28 novembre 2013 / 16:33 / 4 anni fa

PUNTO 1-Mps, impegno banche pre-underwriting aumento scade a gennaio

(Aggiunge dettagli)

MILANO/ROMA, 28 novembre (Reuters) - Le banche che hanno formato il consorzio di garanzia per l‘aumento da 3 miliardi della banca Mps vedono una buona finestra per fare l‘operazione in gennaio e per questo hanno firmato un accordo di pre-underwriting che scade alla fine di gennaio.

Lo si legge nella relazione del cda della banca per l‘assemblea straordinaria del 27 dicembre pubblicata sul sito di Mps.

“Il pre-underwriting agreement ha una durata sino al 31 gennaio 2014”, si legge nella relazione.

“La sottoscrizione dell‘accordo di pre-underwriting evidenzia la fiducia delle banche che saranno parte del consorzio di garanzia nel percepire una buona opportunità di mercato qualora l‘operazione fosse avviata entro la fine di gennaio; la scadenza a tale data del rispettivo impegno ne fornisce ampia evidenza”, spiega il cda nella relazione.

Per questo, pur avendo diverse finestre per lanciare un aumento entro il 2014, la banca ha detto di preferire una operazione che possa chiudersi entro il primo trimestre.

“A partire da tale data [fine gennaio] infatti, in assenza della sottoscrizione di un accordo di garanzia, l‘impegno delle banche risulterebbe venuto meno”, spiega ancora la relazione dicendo che in tal caso si sarebbe dovuto riformare il consorzio di garanzia.

Il lancio dell‘operazione a gennaio crea problemi al primo azionista della banca Mps, la Fondazione, che ancora controlla circa il 34% del capitale, ma ha debiti con le banche per 350 milioni e non può coprire la sua parte di aumento. In teoria avrebbe la possibilità di bloccare la delibera nell‘assemblea dopo Natale e finora “ha preso atto, riservandosi ogni determinazione” della decisione del cda di lanciare subito l‘aumento.

In realtà, sembra spiegare il cda, non ci sono molte alternative.

Se non parte a gennaio, le banche che oggi sono disponibili a coprire comunque con 3 miliardi tutta l‘operazione non ci stanno. Poi il cda spiega altre ragioni di contesto.

Altre banche hanno “necessità di effettuare operazioni di rafforzamento di capitale che - qualora fosse ritardato l‘avvio dell‘operazione - potrebbero essere concorrenti e contemporanee all‘operazione prospettata”, con un ingolfamento che ridurrebbe le possibilità di successo.

Poi c‘è un rischio di overhanging, cioè un‘elevata quantità di diritti di opzione sul mercato se l‘aumento partisse dopo la scadenza della cedola 2013 per il Tesoro, per la quale Mps pervede di usare il cash dell‘aumento per evitare di far entrare il ministero nel capitale.

Infine, tra gli elementi a sostegno della scelta del timing a gennaio, c‘è l‘incombente asset quality review “ad oggi incerto in numerosi aspetti di dettaglio, che potrebbe avere conseguenze in merito all‘avvio di operazioni di rafforzamento di capitale” e anche “lo scenario politico e macroeconomico nazionale e internazionale” ancora ad elevata incertezza.

Finora solo l‘azionista francese Axa, che ha il 4% circa di Mps, ha detto che coprirà l‘aumento per la sua quota.

Nella relazione si chiarisce anche che Mps per l‘intero periodo del piano “non pagherà cedole di strumenti di capitale ibridi a meno che non sussista un obbligo legale o contrattuale di procedere a tali pagamenti anche in assenza di profitti distribuibili”.

Inoltre sarà possibile rimuovere il vincolo al pagamento dei dividendi richiesto dalla Commissione Europea, “subordinatamente al completamento dell‘aumento di capitale in linea con quanto previsto dal piano di ristrutturazione”.

(Silvia Aloisi, Stefano Bernabei)

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