1 ottobre 2014 / 16:39 / 3 anni fa

Banche, redditività ancora spina nel fianco in Italia - F. Rosselli

MILANO, 1 ottobre (Reuters) - Il sistema bancario italiano è solido ma continua a soffrire di una bassa redditività, una struttura dei costi ancora non efficiente e una scarsa qualità del credito, effetto della lunga crisi.

E' la fotografia del settore bancario italiano che emerge nel rapporto della Fondazione Rosselli che si concentra, come di consueto, sulla banca commeriale territoriale, modello peculiare dell'industria bancaria e finanziaria italiana.

Guardando alla situazione in tutta Europa, le analisi del rapporto mettono in evidenza un calo dei ricavi per effetto dell'andamento del margine di interesse ma che, nel caso delle banche della periferia dell'eurozona, non è stato compensato da un aumento della produttività e un sufficiente calo dei costi.

Quest'ultimi, con riferimento in particolare ai costi del personale, dopo la forte diminuzione avvenuta nei primi anni 2000 con l'introduzione dei servizi Internet, hanno frenato la discesa. Il risultato è che nei paesi cosiddetti 'Piigs' (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) la redditività operativa è scesa allo 0,8% nel 2012, sotto il livello dell'1,2% dei paesi 'non Piigs'.

Tra le ricette più efficaci per ottenere una maggiore produttività è quella di ricorrere a fusioni e acquisizioni, tema che, secondo molti osservatori, potrebbe tornare alla ribalta nel breve-medio periodo dopo l'esito degli Aqr e Stress test della Bce di fine ottobre.

"Se parte una nuova ondate di fusioni, l'importante è che siano 'vere' fusioni che possano portare ad una riduzione dei costi e economie di scala", sottolinea Donato Masciandaro, curatore del rapporto insieme a Giampio Bracchi.

RETE SPORTELLI ITALIA SOVRADIMENSIONATA

Il tema della redditività è strettamente legato alla razionalizzazione degli sportelli e al miglioramento della qualità del credito.

Sul primo punto, dopo il boom degli sportelli avvenuta in seguito alla liberalizzazione nel 1990 (+50% nel giro di venti anni a 34.000 nel 2008) la rete ha iniziato a registrare una riduzione strutturale con l'acuirsi della crisi fino ad una tasso di crescita negativo a partire dal 2008.

Particolarmente attive sono state le grandi banche che hanno messo in campo intense campagne di vendita di filiali (-19,4% nel quinquennio 2008-2013) a fronte di una tendenza di lieve crescita per le medie e piccole banche (+7,3%).

Su questo fronte il rapporto conclude che, includendo Bancoposta, il sistema italiano risulta tuttora sovradimensionato rispetto ai principali paesi europei con un numero di sportelli attorno a 80 per ogni 100.000 abitanti. Solo la Spagna supera l'Italia per capillarità della rete (poco mendo di 100 sportelli ogni 100.000 abitanti) mentre la Germania è poco sopra 40.

L'operazione di razionalizzazione degli sportelli bancari, spiega il rapporto, deve realizzarsi passando da una logica di "giurisdizione territoriale", cioè di prossimità geografica con i clienti a un criterio di "competenze socio-demogarfiche", ovvero di specializzazione di servizi offerti ln base alle caratteristiche di clienti e di sinergie tra canali fisici e virtuali.

CON CRISI LA DOMANDA DI BUON CREDITO NON RIPARTE

Nel biennio 2013-14, per effetto del rafforzamento patrimoniale delle banche italiane e l'abbondante liquidità a basso costo messa a disposizione dalla Bce, il razionamento dell'offerta di credito si è allentato. Tuttavia in un'economia in deflazione e senza investimenti, la domanda di buon credito delle imprese non è ripartita.

"In un paese in recessione c'è una maggiore domanda di cattivo credito. Il problema del credit crunch non è un problema di offerta, ma di qualità della domanda e di ripresa dell'economia", spiega Bracchi.

Non è tuttavia solo un problema italiano. I dati del rapporto, per quanto riguarda il credit crunch alle Pmi, mostra che anche negli altri Paesi Piigs, ancor più che in Italia, nel triennio agosto 2011-agosto 2014, successivo alla crisi del debito sovrano, e nonostante gli interventi Bce, il credito alle imprese si è drasticamente ridotto: -33% in Spagna ed Irlanda, - 22% in Portogallo e -16% in Grecia. Il credito ha invece tenuto nel periodo nei Paesi core dell'eurozona, Francia inclusa.

In Italia, secondo i dati Bce, i crediti alle imprese ad agosto 2014 erano pari a 826 miliardi, con un calo del 9% rispetto ai 911 miliardi di tre anni prima.

(Andrea Mandalà)

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