Banche popolari importanti, restano temi governance, patrimonio-Bankitalia

venerdì 22 febbraio 2013 17:00
 

BERGAMO, 22 febbraio (Reuters) - Le banche popolari italiane possono svolgere un ruolo rilevante nell'offerta di finanza al servizio dell'innovazione e della crescita delle imprese, ma devono compiere ulteriori progressi su qualità del credito e patrimonio e ragionare su un modello di governance più coerente con i meccanismi e le esigenze del mercato.

Lo dice il vice direttore generale di Bankitalia, salvatore Rossi, in un discorso preparato per il convegno organizzato a Bergamo da Icbpi e Anbp sulle banche popolari.

"Le 37 banche popolari italiane costituiscono un comparto di assoluto rilievo del nostro sistema bancario. A giugno dello scorso anno detenevano un quinto dell'attivo dell'intero sistema", spiega Rossi.

"La tradizionale capacità delle banche popolari di sostenere le economie locali, in particolare le piccole e medie imprese, ha trovato conferme in questi anni difficili: nel periodo 2008-2012 esse hanno accresciuto i crediti alle imprese di oltre l'1 per cento in media d'anno, contro una sostanziale stabilità per il complesso del sistema; hanno potuto farlo anche grazie a una più ampia base di provvista al dettaglio", ha proseguito.

Tuttavia Rossi rileva due punti problematici per le banche popolari: qualità del credito e patrimonio.

"Alla fine dello scorso anno - spiega - il rapporto tra le partite deteriorate e il totale dei prestiti oltrepassava, per l'intero sistema, il 13%", illustra Rossi.

Per ciò che riguarda il patrimonio, nonostante i recenti progressi, i ratio patrimoniali restano al di sotto di quelli medi del sistema: il Core Tier 1 oltrepassa il 9% per le banche popolari ma si confronta con il 10,4% del sistema bancario nel suo complesso.

Infine resta d'attualità il tema della governance. "La forma cooperativa può rendere meno facile irrobustire il capitale di un'impresa quando occorra, il che pone un problema particolarmente delicato se quell'impresa è una banca", spiega Rossi. E per le banche popolari quotate "la rigida applicazione di alcuni tratti del modello cooperativo può affievolire gli incentivi al controllo della base sociale, rendere il management autoreferenziale, causare ingerenze nelle scelte aziendali da parte di minoranze organizzate, ostacolare l'ingresso di nuovo capitale".

Rossi ricorda come, a questo proposito, alcune novità sono state introdotte dal decreto sviluppo come l'innalzamento del tetto al possesso azionario all'1% dallo 0,5% e la possibilità di prevedere un limite più alto, fino al 3%, per le fondazioni in caso di aggregazione.   Continua...