Maggioranza greci dice no a sacrifici per uscire da crisi

sabato 19 dicembre 2009 15:43
 

ATENE, 19 dicembre (Reuters) - Almeno due terzi dei greci non intendono fare sacrifici finanziari personali per aiutare il governo a trovare un modo per uscire dalla crisi fiscale. Lo dice un sondaggio diffuso oggi.

Nelle ultime settimane titoli azionari, bond e credit default swap greci sono andati tutti male sull'onda della preoccupazione per il deterioramento finanziario del paese, che fa parte della zona euro.

Le agenzie di rating e i leader politici Ue hanno fatto appello alla indebitata Grecia affinché segua l'esempio dell'Irlanda, che ha ottenuto consenso tagliando i salari a centinaia di migliaia di impiegati pubblici.

Ma il 65,4% di 2.200 persone intervistate in tutto il paese dall'agenzia Metron Analysis per conto del quotidiano Imerisia hanno risposto di non essere preparate a fare sacrifici per aiutare le finanze pubbliche.

Per il 63,7% del campione la colpa della situazione è da attribuire agli sprechi e alla corruzione del governo.

La Grecia, che continua a violare le regole di bilancio della zona euro, è colpita dalla sua prima recessione in 16 anni. Nonostante questo il governo si è impegnato a ridurre entro l'anno prossimo il deficit di bilancio di 4 punti percentuali rispetto all'8,7 del Pil.

L'agenzia Standard & Poor's ha tagliato il rating della Grecia da A- a BBB+ mercoledì scorso. Fitch Ratings ha già rivisto al ribasso la posizione greca la scorsa settimana e Moody's, l'altro maggiore arbitro della situazione creditizia, dovrebbe presto dare il suo giudizio.

Una delle ragioni dei downgrade sarebbe l'attesa resistenza politica ai piani del governo socialista per ridurre il deficit statale dal 12,7% del Pil previsto quest'anno al limite Ue del 3% entro il 2013.

Il nuovo governo socialista greco ha vinto le elezioni del 4 ottobre su un programma di tasse per i ricchi e aiuti per i poveri, con la lotta all'evasione fiscale, agli sprechi pubblici e alla corruzione.

Nonostante la crisi finanziaria, i socialisti hanno ancora un discreto vantaggio sui conservatori nei sondaggi, con il 38,3% contro il 27,9 di Nuova Democrazia, sconfitta alle elezioni di due mesi fa.