August 27, 2009 / 4:19 PM / 8 years ago

Risanamento, oggi ancora incontri in vista cda domani

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MILANO, 27 agosto (Reuters) - In vista del cda di domani pomeriggio, anche oggi proseguono gli incontri sul piano di salvataggio di Risanamento (RN.MI), che ha tempo fino al primo settembre per depositare in Tribunale un accordo di ristrutturazione che la salvi dal fallimento.

"Gli incontri continuano, ma penso che alla fine la quadra si troverà", dice una fonte vicina alla situazione ammettendo implicitamente che il punto finale ancora non è stato raggiunto.

"Di solito, quando ci sono tanti attori coinvolti, le decisioni arrivano all'ultimo minuto", ribadisce una seconda fonte, ma che il via libera definitivo arrivi dal consiglio di domani - chiamato anche ad approvare la semestrale - non sembra essere dato per scontato da nessuno.

Discrepanze Tra Banche Su Ripartizioni Oneri

Che esistano ancora alcune discrepanze tra le principali banche creditrici, protagoniste nella stesura del piano di rilancio insieme agli adviser Leonardo e Bain, sembra certo. Una fonte finanziaria conferma la distanza tra i vari istituti sulla ripartizione degli impegni finanziari, che - oltre ai 500 milioni tra aumento di capitale e prestito convertendo - dovrebbero prevedere anche una linea di credito di garanzia sul bond al 2014 che rischia di diventare esigibile dal 14 settembre se non cadrà l'istanza di fallimento.

"C'è chi è per una ripartizione pro-quota in base all'esposizione di ciascuno, chi è contrario", dice la fonte riferendosi alla linea di credito di supporto al bond.

Secondo le indiscrezioni, mai confermate dalle banche, Intesa Sanpaolo (ISP.MI) è esposta verso la società per circa 600 milioni, Unicredit (CRDI.MI) per circa 300 milioni, Banco Popolare BAPO.MI per 100 milioni, Pop Milano PMII.MI per 90 milioni, Meliorbanca MEL.MI per 40 e Mps (BMPS.MI) per una ventina.

Si aggiungono poi i crediti verso il sistema holding di Zunino. Nel complesso le più esposte risultano, sempre secondo le indiscrezioni, Intesa per 674 milioni,il gruppo Banco Popolare per 376 e Unicredit per 345 milioni. Sono queste tre banche, dice una delle fonti, a tirare le fila, alternando incontri collettivi a summit a tre.

PESANO ANCHE APPROCCI DIVERSI SU SALVATAGGIO Secondo un'altra fonte esiste qualche distanza tra le banche non solo sui temi finanziari, "per i quali alla fine si trova una soluzione", ma anche sull'approccio generale al piano di rilancio. Sembrano emergere infatti posizioni più legate al concetto di "banca di sistema" ed altre più attente alla possibilità di ritorno dell'investimento e quindi "alla qualità degli asset, alla credibilità industriale del piano".

Sulla necessità di salvare Risanamento è intervenuto pochi giorni fa, l'AD di Intesa, Corrado Passera, che ha sottolineato l'importanza dei progetti immobiliari della società per la città di Milano.

Notano per contro alcuni analisti che le prospettive industriali di Risanamento restano alquanto incerte.

"Le indiscrezioni relative al piano, con cessione del portafoglio trading, vendita dell'area Falck e una partnership per Santa Giulia, non sono molto diverse dalle idee di Zunino (fondatore di Risanamento, oggi primo azionista ma dimessosi da ogni carica)", osserva un esperto del settore. "Il problema è che siamo in una fase del mercato immobiliare molto difficile che non migliorerà per qualche anno e che vede un drammatico calo degli investitori stranieri: non c'è più un problema di gestione o di debito, c'è il problema di una prospettiva di mercato che rischia di essere ancora una volta sopravvalutata", conclude.

Intanto il titolo ha chiuso in calo del 2,15% a 0,455 euro dopo il balzo di oltre l'11% di ieri.

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