Patto stabilità, Comuni contro Tesoro su uso vendite immobili

venerdì 30 gennaio 2009 11:58
 

ROMA, 30 gennaio (Reuters) - L'Associazione dei comuni italiani (Anci) contesta una circolare del Tesoro che interpreta il Patto di stabilità proibendo agli enti locali stessi di utilizzare i proventi da cessioni immobiliari per investimenti e minaccia la rottura dei rapporti con il governo.

E' quanto si legge in una nota del presidente dell'Anci e sindaco di Firenze Leonardo Domenici.

La nota riporta il testo di una lettera di Domenici al ministro Giulio Tremonti nella quale si definisce la circolare del Tesoro "una provocazione grave e intollerabile".

La nota ricorda che "una settimana fa l'Ufficio di Presidenza dell'Anci, lanciando un allarme sulla grave crisi finanziaria dei Comuni che avrebbe costretto l'80% degli stessi a non rispettare il patto di stabilità interno, aveva chiesto un incontro urgente al Presidente del Consiglio dei Ministri".

"Senza peraltro aver ancora aver ricevuto risposta", Domenici segnala che la circolare in questione "rende praticamente impossibile ai Comuni il rispetto del Patto di stabilità".

"Non consentire l'utilizzo dei proventi derivanti delle alienazioni immobiliari per finanziare la spesa per investimenti significa cancellare dai bilanci dei Comuni italiani almeno un miliardo e mezzo di euro, con una interpretazione ministeriale che e' in contrasto con la raccomandazione al Governo, approvata dal Parlamento, nel corso della discussione sulla legge finanziaria per l'anno in corso", aggiunge il presidente dell'Anci nella lettera.

Domenici ricorda che i Comuni stanno vivendo una fase di "enorme difficoltà finanziaria che dipende da scelte di finanza pubblica che i Comuni, con senso di responsabilità istituzionale, hanno accettato e, finora, per la maggior parte, rispettato. Mi riferisco all'aver imposto proprio ai Comuni, che in questi anni hanno contribuito piu' di ogni altro livello di governo alla riduzione del deficit, un contributo eccessivamente gravoso per il risanamento dei conti pubblici; all'aver abolito l'Ici prima casa senza, ad oggi, aver dato certezza sulla copertura finanziaria pari al minor gettito accertato e certificato dai Comuni stessi; all'aver introdotto regole sul patto di stabilità che stanno generando paradossi e sperequazioni evidenti".

Per Domenici "è il ministero dell'Economia che, con le sue decisioni, ci impedisce di rispettare il patto di stabilità interno ed è quindi impossibile aspettarsi che i Comuni lo rispettino. Nell'ufficio di presidenza del 22 gennaio scorso avevamo chiesto un incontro con il Presidente del Consiglio: questa è la risposta".

Il presidente dell'Anci conclude dicendo che "il 5 febbraio, al Consiglio Nazionale Anci proporrò la rottura totale dei rapporti col Governo, l'abbandono della Conferenza Unificata ed il blocco di ogni collaborazione istituzionale, in particolare su Federalismo fiscale e Codice delle Autonomie. Questo è l'unico linguaggio che in questo momento possiamo parlare ed è un linguaggio di rivolta".