February 4, 2013 / 4:29 PM / 4 years ago

Alexandria, una rischiosa matrioska finanziaria per Montepaschi

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di Stefano Bernabei

ROMA (Reuters) - In un giorno imprecisato di ottobre dello scorso anno Fabrizio Viola, che da meno di un anno è amministratore delegato della banca Mps, scopre in una cassaforte del suo predecessore un accordo del 2009 fatto con Nomura per la ristrutturazione delle perdite di un veicolo di investimento denominato Alexandria, fatto nel 2005.

Due anni dopo, a fine 2007, Mps annuncia l'acquisto di Antonveneta che pagherà anche con un complicato e nuovo strumento denominato Fresh. Questo e i derivati come Alexandria sono oggi il centro dell'inchiesta della magistratura che oggi ha iniziato ad interrogare l'ex presidente della banca e dell'Abi Giuseppe Mussari.

Tra pochi giorni, mercoledì 6 febbraio, Viola sarà in grado di relazionare al consiglio presieduto da Alessandro Profumo, quanto male ha fatto alla banca quella complessa e rischiosa operazione finanziaria, iniziata con Dresdner bank ma andata così male da decidere di 'nasconderne' i suoi effetti sul bilancio 2009 attraverso un mandato a Nomura, ugualmente oneroso ma spalmato su molti anni a venire e fatto all'insaputa di Bankitalia.

Mps, che pure nasce come banca più antica del mondo per prestare a poveri e bisognosi, pare piuttosto avvezza alla finanza creativa fin dai primi anni 2000. Con i proventi di quella finanza poteva mantenere un solido flusso di dividendi alla Fondazione e quindi alla città, magari anche quando la gestione più tradizionale poteva risentire della congiuntura o anche dei poco economici legami obbligati con gli stakeholder locali, che nominavano gli amministratori.

Ora, dice il presidente Alessandro Profumo in assemblea lo scorso 25 gennaio, la banca vuole tagliare ogni anti-economico cordone.

"Il nostro obiettivo è generare valore per la comunità senese facendo la banca e non facendo altro. Non saremo il datore di lavoro di ultima istanza, l'acquirente di ultima istanza di aziende senesi, non saremo il terminale di nessuno, saremo il terminale dei nostri azionisti facendo bene il nostro mestiere. Se qualcuno ha idee diverse temo lo deluderemo".

E' questo il collegamento tra i problemi odierni del Monte, che chiede 3,9 miliardi di aiuti, e quei derivati come Alexandria, ristrutturato nel 2009.

"Un contratto come quello in questione ha una complessità enorme che presuppone studi legali che possono permettersi le grandi banche internazionali e in Italia forse solo Unicredit", dice a Reuters una fonte interna alla banca senese che sta seguendo direttamente la valutazione di Alexandria e degli altri due prodotti strutturati, Santorini e Nota Italia, che costeranno al bilancio 2012 del Monte oltre 700 milioni di euro.

"Gli hanno messo in mano un giocattolo senza nemmeno capire quanto fosse pericoloso e li hanno fatti giocare", ha aggiunto riferendosi al fatto che l'area finanza agiva con grande autonomia operativa e senza informaRE il consiglio di queste operazioni.

Nel 2009 dunque Alexandria, comprato quattro anni prima per 400 milioni da Dresdner Bank, vale, secondo le quotazioni di allora "non più del 30% del suo valore di libro", dice una seconda fonte che ha potuto ricostruire i prezzi di allora. In quel momento, 2009, i prezzi di Cdo (Collateralized debt obligation) come questi, titoli di debito che hanno come garanzia collaterale cartolarizzazioni di mutui, stanno crollando dietro al tracollo generale innescato dal crack della Lehman Brothers.

Ma cosa aveva comprato l'area finanza del Mps dalla Dresdner? In fondo un portafoglio di mutui cartolarizzati che includeva perfino un pacchetto emesso nel 2001 dalla stessa Monte dei Paschi, il cui rischio di deprezzamento passa in questo modo da Dresdner a Mps: in pratica Siena 'pulisce' l'attivo di Dresdner.

Reuters ha potuto leggere i prospetti di questi prodotti, 91 pagine di Skylark - un veicolo stabilito alle Cayman che emette Abs - e 89 pagine di Alexandria Capital - irlandese emittente di 400 milioni di euro di Floating Rate Secured Liquidity Linked Notes, intraducibile strumento che promette di alzare il rendimento della liquidità, offrendo nel 2005 un Euribor +80 punti, "certamente interessante per quel periodo", dice la seconda fonte.

In questa forma viene presentato all'interno della Banca Mps alla struttura che poi decide di comprarlo.

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A venderli al capo della finanza del Monte Gianluca Baldassarri - in quella fase presidente della banca è Pierluigi Fabrizi e dg Emilio Tonini - è Raffaele Ricci, capo vendite della Dresdner che poi nel 2009, con il cappello di Nomura, proporrà sempre a Baldassarri - che stavolta ha come capi Giuseppe Mussari e Antonio Vigni - come mettere una pezza al disastroso investimento. Ricci entra nella banca tedesca nel 2000 proveniente da Bnp Paribas e passa a Nomura nel 2008.

Alexandria è una matrioska, una catena di veicoli finanziari tutti di Dresdner, che arriva alla fine a una società irlandese denominata Skylark che nel patrimonio ha all'attivo questo portafoglio di cartolarizzazioni e al passivo, per pari importo, emissioni di Notes classe A fatte dalla Madison.

Skylark è una società della banca tedesca che è stata costituita allo scopo di smobilizzare il portafoglio titoli della Dresdner fino al massimo di 5 miliardi di dollari attraverso un programma di Asset backed medium term notes di cui quella che finisce a Mps tramite Alexandria è una tranche da 400 milioni.

Prendendo dunque Alexandria dalla coda, c'è questa Skylark che per coprire l'attivo dei 38 ABS di valore 400 milioni di euro, titoli che sono garantiti da mutui, emette tramite Madison delle Notes per pari importo, cioè altre obbligazioni che hanno un rendimento legato all'andamento dei 38 ABS.

Garda Securitisation Srl 2001-1, IntesaBci Sec 2 Srl, Società di Cartolarizzazione Italiana Crediti ARL 1, Siena Mortgages 01-2 SpA, Vela Home S.r.l. sono i nomi che suonano più familiari in Italia, tra i 38 asset backed securities, messi nelle Notes di Madison. Come si nota c'è anche una cartolarizzazione dello stesso Monte dei Paschi.

Questo complesso strumento ha nel 2005 il rating tripla A di Standard & Poor's e come tale viene comprato da Mps.

"Sì, il prodotto è quello che poi viene ristrutturato nel 2009 da Nomura. Ricordo che faceva parte di una nidificazione di Cdo e che in quel periodo aveva rating Tripla A", dice a Reuters una terza fonte interna a Mps che ha memoria diretta di quella operazione Alexandria.

Le note di Madison vengono sottoscritte da Alchemy Capital plc (sempre di Dresdner) attraverso una linea di credito da 400 milioni con Alexandria garantita da un Cds (credit default swap) sulle Notes di Madison.

Alexandria per finanziare Alchemy trova qualcuno - Monte dei Paschi - a cui vendere Floating Rate Secured Liquidity Linked Notes per 400 milioni.

Mps compra quindi il 15 dicembre 2005 in due tranche 400 milioni di Notes da Alexandria. Una tranche "restricted" da 140 milioni attraverso il broker koreano Coryo e l'altra "unrestricted" direttamente da Dresdner di Londra, altro bookrunner dell'operazione. Le due tranche hanno differenti restrizioni per la vendita.

I 400 milioni, tramite i due broker, entrano in Alexandria che li gira ad Alchemy per la linea di credito che è coperta dal Cds e che servono ad Alchemy per comprare le Notes di Madison, emesse da Skylark, che in questo modo ha i 400 milioni con cui pagare i 38 Abs che ha preso da Dresdner e che sono nel suo attivo patrimoniale.

Il cerchio è chiuso per tutti, tranne che per uno: il Monte dei Paschi di Siena, ultimo anello della catena che resta con il cerino in mano. Che quattro anni dopo inizierà a scottare.

A quel punto tocca a Nomura e di nuovo a Ricci, ma quel contratto e il mandate agreement finiranno in una cassaforte del direttore generale Antonio Vigni e salteranno fuori solo l'ottobre scorso, dopo l'arrivo di Viola alla guida operativa della banca senese.

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