30 settembre 2009 / 15:49 / 8 anni fa

Banche italiane solide, non serve aiuto Stato - Fond. Rosselli

* Banche italiane ben capitalizzate

* Tremonti bond non necessari, lecito ricorrere a mercato

* Modello banca commerciale vincente in periodi di crisi

MILANO, 30 settembre (Reuters) - Le banche italiane sono ben capitalizzate e pertanto non hanno bisogno di essere salvate.

I punti di forza del sistema bancario nazionale, e in particolare l‘aderenza al modello tradizionale di banca commerciale rispetto a quello di banca di investimento e la vicinanza al territorio hanno permesso agli istituti italiani di reggere meglio delle concorrenti internazionali alla crisi senza bisogno di capitale pubblico per operazioni di salvataggio.

E’ quanto è emerso nel corso della presentazione del quattordicesimo rapporto sul sistema finanziario italiano della Fondazione Rosselli intitolato: “Dopo la crisi. L‘industria finanziaria italiana tra stabilità e sviluppo”.

“Le nostre banche non hanno bisogno di essere salvate. Come contribuente sono contento che le nostre banche non siano state costrette a riunire un Cda di notte per chiedere all‘indomani un aiuto dallo Stato. Trovo inoltre gradevole, sempre in quanto contribuente, di appartenere ad un paese in cui alla colonna aiuti pubblici appare la cifra zero”, ha commentato Donato Masciandaro, docente di economia all‘Università Bocconi e curatore del rapporto.

Il volume, che riunisce i lavori di docenti ed esperti di finanza, mette in luce come le banche commerciali, per propria natura, siano anticicliche e pertanto sia meno esposte ai rischi, ha spiegato Masciandaro.

In particolare le banche italiane non hanno esagerato con la leva finanziaria, né con l‘assunzione diretta di rischio all‘interno delle imprese. Inoltre, il radicamento sul territorio ha permesso di conoscere meglio le imprese e di allocare meglio il credito anche nelle fasi di crisi.

Tutto questo, in rapporto alla crisi finanziaria nata e sviluppatasi nel mercato americano, ha portato le banche italiane ad avere una struttura patrimoniale (capitale di rischio, livello di indebitamento, grado di liquidità) relativamente solida senza avere bisogno di capitali pubblici.

NO A TREMONTI BOND: MERCATO DIRA’ SE BANCHE AFFIDABILI

Il tema è particolarmente caldo in questi giorni, soprattutto dopo la rinuncia ai Tremonti bond da parte dei due maggiori gruppi bancari italiani, Unicredit (CRDI.MI) e Intesa Sanpaolo (ISP.MI).

“Non riesco a comprendere le lamentele da parte del policy maker se un‘impresa privata decide di non sottoscrivere un prestito oneroso che peraltro trovo paradossale chiamare aiuto di Stato”, commenta Masciandaro. “Le nostre banche stanno cercando di trovare capitali sul mercato. Se sono affidabili lo dirà il mercato”, ha proseguito l‘economista.

Giampio Bracchi, presidente della Fondazione Politecnico di Milano, altro curatore del rapporto, sottolinea il problema della tempistica visto che con le mutate condizioni di mercato i Tremonti Bond non sembrano più convenienti, ma evidenzia l‘aspetto positivo legato alla disponibilità di questi strumenti.

“Il timing è fondamentale. Diverso sarebbe stato se i Tremonti bond fossero stati disponibili a ottobre. Ma l‘annuncio della loro disponibilità ha avuto un effetto positivo, più psicologico che reale. Tutti hanno capito che le banche non sarebbero fallite”, ha commentato.

REGOLE CONTABILI: EUROPA PIU’ EFFICACE DI USA

Strettamente legata al tema della crisi e della solidità della struttura finanziaria è la questione della regolamentazione e vigilanza.

In particolare in Italia, alla solidità delle banche incide la severità della vigilanza che è stata maggiore che altrove.

A livello globale rimane tuttavia ancora aperta la questione della ‘balcanizzazione’ dei sistemi di controllo nonostante il processo di consolidamento in atto a partire dagli anni ‘80.

Nel corso della crisi il problema della frammentazione di regole e controlli è emersa in modo evidente nel caso delle regole contabili che si sono dimostrate più efficaci in Europa che negli Stati Uniti.

“Quello che è successo in Usa non poteva succedere in Italia. Sulle regole contabili l‘Europa avrebbe molto da dire. Ma il problema è che l‘Europa continentale non è un global player e quindi tutti si aspettano che le regole mondiali si facciano a Pittsburgh”, ha commentato Masciandaro.

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