PUNTO 1-Pirelli non vede cedola extra, Rosneft a 5% circa prima di offerta -fonti

mercoledì 25 marzo 2015 16:09
 

(Aggiunge analista, background, aggiorna quotazione)

MILANO, 25 marzo (Reuters) - Il passaggio di Pirelli ai cinesi di ChemChina avverrà con un occhio di riguardo ai conti della società che, in prospettiva, è destinata a farsi carico del debito contratto per finanziare parte dell'acquisizione. Anche per questo la società non pensa a un dividendo straordinario sui conti 2014 mentre si rinuncerà al delisting se il valore dell'eventuale recesso dopo l'opa da 7,3 miliardi dovesse superare i 15 euro.

Lo riferiscono due fonti a diretta conoscenza della situazione. L'ipotesi di una maxi cedola, che avrebbe reso più appetibile l'offerta, era circolata ieri nelle sale operative (qualcuno ipotizzava fino a 1,5 euro) ma "non c'è questa intenzione", dice una delle fonti. La proposta di dividendo verrà vagliata dal cda del 31 marzo. Lo scorso anno erano stati distribuiti 0,32 euro per azione e il consensus per quest'anno è di 0,35-0,40.

Non è stato possibile avere un commento immediato da Pirelli.

Dalle pieghe dell'accordo emerge anche che il gruppo russo Rosneft, entrato poco più di un anno fa con una quota indiretta del 13% pagata 500 milioni, reinvestirà poco oltre 400 milioni degli oltre 900 incassati nella nuova struttura, secondo due fonti. "La sua quota si diluirà attorno a 5% preofferta", dice una delle fonti, per risalire a un massimo di 18% nel caso di adesioni totali all'opa. Nessun commento da Rosneft.

Camfin, che controlla il 26,2% di Pirelli, incasserà quasi 1,9 miliardi dalla vendita a ChemChina, che verranno divisi tra Rosneft e i soci italiani (Nuove Partecipazioni, Intesa e Unicredit ). Il reinvestimento dei soci italiani sarà attorno a 750 milioni di euro, lasciando spazio a una discesa del debito Camfin, secondo le fonti.

Nel complesso, i soci delle holding a monte di Pirelli investiranno 1,15 miliardi al netto delle obbligazioni Camfin in circolazione che dovrebbero essere riacquistate, mentre ChemChina porterà 2,2 miliardi circa. La somma restante per arrivare all'esborso massimo previsto per l'offerta, 7,3 miliardi, verrà dal finanziamento di JP Morgan e, una volta accorciata la catena societaria, porterà il debito della Bicocca a circa 5 miliardi dagli attuali circa 1,1 miliardi.

L'operazione prevede, infatti, dopo l'opa a 15 euro per azione, il delisting della società per procedere più speditamente allo scorporo della divisione gomme industriali con la cinese Aeolus, controllata da ChemChina. "Un debito a 5 miliardi è molto alto, ma se il mercato dei capitali e i tassi restano a questi livelli è sostenibile", osserva un analista di una primaria banca italiana.

L'idea sarebbe di far cassa vendendo alcune partecipazioni non core (Mediobanca, Prelios, Grandi Stazioni) che potrebbero essere valorizzate a circa 500 milioni di euro, mentre il vero colpo per abbattere il debito sarebbe l'ipo della Pirelli "premium", secondo le fonti probabilmente a Londra.   Continua...