Crisi, non solo manovre monetarie, 2 mld a Pmi - Confesercenti

giovedì 28 maggio 2009 11:03
 

ROMA, 28 maggio (Reuters) - Per uscire dalla crisi non bastano interventi di carattere monetario, perché non c'è crisi di liquidità ma di credibilità. I piccoli e medi imprenditori chiedono al governo 2 miliardi di interventi loro dedicati e di riportare la pressione fiscale sotto il 40% del Pil nel prossimo triennio per uscire dalla crisi.

Lo ha detto il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, nel corso del suo intervento all'assemblea della organizzazione dei piccoli e medi imprenditori, il cui testo è stato distribuito alle agenzie.

"Le manovre solo di carattere monetario incidono poco, anche perché non ci troviamo di fronte ad una crisi di liquidità, ma di credibilità. Quello che occorre alla nostra economia è invece un insieme di interventi finalizzati a rimuovere ritardi e disfunzioni, così come serve un diverso ruolo delle banche che devono essere più funzionali alle strategie di sviluppo del nostro Paese", ha detto Venturi.

"L'erogazione del credito è fondamentale per il raggiungimento di questi obiettivi, così come lo è l'attenzione verso le piccole imprese che con la crisi sono più esposte all'azione predatoria degli usurai. Non è un caso se lo scorso anno ben 15.000 imprese hanno chiuso i battenti perché sovraindebitate e spesso strozzate", ha aggiunto.

Rivolgendosi poi al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, Venturi ha detto: "La Confesercenti chiede al governo un piano straordinario per il sostegno alle attività commerciali di vicinato e per le piccole e medie imprese del turismo e dei servizi. Sono necessari almeno due miliardi di euro in un triennio per innovazione, tutoraggio, credito agevolato, progetti di filiera, sostegno all'occupazione e per l'avvio di nuove imprese. Questa dovrebbe essere la priorità, non quella di consentire alle grandi strutture commerciali di vendere prodotti assicurativi ed altri servizi. Di questo passo, negli ipermercati si celebreranno anche battesimi e matrimoni, a cui si aggiungeranno inevitabilmente i funerali delle piccole imprese".

"Non possiamo non accelerare e non essere determinati sui tagli degli sprechi e dell'attuale spesa pubblica, per portare in tre anni il peso del fisco sotto il 40%. Dobbiamo farlo perché la pressione fiscale ha raggiunto livelli insopportabili, soprattutto ora che ci troviamo di fronte alla recessione più profonda che sia stata registrata negli ultimi decenni. La crisi, inoltre, ci ha trovato in uno stato di maggiore debolezza strutturale rispetto agli altri partners europei e questo comporta il rischio di farci perdere circa 5 punti di Pil in tre anni. L'affermazione che solo tagliando si può ridurre il prelievo fiscale e si può tornare ad investire per creare nuova occupazione è vera, ma può essere anche ribaltata", ha concluso.