21 maggio 2010 / 17:58 / 7 anni fa

PUNTO 1-Bersani lancia Pd "d'attacco",boccia governo d'emergenza

(riscrive, accorpa pezzi precedenti)

di Massimiliano Di Giorgio

ROMA (Reuters) - Un Partito democratico pronto all‘ostruzionismo in Parlamento sulle norme anti- intercettazioni, che minaccia di lasciare la commissione bicamerale se non usciranno “tabelle chiare” sul federalismo fiscale e che chiede di tassare rendite e patrimoni per fra fronte alla crisi.

E’ quello tratteggiato oggi dal leader Pier Luigi Bersani che, nella sua relazione all‘assemblea nazionale in corso alla Fiera di Roma fino a domani, ha anche escluso ipotesi di governi di “emergenza” o di salute pubblica, affermando che “adesso, di fronte a noi, c’è (il premier Silvio) Berlusconi”.

E nella due giorni democratica, aperta insolitamente sulle note del gruppo heavy metal tedesco Scorpions -- anche se la canzone in questione era una ballata -- il segretario incassa subito la disponibilità della minoranza interna che, con Piero Fassino, dice ai cronisti: “C’é uno sforzo significativo per non limitarsi a denunciare l‘inadeguatezza del governo e a individuare proposte in positivo sui principali temi del paese a partire dalla crisi e dalla manovra”.

“NON ANCORA RIUSCITI A INTERPRETARE DISAGIO”

Nella sua relazione di una ventina di pagine Bersani è sembrato correggere in parte l‘ottimismo delle dichiarazioni che avevano seguito le elezioni regionali, vinte dal Pdl. Per il leader Pd è “incontrovertibile” che il partito di centrosinistra non è riuscito a intercettare il “disagio” dell‘opinione pubblica.

“Per quante sfumature possiamo usare per interpretare le recenti elezioni regionali, il fatto incontrovertibile è che non siamo ancora riusciti ad intrepretare il disagio e l‘inquietudine profondi che il paese vive e che si esprimono piuttosto in disamoramento o in radicalizzazione impotente”, ha detto Bersani.

Per affrontare “il problema” non serve fare “girotondi su noi stessi”, ma invece occorre andare “direttamente al cuore dei problemi degli italiani”, partendo dalla lotta alla corruzione, dalla “etica pubblica”, prima di tutto guardando proprio all‘interno del Pd.

Ma la corruzione è stata anche il primo terreno di scontro con la maggioranza di centrodestra, impegnata in questi giorni a far passare una legge restrittiva sulle intercettazioni che oggi è stata in qualche modo criticata anche dal vice ministro della Giustizia Usa, Lanny Breuer, preoccupato degli effetti sulla lotta alla criminalità organizzata.

Bersani, dicendo che le nuove norme previste “danneggiano gravemente le indagini”, oltre a “mettere un bavaglio” alla stampa, ha annunciato che il Pd farà ostruzionismo in Parlamento.

TASSARE RENDITE E PATRIMONI

Ma al centro della relazione del segretario Pd -- in carica da sette mesi, dopo le primarie dell‘ottobre 2009 -- c’è soprattutto la questione della crisi economica, mentre il governo si appresta a varare una manovra che si aggirerebbe sui 25 miliardi di euro. La richiesta esplicita di Bersani, come del resto da tempo chiede anche la Cgil, è quella di tassare rendite e patrimoni. Oltre a non bloccare gli investimenti.

“Noi convergiamo verso le economie più deboli d‘Europa e ci allontaniamo dalle economie più forti mentre all‘interno il Sud si allontana dal Nord”, ha detto, osservando che “la crisi ha accelerato questo scivolamento. In due anni abbiamo perso quasi il doppio della ricchezza rispetto all‘area euro. Dovremmo crescere il doppio per tenere il passo”.

“Star fermi non ha messo al riparo i conti pubblici”, ha soggiunto. “Non c‘entra la Grecia. L‘unica spesa su cui risparmieremo sarà la spesa per interessi”.

Dunque, per il capo del principale partito di opposizione la soluzione è favorire la crescita: “... Senza un po’ di crescita in più non terremo i conti a posto e alla lunga non convinceremo i mercati perché a ritmi di crescita così bassi il debito non si assorbirà mai”.

“Non c’è stata nessuna riforma utile a stimolare l‘economia... Tutto si è scaricato sugli investimenti, sui redditi medio-bassi e sulle fasce di povertà. Nessun contributo è venuto dalla ricchezza e dalla rendita...”.

Poi, elencando una serie di misure alternative, olltre a ridurre le tasse su lavoro, impresa e famiglie, Bersani ha chiesto di “mettere il carico sulle rendite e sulle ricchezze, come avviene in tutti i Paesi del mondo avanzato, nessuno dei quali, aggiungo, esclude il patrimonio dalla responsabilità collettiva”.

VIA DALLA BICAMERALE?

Al termine di un lungo attacco alla Lega Nord -- che pure da tempo dice di cercare il dialogo sul federalismo proprio col Pd -- Bersani ha minacciato che senza “parole chiare” e “tabelle chiare” sul nuovo sistema fiscale nell‘ambito del nuovo corso federalista il Pd non parteciperà più al confronto in commissione bicamerale.

“Non intendiamo contiuare a dare il nostro contributo in Commissione bicamerale girando sempre intorno alle premesse”, ha detto il segretario nella sua applaudita relazione .

“O si arriva finalmente a parole chiare e a tabelle chiare sul nuovo quadro della fiscalità o faranno senza di noi”.

Infine l‘ex ministro dello Sviluppo economico di Romano Prodi è sembrato voler liquidare le discussioni degli ultimi giorni sull‘ipotesi di governo di unità nazionale, o di “emergenza”, rilanciata anche dal leader dell‘Udc Pier Ferdinando Casini.

“L‘emergenza non è una proposta politica”, ha chiarito Bersani. “L‘emergenza può essere un fatto e di fronte ad un fatto una grande forza nazionale come la nostra sa prendersi le proprie responsabilità. Adesso, di fronte a noi, c’è Berlusconi”.

“Nostro compito è condurre un‘opposizione netta e visibile e costruire non in astratto ma nel vivo dei problemi attuali il progetto di alternativa”.

Intanto, dunque, il Pd è impegnato a costruire il suo progetto politico e di governo, che domani verrà approvato dall‘Assemblea nazionale e che è proiettato sul 2011: due anni prima, comunque, della scadenza naturale della legislatura.

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