Mediobanca, rosso 2012-13 per 179,8 mln dopo svalutazioni, non dà dividendo

martedì 17 settembre 2013 13:23
 

MILANO, 17 settembre (Reuters) - Mediobanca chiude l'esercizio 2012-13 con una perdita netta di 179,8 milioni di euro a causa delle svalutazioni, per 404 milioni, effettuate con il passaggio di tutte le partecipazioni, tranne Generali , al comparto dei titoli disponibili per la vendita, in linea con quanto già annunciato a fine giugno con il piano 2014-16.

"In adesione alle raccomandazioni di Banca d'Italia e pur in presenza di indici di capitale robusti" non sarà distribuito alcun dividendo, spiega una nota.

L'esercizio scorso si era chiuso con un utile di 80,9 milioni e la distribuzione di una cedola di 5 centesimi.

Il Core Tier 1 si è attestato all'11,7% contro l'11,5% di fine giugno 2012 e il 12% di fine marzo 2013. L'istituto ha concluso il processo di deleveraging con le attività a rischio ponderate in calo del 5% a 52,4 miliardi.

I ricavi sono scesi nel complesso del 12% a 1,6 miliardi, frutto di una sostanziale stabilità del segmento Retail & Consumer Banking (+2% a 870 milioni) e della maggiore volatilità del Corporate (-27% a 600 milioni).

Il margine di interesse è sceso del 3,9% a 1,03 miliardi con una ripresa dell'8% nel quarto trimestre rispetto a quello precedente. Il fixed income ha penalizzato i proventi da negoziazione (-36,7% a 168,9 milioni), mentre le commissioni nette sono scese del 15,3%. In calo i costi di struttura del 4% a 756,9 milioni, di cui 384 milioni per il personale (-2%).

Le rettifiche sono cresciute dell'8,2% a 506,5 milioni con indici copertura per crediti deteriorati e sofferenze che salgono rispettivamente al 45% e al 66%.

La banca ha riconfermato l'obiettivo di ridurre l'esposizione azionaria, oggi a 4,1 miliardi, di 1,5 miliardi nel triennio del piano. Il passaggio al comparto Afs delle partecipazioni ha comportato perdite su Telco per 319,7 milioni e su Rcs MediaGroup per 38,5 milioni, mentre per Gemina e Pirelli utili rispettivamente di 23 e 65,6 milioni. Svalutate anche alcune partecipazioni non quotate come Burgo (-44,8 milioni) e Sintonia (-33,4 milioni).

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