1 giugno 2017 / 10:00 / 4 mesi fa

Mps, accordo di principio con Ue su ricapitalizzazione precauzionale

Mps, accordo di principio con Ue su ricapitalizzazione precauzionale REUTERS/Stefano Rellandini/File Photo

BRUXELLES/MILANO (Reuters) - La Commissione europea ha comunicato di aver raggiunto un accordo di principio con l‘Italia per la ricapitalizzazione precauzionale di Banca Mps, che prevede un severo piano di ristrutturazione, tetto agli stipendi dei manager e il burden sharing per azionisti e obbligazionisti subordinati.

L‘accordo, dopo mesi di negoziati avviati alla fine dello scorso anno, è stato fissato oggi tra la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager e il ministro dell‘Economia Pier Carlo Padoan e permette alla banca senese di essere ricapitalizzata in modo precauzionale con soldi pubblici secondo lo schema previsto dalla direttiva per le risoluzioni delle crisi che riserva questa opzione alle banche solventi.

In crisi da anni, appesantito da crediti deteriorati e scandali nella gestione, il Monte dei Paschi è stato costretto a chiedere l‘aiuto dello Stato dopo aver fallito il piano per ricapitalizzare con mezzi privati la banca. La Bce ha individuato una carenza di capitale per 8,8 miliardi di euro. Dal 22 dicembre il titolo è sospeso dalle contrattazioni di Borsa.

Lo Stato, che alla fine potrebbe coprire con 6,6 miliardi quella necessità di capitale, diventerebbe di gran lunga il primo azionista di Siena con una quota attorno al 70%.

Per poter ricevere il via dell‘Antitrust all‘uso di capitali pubblici, Mps dovrà adottare un piano “di profonda ristrutturazione”, spiega la nota, in grado di assicurare la sostenibilità della redditività della banca nel lungo periodo.

Inoltre l‘accordo prevede che il capitale azionario e gli obbligazionisti subordinati contribuiscano al costo del risanamento per limitare al massimo possibile l‘uso di risorse pubbliche con il cosiddetto burden sharing.

Nella nota la commissaria Vestager dice inoltre che la banca si impegna nel suo piano di ristrutturazione “a pulire il proprio bilancio dalle sofferenze”.

Mps, si spiega nella nota, “venderà il suo intero portafoglio di non-performing loans a condizioni di mercato, per ridurre i rischi nel suo bilancio”, una operazione da 26 miliardi di euro per la quale la banca ha annunciato lunedì scorso un negoziato in esclusiva con Atlante e altri investitori fino al 28 giugno.

Secondo fonti vicine al dossier, il prezzo a cui Mps venderà le sue sofferenze sarà decisivo, perché un prezzo troppo basso richiederebbe nuove rettifiche in bilancio.

I dettagli del piano del Monte non sono noti ma ci si aspetta che prevedano riduzioni di personale per migliaia di unità e la chiusura di centinaia di filiali.

Allo stesso tempo la banca adotterà misure per incrementare la sua efficienza e tra queste è previsto, secondo le regole Ue, che si fissi un tetto alle retribuzioni dei top manager entro massimo 10 volte la retribuzione media del dipendente Mps.

Come previsto inoltre, gli obbligazionisti subordinati retail che sono vittime di vendite non corrette potranno essere compensati secondo uno schema che è separato dal burden sharing.

“Mps compenserà i titolari retail di obbligazioni subordinate che sono stati oggetto di mis-selling convertendo quei titoli in azioni e poi comprando quelle azioni da questi investitori. Mps pagherà questi obbligazioni con dei più sicuri titoli senior”, spiega la nota.

L‘accordo di principio è condizionato alla parallela conferma da parte della Bce che la banca sia solvente e che rispetti i requisiti di capitale e che l‘Italia ottenga la conferma formale da parte di investitori privati sull‘acquisto dell‘intero portafoglio di sofferenze.

La notizia dell‘accordo per il Monte dei Paschi è stata commentata con interesse dall‘AD di Pop Vicenza e presidente del comitato strategico di Veneto Banca, Fabrizio Viola.

“Nella misura in cui un dossier si chiude, probabilmente c‘è più spazio per lavorare sul nostro”, ha detto Viola.

Le due banche hanno chiesto, come Mps, un aiuto per la ricapitalizzazione pubblica e la Commissione avrebbe chiesto 1,2 miliardi di capitali privati in più per poter accettare l‘uso di fondi pubblici.

Il negoziato è in corso e secondo fonti vicine al dossier il governo punterebbe a far dimezzare la richiesta della Commissione e poi a cercare di coinvolgere private equity per coprire la differenza di capitale richiesta per le Venete. Su questo ultimo punto Viola ha detto che è un‘ipotesi.

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