26 novembre 2012 / 11:48 / tra 5 anni

Italia, in 2013 missione Fmi su stabilità finanziaria, Abi su piede di guerra

Il simbolo del Fondo monetario internazionale. REUTERS/Kim Kyung-Hoon

di Giselda Vagnoni

ROMA (Reuters) - Il Fondo monetario internazionale effettuerà il prossimo anno il rapporto sulla stabilità finanziaria dell‘Italia e le banche italiane sono sul piede di guerra per evitare la richiesta di nuovi rafforzamenti del capitale come successo dopo gli stress test dell‘European banking authority (Eba).

Le ultime fotografie scattate dagli esperti di Washington sulla qualità dei crediti nazionali sono state, infatti, considerate fuorvianti dall‘Associazione bancaria italiana (Abi).

Per mettersi al riparo da una lettura incompleta dei dati di bilancio delle banche nazionali, l‘Abi ha deciso di commissionare uno studio comparato a un soggetto indipendente.

“Il Fondo monetario internazionale l‘anno prossimo fa una valutazione sulla stabilità finanziaria del Paese. Se questo è un percorso per inventarsi un nuovo cataclisma abbiamo tempo per prepararci”, ha detto il presidente dell‘Abi Giuseppe Mussari.

“La nostra richiesta è che si faccia su criteri omogenei. Pagheremo un tutor” per effettuare uno studio comparato con un consulente indipendente.

Il presidente dell‘Abi ha precisato che la missione sarà in Italia a gennaio e che “c‘è tempo da qui a febbraio” per redarre lo studio.

L‘Italia è stata sottoposta l‘ultima volta nel 2005 al cosiddetto Financial Sector Assessment Program (Fsap), una analisi approfondita del settore finanziario di un determinato Paese. In questo momento missioni simili si stanno svolgendo in Francia e Giappone e nel 2013 sarà esaminata anche la Svizzera, secondo un documento del Financial Stability Board (Fsb).

“Nell‘ambito del Fsap verranno effettuati degli stress test sul settore bancario italiano”, ha detto a Reuters una fonte vicina alla vicenda.

Secondo i Financial Soundness Indicators dell‘Fmi le partite deteriorate del sistema creditizio italiano a fine 2011 rappresentavano l‘11,7% dei crediti a privati contro il 6% di quelle spagnole. Il grado di copertura delle banche italiane sarebbe pari al 41% contro il 56% della Spagna.

Queste cifre sono duramente contestate dall‘Abi secondo la quale sono stati usati aggregati non omogenei che hanno falsato il quadro.

“I dati iniziali devono essere uguali per tutti altrimenti è una truffa”, ha osservato Mussari, che è stato presidente della Banca Monte dei Paschi di Siena prima di andare a guidare l‘Abi nel 2010.

Gli istituti di credito italiano temono che, se queste distorsioni sui loro bilanci non saranno eliminate, l‘immagine complessiva dell‘Italia potrebbe subire un danno con conseguenze negative sul costo del debito e quindi un ulteriore impoverimento del portafoglio delle banche stesse.

Mussari vede il rischio che dopo il rapporto del Fondo si “ricominci a parlare di capitale” come successo dopo gli stress test dell‘Eba che hanno imposto al sistema bancario italiano un rafforzamento patrimoniale complessivo di circa 15 miliardi, a causa del deterioramente del valore dei titoli di Stato determinato dalla crisi del debito della zona euro.

IN ITALIA NON SERVE BAD BANK

“La nostra preoccupazione non è tanto per le banche italiane quanto per la fotografia del Paese che poi ne segue anche in termini di costo del debito pubblico” e valore dei titoli di Stato, ha spiegato Mussari in un seminario tenuto nel weekend.

La missione ufficiale del fondo comincerà in gennaio e durerà per circa un mese ma già a inizio novembre la delegazione ha fatto un primo giro di orizzonte a Roma e Milano dove ha incontrato le principali banche italiane tra cui Unicredit, Intesa SanPaolo e Mps nonchè rappresentanti della Banca d‘Italia e dell‘Abi.

“In due ore di incontro con gli esperti del Fondo abbiamo spiegato loro che il nostro organo di vigilanza ci chiede di considerare crediti deteriorati 4 categorie di impieghi e fa ispezioni continue mentre in altri Paesi l‘approccio è diverso”, ha raccontato il direttore generale dell‘Abi Giovanni Sabatini.

“Chiediamo anche che venga meglio rappresentata la questione delle garanzie”, che in Italia sono superiori che all‘estero.

Gli stress test di settembre sulle banche spagnole, secondo l‘Abi, hanno confermato la disomogeneità del confronto internazionale.

A fine dicembre l‘ammontare dei crediti deteriorati spagnoli in percentuale del totale dei crediti a residenti è pari all‘8,5% contro il 10,8% dell‘Italia. Il dato spagnolo sale al 26% se si considerano anche i crediti ristrutturati, non censiti nei bilanci delle banche spagnole ed è il dato confrontabile con l‘11% italiano che somma sofferenze, incagli, ristrutturati e scaduti.

Inoltre, in Spagna le coperture sui crediti deteriorati sono pari al 58% sulla base dei dati ufficiali. Il dato però scende al 18% considerando nel denominatore anche quei crediti ristrutturati non censiti nei bilanci delle banche spagnole. E’ il 18% spagnolo, in questo caso, il dato confrontabile con il 40% italiano che al denominatore somma sofferenze incagli, ristrutturati e scaduti, argomenta l‘Abi.

“La Banca d‘Italia è d‘accordo con noi nel dire che nel nostro paese le regole sono più rigorose che all‘estero ma sostiene anche che dobbiamo essere i primi della classe”, ha spiegato Sabatini.

Secondo le stime delle banche italiane il trend negativo del deterioramento degli attivi proseguirà sicuramente nel primo semestre del 2013 e forse anche nel secondo semestre ma non c‘è bisogno di soluzioni di sistema simili a quelle adottate in Spagna.

“Stiamo studiando se ci sia la necessità di soluzioni. In Spagna si è pensato a una ‘bad bank’. In Italia assolutamente non serve ma si può pensare a forme di cartolarizzazioni per ridurre il peso dei crediti deteriorati”, ha detto Mussari.

- ha contribuito Francesca Landini da Milano

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