Debito pubblico, Italia tra paesi con scarsi margini fiscali-Fmi

mercoledì 1 settembre 2010 20:09
 

MILANO, 2 settembre (Reuters) - Il debito pubblico dell'Italia - insieme a quello di Grecia, Giappone e Portogallo - è tra i più vicini al limite oltre il quale diverrebbe insostenibile, all'interno di un campione che raccoglie i maggiori paesi avanzati.

Lo sostiene il Fondo monetario internazionale in uno di tre studi pubblicati sulla situazione delle finanze pubbliche nei paesi industrializzati.

In un paper intitolato "Fiscal space" - firmato dagli economisti Jonathan D. Ostry, Atish R. Ghosh, Jun I. Kim e Mahvash S. Qureshi - gli economisti studiano le dinamiche del debito per un campione di 23 paesi avanzati, esaminando anche le esperienze passate dei diversi governi.

"Grecia, Italia, Giappone e Portogallo sembrano avere il minor spazio fiscale [tra le 23 nazioni del campione] e anche Islanda, Irlanda, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno vincoli nel loro margine di manovra fiscale, per la maggior parte a causa della veloce accumulazione del debito prevista nei prossimi anni", si legge nel paper pubblicato dall'organismo di Washington.

Tra i paesi con più margini fiscali tra i 23 del campione si trovano, invece, Australia, Danimarca, Corea, Nuova Zelanda e Norvegia.

"Assenza di margine fiscale non significa che [per questi paesi] sia imminente, o anche probabile, una qualche forma di crisi fiscale, ma sottolinea la necessità di piani di aggiustamento credibili - ed è degno di nota che un certo numero di paesi abbia già dimostrato la volontà politica di fare aggiustamenti che si discostano in modo significativo dalla loro performance storica", sottolineano gli economisti.

Tuttavia, affermano che, se un paese è vicino al proprio debito limite - come succede per Italia, Grecia, Giappone e Portogallo - "si rendono necessarie misure che aumentino la probabilità che il debito rimanga su un percorso sostenibile e che convincano i mercati che la politica fiscale non sta procedendo su una linea di 'ordinaria amministrazione'".

Nel paper il debito italiano è proiettato a 124,7% del Pil nel 2015 a fronte di un livello del quoziente a 115,8% a fine 2009. Nel campione dei 23 paesi analizzati da Washington, peggio dell'Italia farebbero solo il Giappone, con un debito al 250% del Pil a fine quinquennio, e la Grecia, con un quoziente a 158,6%. Gli Stati Uniti seguono a ruota con un debito a 109,7% del Pil nel 2015.

A questo paper si affiancano altri due studi: uno dedicato alle tendenze di lungo periodo delle finanze pubbliche nei paesi del G7 - firmato da Carlo Cottarelli e Andrea Schaechter - e un ultimo sugli effetti del fallimento di uno stato sovrano tra le economie avanzate - stilato da Carlo Cottarelli, Lorenzo Forni, Jan Gottschalk e Paolo Mauro.

"L'alto debito è dovuto non solo alla crisi finanziaria, ma anche a una politica fiscale debole negli scorsi decenni, quando il debito saliva nei periodi difficili e non scendeva negli anni favorevoli" dice Cottarelli, responsabile del dipartimento Affari fiscali dell'Fmi, per sintetizzare il messaggio che emerge dai tre studi.

Se ridurre il debito si fa ora più difficile a causa delle pressioni sulle finanze pubbliche derivanti dall'invecchiamento della popolazione e dal riscaldamento del pianeta, "diventano critiche" riforme fiscali di lungo termine che garantiscano un miglioramento graduale, ma sostenuto dei livelli di debito dei diversi paesi nei prossimi decenni, conclude Cottarelli.