21 gennaio 2013 / 16:23 / tra 5 anni

Meno tasse e meno Stato in programma Pdl

ROMA (Reuters) - “Chi vuole meno tasse vota Berlusconi. Chi vuole farsi massacrare da nuove tasse vota Bersani o Monti”. Attorno a questo tweet, inviato dal quattro volte presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ruota il programma elettorale del centrodestra, fondato sulla tradizionale promessa di ridurre l‘imposizione fiscale e specularmente la spesa pubblica.

Il leader del Pdl ed ex premier Silvio Berlusconi. REUTERS/Remo Casilli

MENO TASSE PER TUTTI, VIA IMU PRIMA CASA E IRAP

Il mantra berlusconiano si declina in questa campagna elettorale nell‘abolizione dell‘Imu per la prima casa, di cui beneficerebbero 14,4 milioni di italiani e che si tradurrebbe per l‘erario in minori entrate per circa 3,30 miliardi. Ma sul fronte fiscale la promessa più corposa anti-recessione riguarda il “tendenziale azzeramento (in 5 anni) dell‘Irap, a partire dal lavoro, con priorità alle piccole imprese e agli artigiani”, come si legge nel programma - una tassa che fa entrare ogni anno nelle casse dello stato e delle regioni circa 35 miliardi di euro.

Alle imprese il Pdl promette, poi, di sostituire l‘attuale sistema dei sussidi con contestuale ed equivalente riduzione delle tasse sul lavoro e la produzione.

Con riguardo al settore turistico, definito “il nostro petrolio”, il Pdl prevede un abbassamento dell‘Iva “coerentemente con la normativa comunitaria”.

Nel capitolo “fisco amico del contribuente”, il Pdl inserisce la “revisione radicale” del redditometro e la revisione e riduzione dei poteri di Equitalia.

Più in generale Berlusconi promette di ridurre la pressione fiscale di un punto all‘anno (5 punti in 5 anni).

MENO TASSE PER TUTTI, “DALLA PARTE DEL LAVORO”

In parallelo, per favorire l‘occupazione giovanile, il Pdl punta a riconoscere alle imprese per le nuove assunzioni di giovani a tempo indeterminato una detrazione (sotto forma di credito d‘imposta) dei contributi relativi per i primi 5 anni. E promette la totale detassazione dell‘apprendistato fino a 4 anni.

Per favorire l‘intraprendenza dei giovani, il Pdl sostiene che applicherà per tre anni “vantaggi fiscali” agli imprenditori under 35.

D‘altra parte sul tema del mercato del lavoro il Pdl dice di volere sviluppare la contrattazione aziendale e territoriale, mentre prevede un ritorno alla “legge Biagi” del 2003 che puntava molto sulla “flessibilità in entrata” con la valorizzazione dei contratti parasubordinati.

MENO SPESA PUBBLICA, APRIRE AL MERCATO LE SCUOLE

A fare da contrappeso al poderoso programma fiscale, Berlusconi prevede di compensare il minor gettito erariale con un “piano d‘attacco alla spesa pubblica eccessiva e improduttiva” che porti ad un risparmio di almeno 16 miliardi all‘anno (80 miliardi in 5 anni).

Per imbrigliare la spesa futura, Berlusconi propone di ridurre del 3% le attuali tax expenditures - l‘insieme di deduzioni, detrazioni, esclusioni, esenzioni d‘imposta e aliquote ridotte che, portando minor gettito, producono per il bilancio un effetto analogo ad aumenti di spesa - e che ogni legge di spesa debba avere d‘ora in poi una scadenza.

Sul fronte del debito pubblico il Pdl dice che sferrerà un attacco complessivo da 400 miliardi basato su: vendita di immobili pubblici, messa sul mercato di partecipazioni azionarie pubbliche sia statali che locali e convenzioni fiscali con la Svizzera per le attività finanziarie detenute in quel paese. l‘obiettivo è portare in 5 anni il debito/pil sotto quota 100%.

Meno spesa pubblica si realizza anche con “meno Stato”, spiega il Pdl nel suo programma, aprendo al mercato “settori chiusi dove persistono monopoli o oligopoli statali, a partire da scuola, università, poste, energia e servizi pubblici locali”. Nel contempo, si dovranno rendere totalmente detraibili dall‘imponibile fiscale le spese per l‘educazione e l‘istruzione dei figli.

LE BANCHE? HANNO AVUTO TANTISSIMO, ORA DIANO

Questo è il titolo-slogan del programma del centrodestra per un insieme di misure riservate agli istituti di credito, cavalcando l‘idea che le banche, a differenza degli elettori, siano state sostanzialmente risparmiate dall‘austerità del governo Monti.

I due primi punti riguardano il sensibile argomento dei prestiti per la casa: irrevocabilità di mutui e finanziamenti già erogati e moratoria su rate di mutuo non pagate negli ultimi 18 mesi, con adeguamento del piano di ammortamento alle capacità economiche del debitore.

Poi arrivano le asserite riforme di struttura: separazione e/o specializzazione tra banche di credito e banche di investimento, anche attraverso opportuni incentivi e disincentivi fiscali e valorizzazione del sistema bancario a vocazione territoriale (un occhio alla Lega Nord).

Infine c‘è l‘impegno a che eventuali salvataggi bancari debbano essere solo a tutela dei risparmiatori e non degli azionisti di controllo.

Roberto Landucci Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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