Entertainment&Media, +3,5% annuo al 2017,ancora dura per editoriali-Pwc

martedì 17 settembre 2013 14:56
 

MILANO, 17 settembre (Reuters) - L'industria dei media e dell'intrattenimento in Italia registrerà una crescita media del 3,5% annuo tra 2013 e 2017 per arrivare a un totale di 56,2 miliardi, per lo più dovuta a un aumento della spesa dei consumatori finali (+3,8% annuo a 49,1 miliardi, soprattutto per servizi internet e in mobilità) e solo in piccola parte legata a un incremento della pubblicità (+1,4% annuo a 7,1 miliardi).

E' la stima elaborata dal rapporto annuale di PricewaterhouseCooper che conferma il trend generale indicato nell'edizione dello scorso anno per il periodo 2012-2016, ma con un ulteriore miglioramento dei settori Internet e giochi da un lato e un acuirsi della crisi dei media tradizionali dall'altro.

Peggiorano infatti le stime per libri (-1,9% annuo), quotidiani (-4,2% il fatturato complessivo e -9,3% la pubblicità) e periodici (-5,8% i ricavi, -4,2% la raccolta), mentre per la Tv è atteso un debole +2% annuo (+2,9% la pubblicità) a fronte del +2,7% stimato nel 2012 fino al 2016.

"Quotidiani e periodici - ha spiegato Andrea Samaja, responsabile per Pwc del settore Entertainment & Media - soffrono soprattutto per un cambiamento delle modalità di consumo dettate dall'avvento del digitale che ha messo in discussione lo stesso ruolo dell'editore. I libri risentono invece di un approccio più consapevole dei consumatori che hanno iniziato a valorizzare l'usato".

Secondo Samaja i gruppi editoriali italiani attivi nella carta stampata "stanno finalmente mostrando una capacità reattiva" alle trasformazioni in corso, avviando processi di riorganizzazione interna e sviluppando prodotti in grado di seguire i clienti su più piattaforme. Questo non garantirà la sopravvivenza di tutte le aziende: "Modelli nuovi e flessibili non sono ancora stati realizzati, nei prossimi anni si soffrirà ancora ed esiste il rischio che alcuni operatori più piccoli, condizionati anche dalle difficoltà di finanziarsi, possano diventare prede di acquisizioni o soccombere", ha spiegato.

Il mondo della Tv appare ancora meno dinamico perchè - dice il consulente - la consapevolezza che fosse in atto una crisi strutturale e non solo ciclica è arrivata più tardi. "Vero è che la Tv non crescerà, ma non subirà neanche un tracollo: in teoria un operatore può anche decidere di mantenere un'indentità più tradizionale, senza trasformarsi in media company per seguire un'audience sempre più frammentata e accettando un inevitabile ridimensionamento".

(Claudia Cristoferi)

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