February 20, 2013 / 5:33 PM / 4 years ago

Mps, consulente Codacons contesta swap 30 anni, ipotizza nuove perdite

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di Stefano Bernabei e Silvia Aloisi

ROMA (Reuters) - L'associazione di consumatori Codacons ipotizza che Mps debba contabilizzare diversamente le operazioni di pronti termine a lunga scadenza legate alla ristrutturazione di prodotti strutturati e che questo possa far emergere una perdita addizionale complessiva fino a 1,5 miliardi di euro.

La stima è contenuta in una relazione allegata al ricorso del Codacons al Tar - che è riunito dalle 17,00 su questo tema - fatta da un consulente esterno dell'associazione, Giuseppe Bivona, che si qualifica come ex Goldman Sachs e Morgan Stanley e che aveva sollevato una questione analoga nel corso della conference call dello scorso 7 febbraio in qualità di analista di TB & partners.

"Si ritiene estremamente probabile che le cosiddette operazioni di Long term Repo, eseguite su Btp di lunga scadenza le cui cedole sono state swappate, nascondano in realtà un derivato di credito (credit default swap)", scrive Bivona nel suo rapporto.

A questa obiezione, posta in forma analoga già nella conference, la banca Mps aveva risposto respingendo l'interpretazione del consulente.

"Non abbiamo, sulla base dei principi contabili oggi in essere, ragione di ipotizzare che ci siano cambiamenti necessari in termini della rappresentazione che è stata data in bilancio di queste operazioni", aveva risposto il Cfo Bernardo Mingrone.

Lo scopo del ricorso Codacons, con la lunga relazione allegata, è dimostrare che il processo di autorizzazione per i 3,9 miliardi di Monti bond deve essere interrotto, che Monte dei Paschi deve dare una diversa rappresentazione al conto economico e patrimoniale e che pertanto, dice Bivona, sarebbe più opportuno nazionalizzare l'istituto senese.

Codacons con questo ricorso avrebbe - se autorizzata dal Tar - anche accesso agli atti, incluso il documento riservato con cui Banca d'Italia, nel dare parere favorevole ai Monti bond, fornisce una valutazione sulla situazione patrimoniale attuale e prospettica della terza banca italiana. Un dato ovviamente sensibile per una banca quotata, che l'autorità di Vigilanza ha chiesto al giudice amministrativo di tenere riservato "nel rispetto delle norme di legge a tutela delle informazioni sensibili".

La stessa strategia il Codacons la persegue con il ricorso alla Corte dei Conti, che verrà esaminato domani.

Per raggiungere questo obiettivo, Codacons si affida alle argomentazioni tecniche di Bivona, che aveva posto questioni analoghe come analista di mercato alla banca.

Dalla registrazione disponibile nel sito della Banca ecco cosa aveva chiesto Bivona e cosa aveva risposto la banca.

Domanda: "Siete sicuri che questi siano long term repo e non Cds documentati come Repo, ad esempio includendo clausole come cheapest to delivery o early termination event? E quale sarebbe l'impatto se queste operazioni per qualche motivo fossero riclassificate come Cds? Grazie".

La questione sollevata è che i Cds, a differenza del Repo, sono strumenti di trading e devono essere contabilizzati al loro valore corrente di mercato, mark to market.

Risponde Mingrone: "Grazie Giuseppe di questa informatissima domanda. Queste operazioni che Mps ha in essere sono operazioni che sono comuni al sistema bancario e sono documentate in questo modo non solo da Mps ma, diciamo, nel mercato. Tant'è che la prassi è quella che poi guida la metodologia di contabilizzazione", dice il Cfo di Mps.

"Sono state documentate correttamente e rappresentate da un punto di vista contabile correttamente, iscrivendo al passivo il long term repo e all'attivo il Btp. Quindi non abbiamo, sulla base dei principi contabili oggi in essere, ragione di ipotizzare che ci siano cambiamenti necessari in termini della rappresentazione che è stata data in bilancio di queste operazioni".

Bivona però insiste chiedendo di verificare se ci siano clausole che invece identificherebbero quei contratti come Cds.

"Ma includono una cheapest to delibery option? Può confermarlo?", chiede l'analista.

"I dettagli del contratto non sono oggetto di disclosure in questo momento", replica Mingrone.

A quel punto interviene l'AD Fabrizio Viola.

"A proposito di questo tema, è chiaro che come abbiamo messo in evidenza anche nel comunicato, sappiamo che da parte degli organismi di vigilanza ci sono delle riflessioni a questo riguardo che attengono, sottolineo, tutto il sistema bancario", dice l'AD facendo un esplicito riferimento al fatto che la stessa Banca d'Italia ha detto che su quei temi è aperta una discussione.

"Pensiamo di essere una banca che opera esattamente in linea con la prassi seguita da tutte le altre banche italiane. Di conseguenza, oggi ci muoviamo in questa direzione. Se poi in futuro ci saranno modifiche di principi contabili o modifiche di orientamenti da parte di chicchesia e riguarderanno l'intero sistema bancario, ovviamente ci adegueremo".

Banca d'Italia il 28 gennaio 2013 ha fatto una nota in cui dettaglia i "Principali interventi di vigilanza sul gruppo Monte dei Paschi di Siena", in ordine cronologico e alla pagina 2 di quella nota si trova il riferimento citato da Viola e nel comunicato Mps.

Si sta parlando delle ispezioni di vigilanza fatte al Monte dei Paschi nel 2011 in cui si rilevano gli effetti negativi dei due Repo da complessivi 5 miliardi di nominale sugli strutturati in Btp fatti con Deutsche Bank e Nomura (cioè Santorini e Alexandria).

"Viene riscontrato un problema relativo alle modalità di registrazione contabile (valutazione al costo) adottate da MPS e validate dalla società di revisione. Tali modalità destano riserve da parte della Vigilanza circa la rappresentazione in bilancio dell'operazione, che non ne rileva il fair value", scrive Bankitalia.

"La Banca d'Italia decide nel novembre del 2011 di sottoporre la questione a specifici approfondimenti contabili in collaborazione con le altre Autorità di settore anche al fine di predisporre una nota di chiarimenti all'intero sistema bancario. Attesa la natura particolarmente complessa delle operazioni, si è aperta una discussione non ancora conclusa", aggiunge l'autorità di vigilanza nella nota del 28 gennaio di quest'anno.

Queste considerazioni, peraltro, vengono utilizzate dallo stesso Bivona per sostenere la sua tesi, affermando che è la "Banca d'Italia se n'è accorta perfettamente".

Di qui il calcolo che verrebbe se cambiasse la contabilizzazione di quelle operazioni. Bivona sostiene quindi che "la perdita complessiva potrebbe essere compresa tra 1-1,5 miliardi di euro, la capital position e gli earning dovrebbero essere corretti" e alla fine il parere rilasciato dalla Banca d'Italia il 26 gennaio 2013 - che è favorevole all'emissione dei Monti Bond per Mps - "dovrebbe essere riscritto" e con questa perdita ulteriore la banca "dovrebbe essere semplicemente nazionalizzata".

La Banca d'Italia non ha commentato. Il Tar è tutt'ora riunito e questa nuova azione giudiziaria avviene in un momento molto delicato per l'istituto senese - investito dagli effetti dell'inchiesta della Procura di Siena sull'acquisto di Antonveneta e queste operazioni strutturate - e a quattro giorni dalle elezioni politiche.

- ha contribuito Roberto Landucci Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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