PUNTO1-Certificati verdi, 4 ipotesi di compensazione allo studio

mercoledì 16 giugno 2010 21:07
 

(aggiunge nota Prestigiacomo)

ROMA, 16 giugno (Reuters) - Il governo ha sul tavolo quattro ipotesi di intervento per compensare i produttori di energia rinnovabile per l'eliminazione dell'obbligo di riacquisto dei certificati verdi previsto dall'articolo 45 della manovra.

Lo riferisce una fonte governativa chiedendo di rimanere anonima.

"Allo studio ci sono quattro ipotesi. La prima è l'aumento della quota obbligatoria in modo da ridare valore economico ai certificati verdi che sono in mano agli operatori. La seconda è di limitare il rimborso obbligatorio a tutto il 2010 compreso facendolo coincidere con l'arrivo del nuovo sistema d'incentivazione per le fonti rinnovabili. La terza prevede la semplice abolizione dell'articolo 45 con il ritorno alla situazione precedente. Infine, l'ultima possibilità su cui si sta lavorando è una forma di compensazione finanziaria dei produttori, con l'intervento del sistema bancario", ha detto la fonte.

La normativa sui certificati verdi prevede che tutte le imprese elettriche abbiano una quota obbligatoria di produzione di energia da fonti rinnovabili pari al 6%. Quota che si può raggiungere sia con produzione propria sia acquistando i certificati verdi dai produttori da fonti rinnovabili.

In questo modo si intendeva finanziare le energie pulite garantendo un incentivo che veniva assicurato attraverso l'obbligo di riacquisto dei certificati da parte del gestore dei servizi elettrici (Gse). Riacquisto finanziato attraverso un'apposita tariffa in bolletta.

L'articolo 45 della manovra 2011-2012 ha abolito l'obbligo di riacquisto dei certificati per gli anni dal 2009 in poi.

Sull'argomento, il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha detto in una nota di condividere "la decisione della Commissione Ambiente del Senato che ha chiesto di rivedere l'art. 45 della manovra che incide sul meccanismo dei certificati verdi per le fonti di energia rinnovabile".

"L'impegno del Governo a sostegno delle rinnovabili - prosegue Prestigiacomo nella nota - è sempre stato chiaro e incisivo e ne è prova anche la grande crescita del settore. E' opportuno quindi ridiscutere una norma che potrebbe rappresentare un handicap allo sviluppo delle energie pulite nel nostro paese".