20 ottobre 2008 / 09:31 / 9 anni fa

Crisi, per i banchieri è tempo di scusarsi?

di Golnar Motevalli

LONDRA, 20 ottobre (Reuters) - Nessuno si aspetta che un “Signore dell‘Universo” caduto in disgrazia si scusi. Ma per alcuni docenti universitari il fatto di giustificarsi -- con tutti i rischi di cause legali che comporta -- può essere la base di una rinnovata fiducia.

Con i mercati globali paralizzati dall‘incapacità di fare affidamento su una controparte, e mentre la fiducia e la responsabilità rappresentano lo “zoccolo duro” dei dibattiti su un controllo che sia effettivo, per alcuni un piccolo bagno d‘umiltà in questo momento potrebbe aiutare i banchieri a riguadagnare fiducia in futuro.

Negli Usa, numerosi studi indicano che i medici che si scusano apertamente per i loro errori in realtà riducono il rischio di essere portati in tribunale dai pazienti e dalle loro famiglie, apparentemente perché la risposta emotiva convince la gente a fidarsi di loro.

Il cammino che i banchieri devono percorrere per ristabilire la fiducia sarà difficile ma alla fine necessario, dice Daniel Diermeier, professore di “Regulation and competitive practice” presso la Kellogg Management School della Northwestern University.

“Gli amministratori delegati di servizi finanziari non sono esattamente noti per la loro umiltà... l‘arroganza è alquanto parte del necessario portafoglio che serve per arrivare al vertice”, dice Diermeier parlando al telefono dagli Usa.

Il caso citato dal professore per fare un esempio è quello della linea aerea interna Usa, Southwestern Airlines, che nel 2005 fu sottoposta a un‘attenzione continua dai media dopo che un suo aereo uscì dalla pista provocando la morte di un bimbo di sei anni.

A poche ore dall‘incidente, l‘amministratore delegato disse nel corso di una conferenza stampa: “Non ci sono assolutamente parole per far capire davvero qual è la nostra pena e la nostra tristezza per la tragedia”.

I giornali pubblicarono i commenti di analisti che apprezzarono la risposta dell‘Ad, che potenzialmente poteva fissare un nuovo standard nel modo in cui le linee aeree affrontano le crisi.

Dopo un calo dell‘1,5% subito dopo il crash, le azioni della Southwest conobbero un rialzo del 3,5% in pochi giorni e, entro il marzo del 2006, l‘azione valeva l‘11% in più rispetto a prima dell‘incidente.

“(I servizi finanziari mostrano) un comportamento completamente diverso”, dice Diermeier. “Dato che i prodotti sono complicati, c’è l‘idea che bisogna essere più furbi degli altri e l‘aggressività è ben vista”.

SENTIRSI ORRIBILI

Da uno dei più importanti collassi bancari dell‘attuale crisi -- quello della britannica Northern Rock nel settembre 2007 -- gli istituti di credito falliti hanno mostrato diversi gradi di contrizione.

Richard Fuld, ad di Lehman Brothers, ha detto alcuni giorni fa a una commissione parlamentare Usa di assumere la piena responsabilità delle sue azioni e di sentirsi “in modo orribile per quello che è avvenuto alla società”, ma ha anche insistito sul fatto di condividere il biasimo con il Congresso e le autorità regolamentari del settore.

L‘intero management di Deutsche Bank si è impegnato a rinunciare quest‘anno ai bonus, dopo che lo stesso ha fatto l‘anno scorso John Mack, ad di Morgan Stanley.

Ma finora -- forse su consiglio dei legali -- le scuse presentate sono state molto superficiali. Steven Friel, un avvocato che si occupa di controversie per la studio legale Davis Arnold Cooper, dice che il suo telefono “sta squillando più spesso che da molto, molto tempo a questa parte”.

“Le azioni pesano più delle parole”, spiega Friel. “Per l‘uomo della strada, sapere che qualcuno ha rinunciato al bonus andrebbe bene come ascoltarne le scuse”.

“Appena cominci ad ammettere la responsabilità o a ipotizzare che puoi essere colpevole, apri la porta alle contestazioni legali. Non consiglierei a nessuno di spingersi così lontano fino a chiedere scusa per le proprie azioni”.

In Gran Bretagna, Hector Sants, Ad della Autorità per i Servizi Finanziari, ha recentemente presentato le proprie scuse. “Abbiamo detto che ci dispiace e io mi sto scusando per la scarsezza dei nostri controlli”, hanno scritto i media citando le sue parole.

A differenza che in Giappone, dove la cultura dello scusarsi è ampiamente diffusa, sembra da ingenui aspettarsi che una banca americana o britannica parli col cuore in mano all‘opinione pubblica.

Ma Keith Skeoch, Ad di Standard Life Investments, il settimo più importante gestore di fondi della Gran Bretagna, dice che il valore di scusarsi dovrebbe essere apprezzato, considerando il costo dell‘arroganza nel settore.

“E’ il prezzo dell‘arroganza quello di cui gli investitori sono realmente preoccupati.... riguarda la sicurezza che ci sia un buon impegno”, dice Skeoch.

Diermeier sostiene che in un‘attività che dipende fortemente dalla buonafede, un approccio empatico, aperto e trasparente verso il pubblico, i clienti e gli azionisti può raccogliere frutti.

“Più dipendi dalla buonafede più è importante che ne capisca gli effetti”.

Skeoch dice che l‘impegno sincero è cruciale per costruire e mantenere la fiducia, e l‘incapacità di un‘azienda a rispettare il punto di vista dell‘azionista può essere letale.

“Il silenzio è considerato come difensivo -- dice ancora il professore Diermeier --, se le società non parlano diamo per scontato il peggio”.

MOSTRARE VULNERABILITA’

Naturalmente, il detto “mai chiedere scusa, mai spiegarsi” non riguarda solo i banchieri. Ma pochi si aspettano che alla crisi attuale faccia seguito una nuova alba d‘umiltà nei servizi finanziari.

In ogni caso, gli esperti non vedono un precedente per un comportamento almeno un po’ avvilito, dal lato della responsabilità.

“Il vero caso comparativo per i servizi finanziari è il settore della contabilità, passato attraverso la catastrofe con Enron e Arthur Anderson,” dice Diermeier. “Si sono adattati, non solo per il modo in cui gli Ad operano, ma anche per il sistema con cui procedono internamente”.

“C’è più comprensione e consapevolezza del rischio per la reputazione. Penso che qualcosa dovrà accadere col settore dei servizi finanziari”.

Ma, per quel che riguarda un punto ampiamente condiviso anche da altri, Benjamin Ho, professore assistente di Economia alla Cornell Johnson School of Management, dice che le scuse devono anche sembrare sincere.

“Una scusa fabbricata con cura legale non serve. Per essere effettiva, deve rendere vulnerabile chi la pronuncia, lasciare la porta aperta alla possibilità di denunce in sede civile o altre sanzioni, o a quella di sembrare incompetenti”.

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