5 giugno 2017 / 17:28 / tra 4 mesi

San Marino, Banca centrale cerca 100-150 mln entro giugno a sostegno liquidità banche-fonte

MILANO (Reuters) - La Banca centrale di San Marino si è attivata per reperire entro questo mese fino a 150 milioni di euro, portando a garanzia asset nella sua disponibilità, per assicurare un livello di liquidità adeguato al sistema bancario appesantito da 1,8 miliardi di crediti deteriorati lordi.

Lo dice una fonte a conoscenza del dossier aggiungendo che la valutazione degli attivi nei bilanci delle banche sammarinesi ha evidenziato esigenze patrimoniali legate a non perfoming loans pari a circa 490 milioni applicando i criteri di Basilea 3, riducibili a 260 milioni nelle valutazioni del governo.

Si tratta di importi considerevoli per il piccolo Stato, che conta poco più di 34.000 abitanti e il cui prodotto interno lordo nel 2016 si è attestato a poco più di 1,4 miliardi.

La riunione del Comitato di credito e risparmio dell‘istituto centrale sammarinese la settimana scorsa ha deliberato “l‘adozione di tutte le misure utili a garantire risparmiatori, depositanti e investitori”, secondo quanto si legge in un comunicato sul sito dell‘istituto centrale, firmato dal direttore generale Lorenzo Savorelli.

“La banca centrale è al lavoro per reperire un importo compreso tra 100 e 150 milioni da iniettare nel sistema bancario per assicurare la liquidità necessaria”, spiega la fonte che chiede di restare anonima vista la riservatezza della questione.

Si tratta, aggiunge, di una “misura tampone” per garantire un adeguato livello di liquidità agli istituti di credito, alle prese con un complesso processo di ristrutturazione.

La Banca centrale di San Marino, dall‘anno scorso guidata da Wafik Grais, che ha ricoperto in passato incarichi alla Banca Mondiale, non ha voluto commentare.

Gli istituti sammarinesi -- per decenni porto franco degli evasori fiscali italiani -- sono stati investiti da una crisi che minaccia la loro sopravvivenza e mette a rischio la tenuta delle finanze pubbliche.

Archiviato il segreto bancario, da quest‘anno San Marino applica lo scambio automatico di informazioni ma deve fare i conti anche con la debolezza dell‘economia negli ultimi anni e la conseguente eredità delle sofferenze.

GOVERNO NON VUOLE BAIL-IN

I sei istituti di credito del Titano superstiti alla fine del 2016, secondo il Fondo monetario internazionale, avevano in pancia crediti deteriorati lordi per 1,8 miliardi, pari al 113% del Pil.

San Marino non è membro dell‘Unione europea ma ha una convenzione monetaria con Bruxelles in virtù della quale utilizza l‘euro.

Tuttavia tale convenzione non impone alla Banca centrale europea e alle banche centrali nazionali dell‘Eurosistema l‘obbligo di includere gli strumenti finanziari della Repubblica di San Marino tra titoli consegnabili come collaterali nelle operazioni di rifinanziamento.

Nell‘ambito della convenzione monetaria, San Marino -- che sta negoziando un accordo di associazione con Bruxelles -- è tenuta a recepire la normativa riguardante il settore finaziario e bancario. L‘adozione della direttiva sulle risoluzioni bancarie -- secondo il calendario concordato dall‘ultimo comitato congiunto -- è prevista entro il primo settembre 2018.

“Il governo lavora per evitare il bail-in”, dice Simone Celli, 34 anni, segretario di Stato alle Finanze di un governo di coalizione di centrosinistra entrato in carica a dicembre.

Lo Stato è già principale azionista di Cassa di Risparmio, una banca che da sola conta circa la metà del settore bancario sammarinese e che dal 2013 ha ricevuto sotto diverse forme aiuti pubblici per complessivi 220 milioni di euro.

Nei piani dell‘esecutivo, dice Celli, c‘è la creazione di una bad bank di sistema che gestisca i crediti deteriorati riferibili ai clienti residenti, pari a circa la metà del totale.

Fitch, intanto, venerdì sera ha tagliato il rating sovrano di San Marino, abbassandolo a BBB-, con outlook stabile, avvertendo che la situazione del sistema bancario richiederà un intervento di ricapitalizzazione pubblico considerevole, andando ad aumentare il debito, attualmente al 21,6% del Pil.

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