Fmi,si inizia a parlare di exit strategy su debito,banche-Draghi

domenica 26 aprile 2009 13:44
 

WASHINGTON, 26 aprile (Reuters) - Anche se l'economia mondiale non è ancora uscita dalla crisi, ministri e banchieri centrali dei paesi avanzati stanno iniziando a valutare le vie d'uscita per far cessare le misure straordinarie utilizzate in questi mesi per puntellare l'economia, senza provocare nuove scosse.

Si tratta delle 'exit strategy' che dovranno essere attuate nelle maggiori economie a crisi esaurita, per far uscire lo Stato dal capitale delle banche, per riportare il debito pubblico a livelli sostenibili e per ricondurre la politica monetaria a misure ordinarie.

Ne ha fatto accenno ieri in tarda serata Mario Draghi, governatore della Banca d'Italia e membro del consiglio governativo della Banca centrale europea, in una conferenza stampa nell'ambito degli Spring meeting del Fondo monetario.

"Si è parlato di exit strategy durante la colazione dell'Imfc [International monetary and financial committee del Fondo monetario] di cosa fare dei pacchetti azionari detenuti dai governi nel capitale delle banche - dal momento che nessuno si aspetta che gli Stati detengano azioni bancarie per sempre - di come ridurre il debito pubblico - che sta crescendo dappertutto - e della politica monetaria" ha riferito Draghi.

"È difficile, però, affrontare questi argomenti in dettagli visto che la crisi non è finita".

Il comunicato emesso al termine dell'Imfc - un consiglio che riunisce un gruppo ristretto di paesi membri del Fondo - cita la necessità di sviluppare strategie d'uscita credibili per far cessare lo stimolo fiscale una volta che la crisi si sarà esaurita.

Il comitato ribadisce la necessità di ristabilire la stabilità finanziaria per avviare la ripresa e da l'ok all'aumento delle risorse del Fondo per la prima tranche di 250 miliardi di dollari dei 500 miliardi decisi dal G20 a inizio aprile. Nel documento c'è poi l'impegno ad agire in maniera urgente per dare più spazio ai paesi emergenti all'interno dell'Fmi.

RIMANE RISCHIO DEFLAZIONE PER ECONOMIA MONDIALE

Tornando alla diagnosi sullo stato dell'economia mondiale, il governatore della Banca d'Italia ha detto nella conferenza stampa di ieri sera che "c'è una lunga lista di indicatori [macroeconomici] meno brutti del solito", ma ha sottolineato come non sia ancora possibile dire che il peggio è alle spalle per l'economia mondiale.

Per Draghi esiste ancora il rischio che la recessione economica peggiori e, più in dettaglio, tra i pericoli che corre nel breve periodo l'economia mondiale "non c'è l'inflazione, ma la deflazione, non l'acuirsi degli squilibri globali, ma il peggioramento della contrazione economica, e c'è il pericolo di un aumento della disoccupazione".