PUNTO 1-Incentivi, Napolitano promulga legge con rilievi critici

sabato 22 maggio 2010 14:51
 

(aggiorna con comunicato Quirinale, dettagli lettera rilievi critici)

ROMA, 22 maggio (Reuters) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha promulgato la legge di conversione del cosiddetto decreto incentivi ma con alcuni rilievi critici sull'iter di conversione e sulle troppe modifiche definite "rilevanti" al testo originario del decreto.

Lo riferisce una nota del Quirinale, dopo che due precedenti note di Senato e Camera avevano annunciato la lettera di rilevi inviata dal capo dello Stato al premier e ai presidenti di Montecitorio e Palazzo Madama, che a loro volta ne hanno inviato copia ai presidenti dei gruppi delle due camere.

"Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha accompagnato la promulga della legge di conversione del decreto-legge 25 marzo 2010, n.40, cosiddetto 'incentivi' - si legge nel comunicato del Quirinale - , con una lettera ai presidenti della Camera e del Senato e al presidente del Consiglio, in cui esprime rilievi critici sul piano istituzionale in ordine all'iter di conversione nonché a specifiche rilevanti modifiche del testo originario del decreto".

Il decreto legge incentivi era stato approvato prima alla Camera e poi al Senato facendo ricorso al voto di fiducia. Il provvedimento prevede 300 milioni di incentivi ai consumi e 120 milioni di incentivi fiscali per settori in crisi.

Il Quirinale ha poi diffuso il testo della lettera in cui il presidente della Repubblica critica la tecnica legislativa di modificare profondamente e "gonfiare" di contenuti i decreti legge che dovrebbero avere la loro ragion d'essere nei requisiti di "straordinaria necessità e urgenza".

Napolitano stigmatizza poi che il frequente ricorso alla fiducia "comprima" il ruolo del Parlamento, presenta alcuni rilievi specifici su alcune norme definite "irragionevoli" e, in sostanza, comunica di aver promulgato la legge solo per evitare la decadenza del decreto legge. Inviando infine un richiamo ala senso di responsabilità del governo e del Parlamento "affinché non si alterino gli equilibri costituzionali".