27 luglio 2009 / 18:01 / 8 anni fa

Italia rischia infrazione Ue se chiede a Bankitalia tassa su oro

ROMA, 27 luglio (Reuters) - Il governo, determinato a evitare un terzo passaggio parlamentare al decreto legge fiscale, non intende cambiare il nuovo testo sulla tassazione dell'oro nonostante il secondo stop della Banca centrale europea a difesa dell'autonomia della Banca d'Italia.

La norma, tuttavia appare inapplicabile ed eventuali tentativi di riscossione da parte dell'Erario potrebbero esporre l'Italia a una procedura di infrazione europea.

Lo riferiscono fonti governative e politiche alla vigilia del voto finale di domani alla Camera cui seguirà la seconda lettura del Senato.

"Il governo non vuole esporsi ai rischi politici di un nuovo passaggio alla Camera. Per di più si andrebbe ai primi di agosto", dice una fonte di governo.

Consentire modifiche in Senato -- che renderanno obbligatorio un terzo passaggio alla Camera -- rischia di alimentare gli appetiti della maggioranza.

I malumori di certo non mancano: dalle proteste per i mancati interventi a favore del Mezzogiorno (l'Mpa è uscita dall'aula al momento di votare la fiducia al decreto) all'articolo 4 che priva il ministro siciliano dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, del potere di autorizzazione sui siti di produzione energetica.

Il Tesoro ha riscritto due volte l'articolo 14 del decreto fiscale, che contiene la tassa al 6% sulle plusvalenze non realizzate sull'oro, per renderlo compatibile alle osservazioni della Bce.

L'ultima versione, confluita nel maxiemendamento al decreto sul quale venerdì la Camera ha votato la fiducia, prevede che l'imposta si applichi a Bankitalia "previo parere non ostativo" della Bce.

LE CRITICHE SU PLUSVALENZE MATURATE E RETROATTIVITÀ

Teoricamente il Tesoro non deve procedere a una modifica del testo per escludere via Nazionale dalla nuova tassa: l'articolo 14 affida infatti a un decreto non regolamentare del ministero le disposizioni attuative dell'imposta. Mancando il parere "non ostativo" della Bce, il Tesoro potrà chiarire in quella sede che dalla tassa è esclusa Bankitalia.

Tuttavia neanche il nuovo testo ha convinto Francoforte, che ha espresso le sue perplessità in una lunga e articolata nota diffusa sabato 25 luglio.

Alla Bce preferiscono non commentare l'ipotesi che il testo resti invariato ma fonti vicine alla vicenda osservano che se il governo volesse applicare la norma sull'oro a via Nazionale ci sarebbe la strada spianata per una procedura di infrazione del Trattato Ue da parte della Commissione di Bruxelles che potrebbe in ultimo portare il governo davanti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo.

Nelle osservazioni della Bce il punto critico del decreto legge continua a essere il fatto che la tassa si applichi alle plusvalenze maturate e non realizzate. Previsione che espone Banca d'Italia alla possibilità di "intaccare le proprie risorse per effettuare i pagamenti richiesti", dal momento che l'istituto potrebbe non realizzare mai le plusvalenze oppure ricavare "profitti inferiori" in futuro dalla cessione dell'oro.

Perplessità già manifestate dalla Bce nel suo primo parere, che il Tesoro non ha ritenuto tuttavia di accogliere.

"Deve ricordarsi che nell'ordinamento tributario italiano si riscontrano vaste e sistemiche ipotesi di tassazione che incidono sul cosiddetto maturato e non su quanto effettivamente realizzato", aveva ribattuto il ministro Giulio Tremonti in una lettera inviata alla presidenza della Camera.

Altro punto dolente il carattere retroattivo dell'imposta, che si applica all'intero esercizio finanziario in corso alla data di entrata in vigore del decreto, quindi a tutto il 2009.

"La Bce rileva che tali effetti retroattivi della nuova imposta ne aggravano il contrasto con il principio di indipendenza della banca centrale", si legge nell'ultimo parere.

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