20 marzo 2015 / 14:03 / 3 anni fa

Carige, calo fardello sofferenze obiettivo prioritario - Montani

di Andrea Mandalà

MILANO, 20 marzo (Reuters) - Banca Carige si pone tra gli obiettivi prioritari della propria strategia di turnaround l‘ottimizzazione del rischio del portafoglio crediti, e in assenza di una bad bank di sistema conta di agire in autonomia con operazioni straordinarie di cessioni di sofferenze.

Lo ha sottolineato l‘AD Piero Montani nel corso della conference call sul piano industriale.

“Quello sui crediti deteriorati è un obiettivo importantissimo. Non si può prescindere da una pesante riduzione di questo fardello”, ha detto Montani.

Il piano prevede nel 2016 la cessione pro-soluto di un portafoglio di 1-1,5 miliardi di euro con una minusvalenza lorda stimata tra i 150 e i 200 milioni di euro.

L‘obiettivo è quello di ridurre l‘incidenza dello stock di sofferenze sui crediti netti al 4,7% nel 2019 dal 5,4% del 2014.

“Abbiamo pensato anche a ricorrere alla bad bank che però ad oggi purtroppo non c‘è”, spiega Montani.

Sempre sul fronte del credito, oltre alle cessioni di Npl, Carige vuole creare delle partnership per accelerare i tassi di recupero dei crediti.

DA CESSIONE CREDITIS, PONTI STIMA INCASSO 190 MLN

Secondo quanto previsto nel capital plan presentato alla Bce, un contributo al rafforzamento patrimoniale è atteso anche dalla vendita delle attività di credito al consumo Creditis, del private banking Banca Cesare Ponti e dalla dismissione di altre partecipazioni di minoranza.

Da queste cessioni la banca stima un incasso di 190 milioni, mentre dalle vendite sul portafoglio real estate le previsioni sono di una plusvalenza lorda di circa 50 milioni.

AUMENTO CAPITALE PIU’ CORPOSO PER RISPETTO VINCOLI BCE

L‘AD ha spiegato che la decisione di incrementare l‘importo dell‘aumento di capitale a 850 milioni rispetto all‘iniziale ipotesi di 700 milioni trae origine dal vincolo imposto dalla Bce di raggiungere un livello minimo di Cetl dell‘11,5% entro luglio, dopo lo shortfall da 814 milioni emerso dagli esercizi europei di fine ottobre.

Con l‘importo originario di 700 milioni il Cet1 della banca sarebbe salito all‘11,8% (dall‘8,7% di fine 2014), già sopra il target minimo. Tuttavia un buffer patrimoniale più robusto permette di affrontare le operazioni di cessioni previste con maggiore tranquillità e con più forza contrattuale, ha argomentato Montani.

“Abbiamo previsto operazioni di cessione per cui il tempo potrebbe giocare un ruolo non favorevole, tanto più se le facciamo in condizione di sudditanza”, dice Montani.

Parlando in particolare del piano di cessione degli Npl “non bisogna dimenticare che quanto più strutturati patrimonialmente ci si presenta a questi tavoli tanto meno è difficile portare a casa qualche vantaggio in più”, dice.

Montani ha ricordato che il livello di Cet1 indicato dalla Bce deriva dai dati di bilancio statico a fine 2013 “il peggior bilancio che la banca poteva fare nella sua storia”.

“Siamo stati colpiti dal trattamento ricevuto dalla Bce ma i numeri della banca a settembre erano molto deboli e la situazione difficile”, dice.

“Mi auguro che facciamo gli stress test il prima possibile, se l‘avessimo fatto quest‘anno saremmo andati meglio”.

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