November 23, 2012 / 5:58 PM / 5 years ago

Fisco, no Bundesrat incombe su trattative Italia-Svizzera

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Il Bundesrat, il Senato federale tedesco.Tobias Schwarz

di Elvira Pollina

MILANO (Reuters) - Se il voto della Camera alta tedesca, che ha bocciato l'accordo fiscale sottoscritto dalla Germania con la Svizzera, ufficialmente non cambia l'agenda degli incontri tra Roma e Berna, impegnate in un negoziato per un'intesa analoga, lo stop del Bundesrat è destinato ad avere ripercussioni sulle trattative in corso per tassare i capitali italiani illecitamente detenuti oltre confine.

A circa due mesi dal probabile scioglimento delle Camere, infatti, il governo italiano si trova a dover gestire un negoziato su cui al momento non sembra avere una solida maggioranza politica.

Se il Pdl sembra orientato verso un appoggio pressocchè incondizionato, il segretario del Pd Pierluigi Bersani ha dichiarato di non reputare adeguate le condizioni poste dalla Svizzera.

Del resto l'intesa proposta da Berna ha come base di partenza uno schema, cosiddetto Rubik, che i rappresentanti dei Lander tedeschi, a maggioranza verde e socialdemocratica, hanno definito troppo tenero con l'evasione, alla cui lotta il governo Monti ha fatto una sorta di bandiera.

Proprio questa eccessiva benevolenza verso chi in passato ha evaso il fisco ha portato il Bundesrat a bocciare tale intesa, che prevedeva l'imposizione di una tassa tra il 21% e il 41% sui fondi detenuti in Svizzera per sanare il pregresso più un'aliquota del 26% su redditi e utili da capitale per il futuro, in cambio della mantenimento della segretezza sui nomi dei titolari dei conti.

"Gli italiani sapevano della forte opposizione del Bundesrat. Il voto di oggi non cambia niente", ha dichiarato a Reuters il portavoce della Segreteria di Stato svizzera per le questioni finanziarie internazionali, Mario Tuor.

Similmente, una fonte del Tesoro ha ribadito che gli "incontri tra le due delegazioni previsti la prossima settimana si terranno come previsto. La trattativa prosegue".

Dal maggio scorso Italia e Svizzera hanno avviato un dialogo sulla tassazione dei capitali italiani detenuti oltreconfine, il cui valore è stimato tra 120-150 miliardi di euro.

Applicando per ipotesi un'aliquota del 25-30%, l'Italia potrebbe ottenere una somma una tantum pari a 30-45 miliardi, più il flusso annuo di entrate a regime.

Un tesoretto utile in un momento non facile per le casse dello Stato italiano, alla ricerca di soluzioni per abbattere il debito in una fase di crisi economica.

Nelle ultime settimane la Svizzera, che sta puntando sugli accordi bilaterali per cercare di preservare il segreto bancario messo a repentaglio dalle sempre più stringenti regole di riferimento internazionali e da governi a caccia di gettito nel tentativo di consolidare i propri bilanci, ha in qualche modo aumentato la pressione comunicativa per tirare la volata a un accordo con l'Italia.

Lunedì scorso Oscar Knapp, capo della divisione mercati del Dipartimento federale svizzero per le finanze, si è detto fiducioso sulla possibilità di arrivare a un accordo entro la fine di quest'anno.

Un'uscita che non è piaciuta al Tesoro e che ha spinto il ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, a puntualizzare che sul tavolo "ci sono ancora problemi in termini di trasparenza, scambio di informazioni e normativa anti-riciclaggio" e che l'intesa non può prevedere forme di "condono o amnistia".

Le stesse criticità evidenziate dal Bundesrat tedesco e che potrebbero essere cavalcate da alcune forze politiche già entrate in clima elettorale, pregiudicando un'eventuale ratifica, che per giunta potrebbe avvenire con un Parlamento diverso da quello in carica.

D'altra parte, alcuni osservatori non escludono che la bocciatura del Bundesrat, chiaramente una sconfitta per Berna, possa rendere la Svizzera più aperta a concessioni sul tema della trasparenza e della lotta all'evasione, che potrebbero permettere al governo di guadagnare un appoggio più convinto da parte delle forze più scettiche, Pd in testa.

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