September 8, 2011 / 3:58 PM / 6 years ago

UniCredit,domani summit vertici-fondazioni,aleggia aumento-fonti

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di di Gianluca Semeraro

MILANO, 8 settembre (Reuters) - L'incontro di domani tra il presidente di UniCredit Dieter Rampl, l'AD Federico Ghizzoni e i rappresentanti delle fondazioni azioniste servirà a fare una ricognizione sulla situazione dei mercati e le ripercussioni sull'operatività della banca e sullo stato di avanzamento del piano industriale.

E' quanto riferiscono alcune fonti vicine alla situazione che ribadiscono l'ordinarietà della riunione che si tiene periodicamente ed è programmata da tempo.

Sullo sfondo aleggia l'eventualità che UniCredit - unica banca tra le big italiane a non aver ancora preso questa decisione - possa essere costretta a varare un aumento di capitale per rafforzare ulteriormente il proprio patrimonio.

Il tema si incrocia inevitabilmente con quello del piano industriale e non è escluso - secondo una delle fonti - che possa essere sollevato da uno dei partecipanti alla riunione.

Ghizzoni qualche giorno fa ha dichiarato che una decisione su un eventuale aumento verrà presa entro la fine dell'anno, ma ha anche ribadito che la banca - che a fine giugno aveva un Core Tier 1 del 9,12% - è "sufficientemente patrimonializzata". Peraltro negli ultimi tre anni UniCredit ha già chiesto ai soci e al mercato circa 7 miliardi con l'operazione 'cashes' del 2009 e l'aumento di capitale del 2010.

Se la situazione attuale del mercato non appare la più favorevole per un'operazione di ricapitalizzazione, la banca deve fare però i conti con le pressioni dei regolatori che spingono per la messa in sicurezza dei ratio patrimoniali. A questo proposito sarà importante verificare la nuova normativa, attesa entro fine anno, sulle Sifi - le banche di interesse sistemico - che potrebbe prevedere requisiti più severi.

"Si tratta di incontri già programmati. Se ne fanno cinque o sei l'anno. E' uno scambio di vedute", dice una seconda fonte. Una terza fonte segnala come temi della riunione la situazione dei mercati, profondamente mutata dall'ultimo incontro di inizio luglio, e il piano industriale in corso di preparazione. "Ma non ci sarà alcuna decisione su nessun tema", precisa.

Due delle fonti sono d'accordo nel definire invece "prematura" allo stato qualunque discussione sul rinnovo del Cda, che scade con l'assemblea di bilancio della prossima primavera.

La posizione di Ghizzoni, nominato appena un anno fa al posto di Alessandro Profumo, non appare in discussione mentre ci si interroga sull'eventuale conferma di Rampl alla presidenza.

Una delle fonti fa notare come in questa fase delicata dei mercati finanziari non sembri "opportuno" un nuovo cambio al vertice dopo l'avvicendamento Profumo-Ghizzoni dell'anno scorso e questa è una delle riflessioni che sta maturando presso le fondazioni azioniste insieme alla difficoltà di trovare un sostituto che abbia un adeguato profilo internazionale. L'eventuale scelta di confermare Rampl potrebbe tuttavia scontrarsi con l'effettiva volontà del banchiere tedesco di restare.

Lui stesso a metà giugno aveva dichiarato: "quando sarà il momento la più importante domanda sarà se voglio restare o no", per poi aggiungere che "se sarà così decideremo sulla base di ciò che è più importante per la banca e non nell'interesse di qualche singola persona o azionista".

Le parti stanno dunque alla finestra - suggerisce la seconda fonte - anche perché da qui a qualche mese "gli equilibri azionari potrebbero essere cambiati".

La presenza della componente libica, che rappresenta il 7,5%, quota attualmente 'congelata', potrebbe essere messa in discussione dagli sviluppi politici futuri del paese. Oggi tuttavia il governo provvisorio libico ha dichiarato che non ha intenzione di modificare la propria partecipazione in UniCredit.

E anche un eventuale aumento di capitale potrebbe ridisegnare gli equilibri azionari futuri. Non è scontato che tutte le fondazioni azioniste abbiano la volontà e le risorse necessarie a sottoscrivere in toto l'aumento e potrebbero quindi veder ridurre il loro peso nell'azionariato, attualmente al 13% circa.

Già in occasione dell'emissione dei 'cashes' la Fondazione Cariverona si tirò indietro costringendo la Fondazione Crt e Carimonte a un impegno supplementare.

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