19 novembre 2012 / 14:48 / tra 5 anni

Ipo Sea, Bonomi: payout fino a 70%, investimenti per 437 mln

Un'immagine dell'aeroporto di Malpensa, gestito da Sea.

MILANO (Reuters) - Il management di Sea è molto fiducioso sul buon esito dell‘offerta di vendita e sottoscrizione, destinata a far atterrare la società aeroportuale a Piazza Affari, e, per attrarre gli investitori, promette un payout fino al 70% nell‘arco di un triennio.

E’ quanto ha detto il presidente di Sea, Giuseppe Bonomi, nel corso della conferenza stampa che ha seguito la prima tappa del roadshow, nella sede di Borsa Italiana.

L‘offerta è partita stamattina e terminerà il prossimo 30 novembre. Le caratteristiche erano state anticipate da una fonte venerdì scorso.

Va aggiunto, come si legge nel prospetto, che l‘offerta pubblica (15%) prevede una tranche rivolta al pubblico indistinto, una riservata ai dipendenti, una porzione per i residenti delle province di Milano, Monza-Brianza, Varese e Novara, e una tranche riservata ai piccoli azionisti Sea.

Sono contemplate assegnazioni gratuite per gli azionisti che manterranno in portafoglio per almeno un anno il titolo Sea: un‘azione ogni venti per il pubblico indistinto, 17 ogni 250 per i dipendenti, un titolo ogni 15 per i residenti, 17 ogni 250 per i piccoli azionisti.

Dopo l‘eventuale esercizio dell‘opzione di greenshoe, Sea avrà una capitalizzazione borsistica, sulla base del range indicativo, compresa fra 906 milioni e 1,218 miliardi.

Illustrando l‘operazione, Bonomi ha più volte rimarcato il “fortissimo interesse del mercato per il settore e la società”. E si è detto ripetutamente fiducioso sul buon esito del collocamento, ponendo l‘accento sulla natura ‘resilient’ del business e sulle performance della società a cui fanno capo gli scali di Linate e Malpensa.

DIVIDENDI RICCHI PER ATTRARRE INVESTITORI

La leva principale per attrarre investitori è la politica di payout. “Prevediamo un dividend payout che arriverà fino al 70% nell‘arco di un triennio”, ha affermato Bonomi, rimarcando che è un dato significativamente più elevato rispetto ai competitor.

Il fatto che Sea operi in un business regolamentato, ovvero che garantisca un rendimento grosso modo certo (5% per il retail), e la politica di payout, nei piani del management, dovrebbero rendere appetibile un titolo non proprio a buon mercato.

Nel prospetto informativo vengono prese come comparable cinque società: Gemina, Fraport, Aeroports de Paris, Flughafen Wien e Flughafen Zuerich. Sono più o meno gli stessi peers elencati nel report di Banca Imi, uno dei global coordinator.

Questi comparable hanno un rapporto tra enterprise value ed Ebitda che va da 6,7 a 8,7. Sea, sulla base del range indicativo, esprime un multiplo che varia fra 8,4 e 10,2.

Difficile pensare, anche in considerazione dell‘Ipo discount, che Sea possa strappare una valorizzazione più alta dei comparable.

In effetti, dai primi sondaggi effettuati da Reuters tra i potenziali investitori, emerge un interesse piuttosto tiepido. E, in ogni caso, Sea viene considerata appetibile se il pricing sarà nella parte medio-bassa della forchetta.

La politica di payout, per quanto attraente, non sembra entusiasmare i potenziali investitori. “Dividendo alto? E’ un bene per le casse del Comune di Milano, meno per il business”, sintetizza uno di loro.

In conferenza stampa, Bonomi non ha escluso il coinvolgimento, in Ipo, di cornerstone investors, come fondi infrastrutturali e sovrani. “Siamo disponsibili a valutare l‘ipotesi”, ha detto l‘avvocato varesino, “se a loro interessa”. Ipotesi non priva di controindicazioni, perché se, da un lato, queste tipologie di investitori garantiscono il buon esito del collocamento, sottoscrivendo tranche significative, dall‘altro chiedono uno sconto sul prezzo.

Sconto che non può essere tale da portare il pricing al minimo della forchetta. Nelle settimane scorse, infatti, il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, ha esplicitamente detto che Asam (holding di Palazzo Isimbardi, unico socio di Sea a vendere titoli) non accetterà una valutazione di 800 milioni.

E Bonomi ha chiarito, semmai ve ne fosse bisogno, che, “se Asam rinuncia, l‘operazione non si può fare”.

TERZA PISTA FLESSIBILE

Bonomi ha spiegato che il contratto di programma, siglato con Enac, prevede investimenti per 437 milioni tra il 2013 e il 2015. Questa cifra comprende 181 milioni stanziati per la terza pista, che “verrà realizzata allor quando le condizioni di mercato lo richiederanno. Non c‘è un obbligo”, ha affermato il numero uno di Sea.

Secondo quanto affermato da alcune fonti di mercato, nei giorni scorsi, incontrando i potenziali investitori, Bonomi aveva detto che il piano d‘investimenti ammonta a 1,5 miliardi entro il 2020.

Il presidente, peraltro, ci ha tenuto a sottolineare più volte che il piano d‘investimenti è flessibile, “correlato al contratto di programma”.

Per esempio, “Malpensa non ha e non avrà limiti di capacità”. Lo scalo varesino ha la possibilità di accorpare altri 330 ettari, ovvero crescere di un terzo.

Non è mancato un accenno ai rapporti con il socio F2i, che, secondo indiscrezioni di stampa, ha votato contro la forchetta di prezzo. “I manager”, ha risposto Bonomi, “devono fare gli interessi della società. F2i ha approvato in assemblea la ripresa del processo di quotazione, mi interessano poco i distinguo”.

Alitalia, ha aggiunto il manager, “rappresenta il 24% del sistema (aeroportuale di Sea)”. Incide molto su Linate, ha ricordato, “ma anche in uno scenario di dismissione, che non ci risulta, ci sono miglialia di richieste di slot, non sarebbe un problema”.

Per quanto riguarda la destinazione dei fondi raccolti con l‘aumento di capitale, Sea punta in primo luogo a rifinanziare il debito. Come ha spiegato il direttore finanziario, Michele Pallottini, “anche se oltre il 50% del debito scadrà dopo il 2015, a febbraio va in scadenza un finanziamento bullet da 103 milioni”.

Bonomi, però, non ha escluso che la quotazione serva per dare una spinta ulteriore al ruolo aggregante che, ha ricordato, “immagino da sei anni” per Sea. Il gruppo, nella testa del manager, dovrebbe essere il perno per la creazione di un polo aeroportuale del Nord.

Da questo punto di vista, Bonomi non ha risparmiato una battuta ironica sulla lettera inviata da Bernardo Caprotti, patron di Esselunga, al Corriere della Sera, in cui s‘immagina un ruolo di hub per lo scalo di Montichiari (Brescia) e si boccia Malpensa.

“Caprotti è da decenni impegnato nel trasporto aereo”, ha detto Bonomi. “Portato a termine il collocamento, comincerò a occuparmi di grande distribuzione”.

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