Pensioni, Sacconi: paradossale equiparare vecchiaia uomini-donne

martedì 9 dicembre 2008 20:38
 

ROMA, 9 dicembre (Reuters) - La condanna arrivata all'Italia dalla Corte europea per la disparità nell'età di pensionamento di vecchiaia fra uomini e donne riguarda solo il settore pubblico, dunque il 20% delle occupate. Parificare la vecchiaia rappresenterebbe dunque per lo Stato italiano un risparmio esiguo di 250 milioni di euro a regime.

Inoltre, una eventule equiparazione estesa anche al privato sarebbe paradossalmente svantaggiosa per le donne che, entrando al lavoro mediamente più tardi degli uomini, accumulerebbero i contributi necessari per la pensione di vecchiaia più tardi dei colleghi maschi.

E' quanto ha spiegato oggi il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenendo a un convegno sulle pensioni e le donne, organizzato dai radicali.

Il governo "sta studiando il dispositivo della sentenza per rispondere alla Corte europea ma la sentenza non ci impegna nel settore privato dove peraltro l'uscita dal lavoro delle donne è sostanzialmente equiparata a quella degli uomini. Un allargamento di questo principio nel settore privato sarebbe quindi ingiusto e paradossale perché alzare alle donne l'età pensionabile di vecchiaia finirebbe per farle andare in pensione più tardi rispetto agli uomini", ha detto il ministro.

La sentenza della Corte del Lussemburgo di metà novembre dice che è discriminante verso le donne l'obbligo di andare in pensione a 60 anni, quando tale limite per gli uomini è fissato a 65 anni, come previsto dalla normativa per i dipendenti pubblici e ciò è contrario agli obblighi imposti dalla normativa Ue.

La spesa pensionistica italiana è da sempre nel mirino Ue e, secondo il Dpef 2009-2013, crescerà rispetto al Pil fino a raggiungere intorno al 2038 un picco al 15,3%, per poi scendere a circa il 14% nel 2050.

Le norme attualmente in vigore sulla previdenza prevedono che dal 2008 l'età pensionabile salga a 58 anni. Dal 2009 in avanti sarà introdotto un mix di età e quote per arrivare nel 2013 a quota 97, con età minima a 61 anni.

Sacconi si è sempre dichiarato contrario all'equiparazione dei requisiti per l'accesso alla pensione di vecchiaia tra uomini e donne nelle attuali condizioni del mercato del lavoro italiano. Il Pdl aveva presentato una proposta di legge insieme con i Radicali finalizzata a aumentare il requisito di età delle donne a 62 anni.

Attualmente le donne hanno diritto alla pensione di vecchiaia a 60 anni e gli uomini a 65.