14 maggio 2012 / 15:22 / tra 5 anni

SINTESI-Iren,su cedola ed emolumenti spaccatura fra comuni emiliani e Genova

* Assemblea approva cedola a 0,013 euro, non passa richiesta raddoppio a 0,026

* Vota contro Fsu a causa del no di Genova, Torino favorevole

* Delrio: “Fra Iren e Acegas-Aps contatti, ora bisogna guardare ai numeri” (Riscrive e aggiunge dichiarazioni manager)

di Giancarlo Navach

REGGIO EMILIA, 14 maggio (Reuters) - Il dividendo e gli emolumenti ai manager spaccano il fronte degli azionisti di Iren , finora compatto, che per la prima volta in assemblea hanno votato in maniera diversa: da un lato Torino e Genova per il mantenimento della cedola decisa dal Cda pari a 0,013 euro per azione relativa all‘esercizio 2011 e contrari alla revisione degli stipendi dei vertici; dall‘altro i comuni emiliani, con in testa Reggio Emilia, Parma e Piacenza, favorevoli a un raddoppio del dividendo fino a 0,026 euro e a una riduzione degli emolumenti.

Gazie al voto compatto di Fsu, la finanziaria che raccoglie le azioni di Genova e Torino, detentore del 35,9% del capitale di Iren, l‘assemblea ha confermato la proposta di un monte dividendi di 16,6 milioni, così come ha respinto l‘indirizzo chiesto dai sindaci emiliani di ridurre fino a 295 milioni i compensi dei supermanager che guidano la multiutility.

“Siamo delusi è stata un‘occasione sprecata perché bisognava dare un segnale ai piccoli azionisti. Torino era d‘accordo con noi, ma Fsu non ha voluto cambiare idea per l‘intrasigenza di Genova. E anche sugli emolumenti è stata un‘occasione persa, comn Fsu che ha votato contro. Dare un dividendo simbolico non ha senso, meglio non darlo per niente”, ha sottlineato il sindaco di Reggio Emilia, nonchè presidente dell‘Anci, Graziano Delrio, visibilmente contrariato dell‘esito dell‘assemblea.

Nel corso della riunione, a formalizzare la proposta di incremento della cedola è stato il sindaco di Scandiano, Alessio Mammi, presidente del subpatto dei soci dei 45 comuni del reggiano, compreso il capoluogo, pari al 12,2% del capitale della utility: “Alla luce di quello che sarà il primo trimestre, Iren dovrebbe chiudere il 2012 con un utile netto di 80-90 milioni di euro. Per questa ragione, partendo dal presupposto che la società non è di proprietà dei sindaci e che non lo facciamo per rimpinguare le casse con un possibile aumento dei dividendi, ritieniamo che la nostra proposta stia in piedi da un punto di vista finanziario”.

“Fsu ha votato in modo unico e non ne farei un dramma”, ha così commentato l‘esito del voto il presidente, Roberto Bazzano, che ha cercato di sminuire la portata del dissenso fra i soci. E anche sul tema della riduzione degli emolumenti, Bazzano ha sottolineato che i manager si sono già abbassati lo stipendio del 10% due anni fa e che di questo tema bisogna parlarne in situazioni più documentate. Su questi temi, il rappresentate di Fsu non ha mai preso la parola in assemblea.

Gli strali del sindaco di Reggio, tuttavia, non si sono solo concentrati sulla politica dei dividendi, ma anche sulla gestione della società che, a suo dire, negli ultimi anni ha investito tanto, facendo aumentare troppo l‘indebitamento che adesso deve rientrare. Come? Attraverso l‘accelerazione della cessione degli asset non più strategici. Secondo il sindaco, si potrebbe quindi ridurre la partecipazione di Iren sia in Olt, il rigassificatore che sta per partire al largo di Livorno insieme al colosso dell‘energia tedesca E.On sia nella stessa Edipower. In questa società Iren detiene il 21%, A2A il 56% con un sistema di put and call incrociate che consente l‘uscita dei soci minori a favore di A2A. “Non sarebbe un dramma scendere in queste due società”, ha detto.

“Abbiamo fatto troppi investimenti negli ultimi anni, inoltre Iren ha un sistema di governance ancora troppo barocco, bisogna arrivare a decisioni più rapide, presentando un piano industriale focalizzato sui nostri asset”, ha concluso Delrio,

Bazzano gli ha risposto, sottolineando che la società “ha un piano di dismissioni di oltre 300 milioni nel 2012, come la vendita di partecipazioni e non solo dismisssioni tout court, tutto questo va poi modulato con un calo degli investimenti”.

A incrementare le tensioni fra gli azionisti anche la questione aperta del mancato pagamento di bollette da parte del comune di Torino a Iren per una somma di 259 milioni, pari a poco meno del 10% dei ricavi di tutto il gruppo. “Il debito di Torino è certamente un tema, ma c‘è anche un piano di rientro che si era interrotto”, ha spiegato Delrio.

Infine, il tema aggregazioni in particolare con la società di Padova e Trieste Acegas-Aps. Secondo Delrio, ci sono contatti fra Iren e altre aziende, compresa Acegas. “Adesso però occorre guardare ai numeri”.

Per Bazzano, invece, “fra Iren e Acegas-Aps non c‘è ancora un dossier aperto, ci sono solo colloqui fra gli azionisti”.

(via Redazione Milano, reutersitaly@thomsonreuters.com, +39 02 66129518, Reuters messaging: giancarlo.navach.reuters.com@reuters.net) Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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