo e il +76,5% degli Usa. Risultato: nell'ultimo esercizio le svalutazioni su crediti dubbi in Italia sono risultate pari al 25% sui ricavi, contro il 28% della media europea e il 36,5% degli Usa. Il 19,4% di Intesa Sanpaolo (ISP.MI: Quotazione) e il 30% di Unicredit (CRDI.MI: Quotazione) si confrontano con il 75% della britannica Lloyds (LLOY.L: Quotazione), il 47% di Royal Bank of Scotland (RBS.L: Quotazione), il 40% di Commerzbank (CBKG.DE: Quotazione).

Altro fattore che il rapporto sottolinea è la scarsa dipendenza delle banche italiane dagli utili da trading: in media il 3% dei ricavi complessivi nel 2009 contro il 12,4% a livello continentale. Le due big italiane, Unicredit e Intesa realizzano meno del 5% dei propri ricavi da trading, contro, ad esempio, quasi il 39% di Credit Suisse CSGN.VX, il 26% di Deutsche Bank, (DBKGn.DE: Quotazione) il 25% di Credit Agricole (CAGR.PA: Quotazione), il 24% di Barclays (BARC.L: Quotazione).

Dagli stati patromoniali emerge un'altra peculiarità, che riguarda la distribuzione degli impieghi. Per le banche italiane quasi il 64% è a favore dei clienti (imprese e privati) contro il 44% della media europea. Unicredit e Intesa impiegano circa il 60% dei loro attivi a favore dei clienti, cifra che sale fino all'80% nel caso di Ubi Banca (UBI.MI: Quotazione). Dall'altra parte ci sono banche come Deutsche Bank e Credit Suisse che "riservano" alla clientela rispettivamente meno del 20% e meno del 25% dei loro impieghi: il resto va soprattutto nel trading.   Continua...