28 gennaio 2009 / 13:34 / tra 9 anni

PUNTO 2 - Banche, Tremonti bond va avanti dopo parere Bankitalia

(Aggiunge dettagli su riaquisto bond a paragrafo 9)

ROMA, 28 gennaio (Reuters) - Il cosiddetto Tremonti bond fa un passo avanti dopo che Bankitalia ha trasmesso al Tesoro il parere sul regolamento attuativo delle norme previste dal decreto anti crisi ma restano ancora alcuni nodi da sciogliere: su tutti il trattamento fiscale degli interessi passivi delle banche che emetteranno i bond.

BANKITALIA HA MANDATO IL PARERE AL TESORO

“Il parere è stato inoltrato a via XX settembre”, ha detto una fonte di Bankitalia confermando indiscrezioni apparse sulla stampa di oggi.

Dopo la conversione in legge ieri del decreto che contiene le norme sul Tremonti bond e il parere oggi di Via Nazionale, ancora una volta come è spesso successo in questi mesi, si torna a parlare quindi di una imminente pubblicazione del regolamento attuativo.

“Non so se si chiude già oggi, comunque il processo è molto complesso”, ha detto una fonte che segue la vicenda. In queste settimane, parlando con chi nelle banche sta occupandosi da vicino dell‘iter del provvedimento, sono state più spesso sottolineate le difficoltà ancora irrisolte più che l‘imminenza dell‘accordo.

L‘articolo 12 del decreto anti crisi, convertito ieri dal Senato in legge, prevede che le banche possano emettere obbligazioni bancarie speciali che verrebbero sottoscritte dal Tesoro allo scopo di rafforzare la dotazione patrimoniale degli istituti e di consentire “un adeguato flusso di finanziamenti all‘economia”.

La sottoscrizione, secondo quanto spiegato dal direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, verrebbe remunerata a tassi crescenti con la durata del prestito, a partire da un tasso attorno al 7,5%. L‘acquisto da parte del Tesoro è anche vincolato a un protocollo di impegni dell‘emittente con il Ministero che riguarda il livello di credito erogato alle imprese, la politica di dividendo in relazione all‘equilibrio patrimoniale, l‘adozione di un codice etico che tocca anche le politiche di remunerazione dei manager. Per quanto l‘impianto complessivo del provvedimento attuativo sia stato discusso e condiviso dalle banche, restando ancora alcuni nodi da sciogliere. Non secondari.

ANCORA APERTO TEMA DEDUCIBILITA’ INTERESSI PASSIVI

Prima di tutti il costo. Il rendimento pagato al Tesoro, a partire dal 7,5%, sale di mezzo punto all‘anno “secondo una delle ultime versioni dell‘accordo”, dice una fonte bancaria. Per alcuni banchieri è “in linea con il mercato”.

“Fin da subito si è però posto il problema di poter dedurre fiscalmente la spesa per interessi che le banche pagano al Tesoro che sottoscriverà questi bond. Il problema è aperto e c’è un tavolo specifico Abi-Tesoro che cerca di trovare una soluzione”. La completa deducibilità, secondo la fonte, avrebbe la controindicazione che il bond non potrebbe poi essere usato per migliorare i coefficienti patrimoniali, d‘altronde l‘indeducibilità farebbe lievitare “enormemente il costo dello strumento”.

Un altro nodo da sciogliere riguarda il prezzo al quale le banche potranno ricomprare dal Tesoro i bond. Grilli ha detto il 15 gennaio che “il riscatto sarà possibile di continuo, ma a prezzi crescenti”.

PROTOCOLLO LIGHT, SENZA PERCENTUALI SU IMPIEGHI

La legge prevede che il Tesoro sottoscriva i Bond solo se le banche emittenti sottoscrivono una serie di impegni regolati da un protocollo che però è ancora oggetto di limature. “Non mi risulta che sia ancora stato firmato il protocollo di impegni delle banche con il ministero”, dice una delle fonti. Un passo avanti è stato fatto nei giorni scorsi eliminando riferimenti di obiettivi percentuali di aumento degli impieghi legati all‘emissione del bond. “Del resto poteva essere solo un impegno generico: in questa fase di rallentamento della crescita degli impieghi ha poco senso fissare un limite minimo”, dice la fonte bancaria.

Piuttosto alle banche non piace che venga alimentata l‘idea che chi prende questo bond venga visto come un istituto in difficoltà il cui management viene messo all‘indice. “Deve essere chiaro che si tratta di uno strumento a disposizione delle banche e non deve essere descritto come una soluzione per salvare questa o quella banca dal fallimento, minacciando di mandare a casa i manager”, ha detto la fonte bancaria.

“Anche sul codice etico e sui criteri di remunerazione dei manager credo che si vada verso norme abbastanza larghe”.

LE BANCHE ASPETTERANNO TRIMESTRALI PER DECIDERE SE E QUANTO

Infine c’è la questione dei tempi. Sia quando le banche decideranno di emettere davvero i bond, sia se lo faranno singolarmente o in modo coordinato in sede Abi. Il decreto prevede che i bond possano essere emessi entro il 2009.

“Mi sembra chiaro che nessuna banca farà queste emissioni al buio. C’è bisogno di vedere dati tangibili sull‘andamento dell‘anno in corso, capire come vanno le trimestrali”, ha detto una delle fonti.

Quando poi la singola banca avrà deciso quanto emettere che succede? “Non c’è ancora un accordo tra le banche se si debba coordinare l‘annuncio e il timing delle emissioni o se ognuna va per conto proprio. Io credo che le banche dovranno muoversi insieme”, dice la fonte bancaria.

Qualche altro ostacolo, come il malcontento delle banche non quotate escluse dal provvedimento, sembra non impressionare il Tesoro. Meno chiaro, anche per le stesse banche, è invece in che modo il Tesoro coprirà la spesa per sottoscrivere i Tremonti bond. Al punto che una fonte bancaria che segue da vicino il lungo parto del provvedimento spiega in questa chiave l‘allungamento dei tempi di pubblicazione del regolamento da parte del Tesoro.

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