25 luglio 2012 / 17:54 / 5 anni fa

SINTESI - Bpm, piano è una rivoluzione, rivoltiamo banca - AD

(Unisce pezzi, aggiunge conferenza stampa)

di Andrea Mandala

MILANO, 25 luglio (Reuters) - Il piano industriale al 2015 di Pop Milano ha degli obiettivi ambiziosi in un contesto di mercato difficile e rappresenta per la storia della banca una svolta epocale.

Per implementarlo è necessario l‘appoggio di tutte le componenti dell‘istituto, in primo luogo i sindacati che, pur nel loro ruolo, sono disposti a collaborare con il management per il rilancio della banca.

E’ quanto ha detto il presidente del Consiglio di gestione dell‘istituto, Andrea Bonomi, nel corso della presentazione alla stampa del piano industriale centrato sulla semplificazione societaria e taglio dei costi al termine del quale l‘utile netto consolidato dovrebbe attestarsi a circa 270 milioni.

“E’ un piano sfidante in un contesto di mercato difficile che è possibile realizzare con il lavoro di tutti”, ha detto Bonomi.

“E’ uno sforzo ciclopico per cambiare pelle. Con il piano c‘è una rivoluzione, stiamo rivoltando la banca”. ha aggiunto il presidente.

Bonomi ha ricordato che gli interventi previsti sul personale interesseranno circa 3.000 risorse su un totale di circa 8.500 e di cui 700 verranno incentivati all‘esodo utilizzando il Fondo di solidarietà mentre la restante parte riallocate.

Complessivamente, nell‘ambito della semplificazione organizzativa prevista dal piano, sono stati individuati circa un migliaio di esuberi, risorse che la banca pensa in gran parte di recuperare all‘interno del nuovo assetto territoriale più snello.

“Se questo piano viene capito e aiutato dai sindacati nazionali e locali, dalle associazioni interne e da chi lavora in banca, Bpm diventa una banca di eccellenza, se non la migliore tra le migliori”, secondo Bonomi.

Il tema costi è stato storicamente una vera spina nel fianco dell‘istituto che, secondo gli analisti, è quello che, nel panorama italiano, presenta il più alto potenziale di riduzione, ma le resistenze soprattutto dei sindacati interni riuniti nell‘Associazione Amici della Bpm hanno spesso ostacolato interventi incisivi.

L‘obiettivo è quello di arrivare ad una riduzione strutturale del costo del lavoro di 70 milioni, evitandone la crescita inerziale (stimata in 59 milioni) e raggiungere così il target al 2015 di un costo di 640 milioni, in calo del 10% sul 2011.

Bonomi ha ipotizzato che all‘interno dell‘istituto “ci sono molti che avrebbero preferito un cambiamento più lento e concordato”, ma ha sottolineato che le azioni sui costi sono “inevitabili ed essenziali” e che, anche alla luce della situazione attuale dei mercati, lasciano poco spazio a trattative e discussioni.

Tuttavia, ha aggiunto “in questo momento le indicazioni sono che il sindacato è disposto, facendo il proprio ruolo, a lavorare con noi per il rilancio della banca”.

L‘AD, Piero Montani ha detto che punterà a chiudere gli accordi con i sindacati entro l‘esercizio in corso in modo da potere scaricare sul bilancio 2012 i costi della ristrutturazione stimati a circa 180-200 milioni.

Sul tavolo delle trattative ci sarà anche la revisione del contratto aziendale, ma sempre all‘interno della cornice del contratto nazionale, hanno ricordato i vertici.

PIANO STAND-ALONE, BANCA UNICA PER META’ 2013

Nel corso dell‘incontro i vertici dell‘istituto hanno sottolineato che il piano è stand-alone.

“Il piano industriale non include nessuno scenario di aggregazione”, ha detto Bonomi ricordando che “l‘indipendenza della Popolare di Milano è una cosa che sta a cuore a tutti i soci e a tutti quelli che lavorano nella banca”.

In ogni caso, ha sottolineato Bonomi, la banca deve lavorare per presentarsi in futuro ad eventuali tavoli di trattative in una “posizione di forza e non di debolezza”.

La semplificazione societaria prevede la creazione di una banca unica, commerciale, attraverso l‘integrazione in Bpm delle controllate Banca di Legnano, Banca Popolare di Mantova e la società di credito al consumo ProFamily, valorizzandone i marchi.

La banca stima che le operazioni di fusione saranno concluse “entro metà 2013”, ha spiegato l‘AD.

Incerto invece il futuro di Webank, la banca multi-canale per la quale rimangono aperte le opzioni di valorizzazione o integrazione in Bpm.

BANCA PUNTA A RIMBORSO TREMONTI BOND A INIZIO 2013

L‘AD ha confermato l‘obiettivo di potere eliminare la gran parte delle maggiori ponderazioni richieste dalla Banca d‘Italia per il calcolo dei coefficienti patrimoniali entro l‘anno.

Una volta ottenuta l‘autorizzazione di Banca d‘Italia all‘eliminazione dei cosidetti‘add-on’, l‘istituto potrà procedere al rimborso dei Tremonti bond che dunque, potenzialmente, potrà avvenire anche a inizio 2013.

“Entro l‘anno potremmo chiedere alla Banca d‘Italia la rimozione degli add-on”, ha detto l‘AD spiegando questo consentirebbe al Core Tier 1 di guadagnare l‘1,7%, rendendo più vicino l‘obiettivo del piano del 9%.

Il pagamento dei Tremonti bond da 500 milioni di euro avrà un impatto negativo sul Core Tier 1 dell‘1,3% mentre l‘evoluzione del business dovrebbe contribuire positivamente per lo 0,6%.

Ulteriori benefici sui coefficienti patrimoniali, e non calcolati nel target del piano, potrebbero giungere dall‘ottimizzaione degli RWA (grazie ad un eventuale passaggio ai modelli i modelli interni) così come da eventuali cessioni di asset su attivi non strategici, quali portafogli impieghi, partecipazioni di minoranza o portafoglio fondi.

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