18 gennaio 2013 / 12:17 / 5 anni fa

Banca d'Italia stima calo 1% Pil 2013, tace su pareggio

Nel 2012, nonostante un calo della crescita del 2,1%, l'Italia ha riportato il suo disavanzo attorno al 3% del Pil dal 3,9% dell'anno precedente, rende noto la Banca d'Italia.Enrique Castro-Mendivil

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - La Banca d'Italia ha rivisto la stima sull'andamento dell'economia italiana quest'anno a meno 1% dal meno 0,2% previsto in luglio, per il peggioramento del quadro internazionale, gli effetti dell'incertezza e il perdurare di condizioni di credito restrittive.

Con le elezioni fissate per il 24 e 25 febbraio, questa revisione al ribasso del Pil contenuta nel Bollettino economico trimestrale sembra destinata ad accendere un faro in campagna elettorale sulla necessità di una nuova manovra correttiva per rispettare gli impegni presi dall'Italia con l'Unione europea.

"Con una caduta del Pil dell'1% una manovra correttiva non è automaticamente necessaria, ma non si può nemmeno escludere del tutto", osserva l'economista di una banca europea.

Di diverso avviso Chiara Corsa, economista di Unicredit, secondo la quale "una nuova manovra non sarà necessaria, perché l'obiettivo di pareggio di bilancio strutturale, quindi al netto del ciclo economico, verrà ugualmente raggiunto".

In settembre il governo di Mario Monti ha indicato per il 2013 un calo del Pil dello 0,2% e ha detto che il pareggio di bilancio strutturale sarebbe stato centrato.

Il mese dopo, il vice direttore generale della Banca d'Italia Salvatore Rossi ha auspicato delle piccole manovre correttive in primavera per assicurare il pareggio di bilancio anche dopo il 2013.

FUORI DALLA RECESSIONE IN SECONDA META' ANNO

Oggi gli economisti di via Nazionale non fanno commenti sul pareggio di bilancio e si limitano a osservare che "nonostante la debolezza congiunturale, le manovre approvate nel secondo semestre del 2011 consentiranno di migliorare ulteriormente i saldi di finanza pubblica nel biennio 2013-2014".

Aggiungono, tuttavia, che se la tensione dei mercati sembra essersi allentata e "sono ripresi afflussi di capitali", in Italia "è indispensabile consolidare il riequilibrio dei conti pubblici e intensificare lo sforzo di riforma volto a rilanciare la competitività e a innalzare il potenziale di crescita dell'economia".

Gli elementi di incertezza restano molto elevati e con un peggioramento del clima di fiducia delle famiglie e dei rendimenti sui titoli di Stato, "la dinamica del prodotto protrebbe essere inferiore a quanto stimato per circa 0,7 punti percentuali sia quest'anno sia il prossimo".

La Banca d'Italia stima che lo scorso anno l'economia si sia ristretta del 2,1%, in linea con le previsioni di luglio, e che il deficit si sia collocato "intorno al 3%" del Pil dal 3,9% dell'anno precedente.

In ottobre Rossi aveva sollecitato un attento monitoraggio dei conti pubblici per tenere il deficit sotto il 3% perché l'obiettivo governativo (2,6%) non sembrava scontato.

Se l'indebitamento scendesse sotto il 3% questo consentirebbe all'Italia di chiudere la procedura di deficit eccessivo aperta dalla commissione europea per gli sforamenti registrati negli scorsi anni.

La recessione potrebbe avere fine nella seconda metà del 2013 e il Pil 2014 segnare un +0,7%.

In questo scenario "alla fine dell'orizzonte previsivo il livello del prodotto risulterebbe ancora inferiore di quasi sette punti percentuali rispetto al picco del 2007".

Il debito/Pil, che nel 2012 è cresciuto di "sei punti percentuali" sul 2011 (120,7%), dovrebbe cominciare a diminuire dal 2014.

- ha contribuito Elvira Pollina da Milano

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