16 gennaio 2013 / 18:28 / 5 anni fa

Media, deal congelati fino a elezioni, si comincia domani con TI Media

di Claudia Cristoferi

MILANO (Reuters) - Per i media italiani i nodi irrisolti ereditati dal 2012 non troveranno soluzione almeno fino alle elezioni di fine febbraio; per oltre un mese ogni operazione straordinaria nel settore rischia di restare congelata in attesa che si chiariscano gli equilibri politici del paese e si conosca la stabilità del nuovo governo.

Lo dicono gli analisti del settore ma anche numerose fonti a vario titolo vicine alle diverse società coinvolte.

Il primo test di questa tesi sarà il Cda di Telecom Italia che domani affronterà la questione della vendita di Telecom Italia Media che, salvo sorprese, finirà di nuovo nel cassetto.

Non è questo, però, l'unico caso: Rcs ha già preso tempo fino a marzo prima di presentare i dettagli del piano industriale e decidere sul tema spinoso dell'aumento di capitale. E Mediaset, il cui titolo è salito negli ultimi mesi del 2012 anche sulle attese di un partner internazionale per la pay-Tv, difficilmente troverà corteggiatori dall'estero finchè non si conoscerà il quadro politico dell'Italia dopo una competizione cui, per inciso, partecipa ancora una volta il suo azionista di riferimento.

"Sicuramente in Italia le elezioni bloccano sempre tutto, per fortuna è una campagna elettorale brevissima", commenta Claudio Aspesi, analista di Bernstein che ricorda come siano rimaste aperte questioni cruciali come l'asta delle frequenze Tv e lo sviluppo della rete tlc in fibra ottica. "La speranza è che dopo le elezioni finalmente si affrontino i nodi strutturali del paese, sempre che esca una maggioranza chiara in grado di governare", conclude.

"La situazione attuale fa sì che non si faccia nessun grande deal, sia per le implicazioni politiche che per questioni prettamente economico-finanziarie. Si registra invece qualche operazione che esce dal radar della politica, perchè più piccola e meno sotto i riflettori, come la recente acquisizione di nuovi canali da parte di Discovery Communications", aggiunge un altro analista.

TI MEDIA, TELECOM ITALIA NON OTTIENE MIGLIORAMENTO OFFERTE

Il lungo processo di dismissione di TI Media si era chiuso nel 2012 con la richiesta del Cda Telecom a negoziare con i due pretendenti rimasti, Cairo e Clessidra-Equinox, offerte migliorative. "Da allora non ci sono stati cambiamenti sostanziali", dice una fonte vicina al dossier che trova anche altre conferme. Difficile dunque che domani il consiglio guidato da Franco Bernabè accetti di vendere la controllata media. "E' prematuro dire cosa potrebbe decidere il consiglio domani, ma quanto arrivato finora non sembra essere in linea con le richieste di Telecom", aggiunge una seconda fonte secondo cui il Cda di domani "potrebbe essere risolutivo, cioè potrebbe prendere una decisione".

"Mi sembra ragionevole che Telecom decida di soprassedere sulla vendita, magari cercando di guadagnare qualcosa in termini di ascolti e raccolta in questa fase di campagna elettorale e contenendo per alto verso, come ha già annunciato, i costi di palinsesto in vista di un momento migliore per metterla sul mercato", conferma una terza fonte.

Anche gli analisti scommettono sul fatto che l'operazione non vada in porto. "Penso che non la venderanno e che Telecom dovrà andare incontro a svalutazioni e spese di ristrutturazione", dice uno di loro.

Gli analisti mettono in luce inoltre che in periodi elettorali gli ascolti aumentano, soprattutto per i canali e per i programmi politici, ma spesso non segue un pari aumento della raccolta pubblicitaria. "A differenza delle elezioni americane, in Italia la pubblicità tende a rallentare durante le campagne elettorali", osserva un analista che sottolinea anche l'assenza o quasi, nella competizione di queste settimane, di spot elettorali.

MEDIASET E RCS, OCCHI SU ORIENTAMENTO FUTURO GOVERNO

Anche per Mediaset, inevitabilmente molto esposta ai temi politici per via del ruolo da protagonista del suo fondatore Silvio Berlusconi, il tema delle elezioni è centrale.

Da un lato le speculazioni su possibili partner esteri trovano un freno oggi davanti all'incertezza del risultato elettorale. Se infatti una fonte vicina al gruppo sottolinea che "da novembre nulla è cambiato" e che quindi non ci sono trattative in corso, un'altra fonte sottolinea che "nessun operatore straniero può pensare di investire in Italia e in società delicate come i gruppi Tv prima di capire se il paese resterà affidabile per i mercati internazionali sotto il profilo della politica economica o se cambierà rotta".

Accanto a questo tema, ricorda un analista, "c'è quello delle riforme che un nuovo governo potrebbe decidere di adottare nel settore radiotelevisivo, per esempio sul tema dell'affollamento pubblicitario".

E' questo un tema, dice uno di loro, che sta a cuore anche a RCS e agli altri gruppi della carta stampata, ansiosi di ottenere sostegno dopo i durissimi anni alle loro spalle.

"Pare che fino al dopo elezioni le discussioni sull'aumento di capitale resteranno un po' congelate", dice una fonte vicina al variegato azionariato di Rcs. Il gruppo resta al lavoro sui dettagli del nuovo piano, ma intanto fa gioco ai soci temporeggiare prima di esporsi troppo sulla propria partecipazione a una ricapitalizzazione che non dovrebbe essere inferiore ai 400 milioni. "In diversi storcono il naso davanti a questa cifra, ma i fondi necessari al rilancio sono anche maggiori", dice una seconda fonte.

- ha collaborato Stefano Rebaudo Sul sito www.reuters.it altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

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