6 febbraio 2013 / 15:13 / 5 anni fa

Bilancio Ue, verso nuovi tagli da 30-40 mld, a Roma offerti 2 mld in più

di Giselda Vagnoni

La bandiera dell'Ue in un'immagine d'archivio. REUTERS/Jon Nazca

ROMA (Reuters) - I leader europei dovrebbero discutere di un ulteriore taglio di 30-40 miliardi al bilancio Ue 2014-2020 da circa 1.000 miliardi in occasione del Consiglio di domani e venerdì a Bruxelles, ha detto il ministro per gli Affari comunitari Enzo Moavero.

In un‘audizione in Parlamento, il braccio destro di Mario Monti per le questioni europee ha confermato che l‘Italia è pronta a mettere il proprio veto nel caso in cui non ottenesse alcuna riduzione del suo contributo netto.

Il ministro, però, non ha chiarito se Roma si opporrebbe a una soluzione di compromesso che le riservasse i benefici da circa due miliardi ipotizzati nel vertice di novembre poi conclusosi con un nulla di fatto.

“Ci sarà una nuova proposta da parte del presidente del Consiglio Europeo Herman Van Rompuy. Si parla dai 40 ai 30 miliardi di possibili ulteriori tagli da aggiungere agli 80 proposti in novembre”, ha detto Moavero alle commissioni competenti di Camera e Senato.

L‘Italia considera “prevedibile” una riduzione della spesa dai 15 ai 20 miliardi in termini di stanziamenti che graverebbe soprattutto sulle spese generali di funzionamento dell‘Unione e sulle grandi reti ad esclusione di quelle di trasporto.

“In questo modo il beneficio per l‘Italia sarebbe di 340 milioni l‘anno da moltiplicare per tutto l‘arco temporale”, ossia sette anni, ha detto Moavero.

La riduzione in termini di pagamenti sarebbe di 30-40 miliardi.

Gli stanziamenti sono impegni a finanziare progetti o programmi futuri mentre i pagamenti sono spese effettuate, ossia flussi di cassa. Dal momento che gli impegni a spendere non sempre si trasformano in una richiesta di cash, i pagamenti sono sempre inferiori agli stanziamenti.

La differenza tra stanziamenti e pagamenti, che alcuni funzionari Ue definiscono “contabilità creativa”, dovrebbe essere sufficiente per raggiungere l‘accordo dal momento che molti Paesi contributori netti come la Gran Bretagna, la Germania e l‘Olanda basano i loro calcoli sui pagamenti e quelli che sono beneficiari netti guardano agli stanziamenti.

Un taglio di 15-20 miliardi nei cosiddetti commitments, aggiunto agli 80 miliardi già individuati in novembre, porterebbe la cifra totale a 952-957 miliardi, pari a circa l‘1% del reddito annuale dell‘Unione europea.

Una contrazione dei payments di 30-40 miliardi porterebbe la cifra totale di questa voce a 902-912 miliardi di euro dai 942 miliardi emersi nel vertice di novembre.

LE LINEE ROSSE DELL‘ITALIA

L‘Italia versa all‘Unione europea più di quanto riceve. Nella media 2007-2011 il contributo netto italiano è stato pari a 4,5 miliardi di euro o lo 0,28% del reddito comunitario.

Roma vuole una riduzione di questa cifra in considerazione del fatto che le condizioni di benessere dell‘Italia sono peggiorate rispetto al 2001.

“Noi non accetteremo mai un peggioramento del nostro saldo netto negativo, anzi vogliamo un miglioramento. Questa non è una affermazione di principio astratto”, ha detto Moavero in una audizione alle Commissioni competenti di Camera e Senato.

“L‘indice del benessere dell‘Italia è diminuito dal 105 del 2011 a 101. Prima eravamo in linea con la Germania e la Francia poi via via il nostro indice è andato degradando mentre quello della Germania è migliorato”.

La proposta di Van Rompuy di novembre prevedeva per l‘Italia due compensazioni da un miliardo ciascuna per un totale di 2 miliardi, una sulla politica di coesione e una sulla politica agricola, ha spiegato Moavero.

Tale proposta prevedeva anche che i meccanismi di compensazione fossero finanziati da tutti gli Stati e “non come ora che chi beneficia dello sconto non contribuisce agli sconti”.

“Ci eravamo detti non ancora soddisfatti ma poi è intervenuto il rinvio a febbraio”.

A decidere l‘esito del vertice, secondo il ministro, saranno Paesi come Spagna, Francia e Italia che cercano una riduzione del loro contributo netto all‘Unione.

“Monti eventualmente dovrà dire no anche in isolamento se le nostre linee rosse fossero superate: ossia se il saldo netto negativo restasse inalterato o aumentasse. In questo caso diremmo no”, ha detto il ministro.

“Davanti a un miglioramento ci dovremmo porre il problema” se bloccare i lavori del vertice o meno.

“Nel valutare le conseguenze di un eventuale nulla di fatto dobbiamo tenere conto di un elemento presente nelle preoccupazioni francesi: l‘impatto che potrebbe avere una non decisione in sede Ue su una questione visibile come quella sul bilancio”.

In mancanza di decisioni non ci sarebbero più i tempi tecnici per approvare il nuovo bilancio 2014-2020 e quindi si entrerebbe nel regime di gestione provvisoria.

“Il bilancio 2013 diventerebbe un tetto e poi a maggioranza si deciderebbe la divisione”, ha spiegato Moavero.

- hanno collaborato da Bruxelles Charlie Dunmore e Luke Baker

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