20 dicembre 2012 / 15:24 / tra 5 anni

Istat, Giovannini: Prossimo governo punti su lavoro, Ue

di Antonella Cinelli

ROMA (Reuters) - Il governo che uscirà dalle prossime elezioni dovrà puntare sulla crescita dell‘occupazione, specie per i giovani e le donne, e non perdere mai di vista le politiche europee.

L‘indicazione arriva dal presidente dell‘Istat Enrico Giovannini, che in un‘intervista a Reuters conferma la previsione di una ripresa dell‘economia italiana, seppur debole, da metà 2013, e spiega che gli italiani si stanno adeguando all‘idea che la fine della crisi non sia dietro l‘angolo.

“Credo che in un mondo globalizzato quasi nessun Paese possa navigare in solitaria in un mare tanto pericoloso”, spiega Giovannini che è stato anche capo del dipartimento statistica dell‘Ocse.

“L‘Ue ha 24 milioni di disoccupati: per quanti anni potrà sostenere questa situazione? Per questo dobbiamo cambiare tutti insieme, perché è un problema di tutto il continente”.

Commentando il recente dato sul rischio di povertà nel nostro Paese, che nel 2011 ha raggiunto quasi il 30%, Giovannini sottolinea che in prospettiva “la soluzione è la capacità di creare lavoro, specie per i giovani e le donne”, e per questo servono riforme da parte dei singoli Paesi, “ma secondo me specialmente una risposta europea”.

Giovannini conferma che l‘agognata ripresa arriverà nel secondo semestre del 2013, “ma purtroppo non sarà una ripresa forte... ci vorrà molto tempo perché si rifletta in una riduzione della disoccupazione e in una crescita dell‘occupazione”.

Per il 2013 l‘Istat prevede un calo del Pil dello 0,5%, contro il -1,1% fornito la settimana scorsa da Confindustria, che tra l‘altro ha spostato la ripresa alla fine del prossimo anno.

“So che ci sono istituti che prevedono scenari peggiori... Ma il punto principale è che il ciclo dipenderà dalla capacità di superare l‘instabilità finanziaria”.

Certo non si può dire che in questa fase gli italiani siano ottimisti, “e questo si riflette sui trend macroeconomici”.

Ma, spiega Giovannini, i dati Istat “mostrano, per esempio, che nel 2011 molte più persone hanno visitato i musei o hanno partecipato a eventi culturali: credo che sia un piccolo segnale”.

ITALIANI PRONTI A PAGARE PREZZO NECESSARIO PER RIFORME

A questo si aggiunge il fatto che “le relazioni interpersonali degli italiani restano buone” in famiglia e nella società.

Ma un dato che rincuora è soprattutto la tenuta della coesione sociale: “E’ stata straordinarie in questo periodo così difficile”.

“Certo, abbiamo avuto delle proteste, ma nel complesso il Paese ha capito la finalità delle riforme ed è stato pronto a pagare. Gli italiani hanno dimostrato una volta di più di essere pronti a pagare il prezzo necessario a costruire un futuro migliore per i giovani”.

“E’ chiaro che gli italiani hanno capito che la crisi non è una questione a breve termine”, spiega Giovannini commentando il calo dei consumi - ad ottobre le vendite al dettaglio sono scese del 3,8% rispetto all‘anno scorso - ma anche il sempre più frequente ricorso all‘affitto, in un Paese in cui tradizionalmente si punta all‘acquisto della casa.

Basta guardare al dato Istat sulle compravendite di immobili ad uso residenziale nel secondo trimestre di quest‘anno: -23,6% rispetto al 2011.

“Acquistare una casa - dice il presidente di Istat - è un investimento a lungo termine, in un periodo di incertezza molto forte è difficile prendere una decisione del genere, specialmente se le prospettive di lavoro e di guadagno sono incerte”.

Capire che la soluzione non è dietro l‘angolo ha spinto molte persone a cercare lavoro attivamente, soprattutto giovani e donne che prima potevano contare su un welfare familiare saltato con la crisi.

Secondo i dati Istat, nel 2011 il numero degli occupati è tornato ad aumentare dopo due anni di discesa - grazie alla quota di lavoratori stranieri - ma è proseguito l‘incremento del tasso di disoccupazione nella fascia 15-24 anni, che sfiora il 30%.

Secondo Giovannini, più giovani cercano un impiego attivamente perché “hanno capito che trovare lavoro è un modo per trovare un altro lavoro, migliore, in seguito”.

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