11 dicembre 2012 / 09:48 / 5 anni fa

Confindustria sposta ripresa Italia a fine 2013, Pil 2014 a 0,6%

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. REUTERS/Remo Casilli

di Alberto Sisto

ROMA (Reuters) - L‘Italia dovrà aspettare sei mesi in più, sino al quarto trimestre del 2013, per rivedere un dato congiunturale positivo del Pil, mentre nel 2014 ci sarà un tendenziale di +0,6%.

Lo riferisce il Centro studi Confindustria (Csc) nel suo rapporto trimestrale sull‘economia avvertendo che “l‘orizzonte italiano rimane fortemente condizionato dalla difficoltà di prevedere l‘esito delle prossime scadenze elettorali”.

Di incertezza politica ha anche parlato l‘Ad di Enel e vicepresidente di Confindustria, Fulvio Conti, dicendo che “l‘anticipo della legislatura mette a rischio l‘approvazione della legge di Stabilità e alcuni provvedimenti che prevedono semplificazioni amministrative utili per le imprese”.

“Serve un governo stabile, con un‘ampia base politica, e capace di governare”, si è augurato il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, in vista del voto di primavera.

Secondo gli economisti dell‘associazione degli imprenditori il Pil risalirà a zero nel terzo trimestre dell‘anno prossimo dopo i sei trimestri appena passati che hanno fatto cumulare “una perdita del Pil del 7%”. Solo nel quarto trimestre ci sarà un aumento dello 0,2%. Un punto di svolta che in precedenza, il Csc aveva collocato nella primavera del 2013.

La proiezione dell‘andamento del Pil di Confindustria è stata rivista con un 2012 a -2,1% da -2,4% rispetto alla rilevazione di settembre, il 2013 a -1,1% da -0,6%, e il 2014 a +0,6%.

Il ministro dell‘Economia, Vittorio Grilli, conferma le stime governative di un ritorno alla crescita nel secondo semestre 2013. “Gli elementi che abbiamo oggi non sono belli ma non ci fanno ritenere che ci sarà un ritardo. Non ho elementi per cambiare nostre previsioni”, ha commentato Grilli in una audizione parlamentare.

Anche Bankitalia concorda con il Centro studi della Confindustria nel collocare il punto di uscita dalla recessione italiana nella seconda metà del 2013.

“Anche la stime fatte dalla Bce, a cui hanno collaborato le banche centrali [nazionali], vedono una situazione leggermente migliore nel terzo e quarto trimestre del 2013. Si tratta di segnali che sono all‘opera”, ha detto il direttore generale della banca centrale, Fabrizio Saccomanni, intervenendo al seminario del Csc.

DOMANDA INTERNA RESTA DEPRESSA

Il Csc ha peggiorato anche le proiezioni per il deficit/Pil nel 2012 a 2,3% da 2,1%, nel 2013 a 1,9% da 1,4%, mentre per il 2014 la stima è di 1,8%.

Per il debito/Pil il Csc stima un 2012 a 125,9% da 125,6%, un 2013 a 126,7% a 126, mentre il 2014 viene visto a 125,4.

Secondo la Confindustria le manovre fiscali del governo italiano stanno dando i loro frutti tanto che si “escludono e sconsigliano nuove manovre nel 2013 perché nessuno (Fmi, Ocse e Ue) ce le chiede”, ha detto il capoeconomista Luca Paolazzi nel corso del briefing.

Gli economisti del Csc sono preoccupati anche dall‘andamento di altre variabili che possono aumentare l‘instabilità come il fiscal cliff americano - “che gli Usa risolveranno come sempre grazie al loro pragmatismo” - e la nuova leadership cinese che “appare più conservatrice di quanto atteso”.

In Italia, la domanda interna è “a dir poco depressa: gli investimenti rispetto al Pil e i consumi delle famiglie sono al punto più basso dal dopoguerra”, dice lo studio.

Nella zona euro “è indispensabile che prosegua il cammino verso la maggiore integrazione, si spalmi su un arco di tempo ragionevolmente più lungo il raggiungimento degli obiettivi dei conti pubblici, si realizzino le riforme strutturali per chiudere i divari di produttività”.

A mitigare le difficoltà, l‘andamento del prezzo del petrolio che viene visto in calo, e alcune situazioni di fatto come la vetustà del “parco macchine italiane, molto vecchio, [che dovrebbe] spingere le persone a cambiare facendo aumentare un po’ la domanda che non ritornerà, però, a 1,6 milioni” di auto vendute, il livello del mercato prima della crisi.

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