27 aprile 2009 / 05:35 / tra 8 anni

Italia deve ritrovare crescita perché debito/Pil scenda- Moody's

* Rating Italia stabile ad Aa2 in situazione attuale

* No rischi particolari da crisi rispetto ad altri paesi

europei

* Poco spazio per far fronte a eventuali shock senza grossi

danni ai conti

* Non si può escludere rischio salita interessi su debito

di Valentina Za

MILANO, 27 aprile (Reuters) - Nell‘attuale situazione di crisi globale, l‘Italia non presenta rischi particolari rispetto ad altri paesi, tuttavia i suoi spazi di manovra in caso di shock improvvisi sono molto limitati e il paese deve ritrovare la crescita perché il debito/Pil torni a scendere. E’ quanto dichiara l‘analista di Moody’s Alexander Kockerbeck, in un‘intervista a Reuters rilasciata in occasione della pubblicazione del rapporto annuale dell‘agenzia sull‘Italia -- valutata Aa2 con rating stabile.

Nell‘analisi Moody’s indica il Pil italiano in contrazione del 3,5% quest‘anno e dello 0,5% il prossimo. Il disavanzo pubblico è visto lievitare al 4,4% del Pil nel 2009 per retrocedere solo lievemente al 3,8% nel 2010. Il debito si impennerà al 110,5% del Pil salendo ancora al 113% il prossimo anno.

Il rapporto mette l‘accento proprio sul debito pubblico che resta il nodo cruciale per il rating italiano, mentre sullo sfondo resta un‘economia decisamente poco dinamica.

“Per evitare un effetto valanga sul debito è necessario che l‘avanzo primario o la crescita aumentino. Per vedere il debito pubblico scendere l‘Italia deve ritrovare la crescita, senza sarà quasi impossibile,” dice Kockerbeck. “Tornando alla crescita in 2011 e 2012 sarà possibile assistere a una stabilizzazione degli indicatori sul debito.”

Gravata dal terzo debito pubblico al mondo e afflitta da una cronica perdita di competitività, l‘Italia ha in teoria, secondo Moody‘s, risorse che in altri paesi non ci sono. In un momento in cui la crisi decima le entrate statali, infatti, Roma potrebbe sempre contare sul recupero dell‘evasione, mentre dal lato delle uscite le sacche di inefficienza della burocrazia italiana rappresentano un serbatoio potenziale per interventi sul fronte delle uscite.

“In potenza il governo ha spazi d‘azione sul lato delle entrate - si pensi all‘evasione fiscale”, dice Kockerbeck.

RATING STABILE

Per quanto riguarda invece il saldo primario, la previsione di Moody’s è di un avanzo lievemente superiore all‘1% del Pil nominale quest‘anno e comunque inferiore al 3% fino al 2011.

“Questo non basta per compensare pagamenti d‘interessi attesi attorno al 5% del Pil e una bassa crescita del Pil nominale nel periodo in esame”, si legge nel rapporto.

Ciononostante, “il rating italiano è stabile nella situazione attuale”.

“Tutto sommato l‘Italia non presenta rischi che possano differenziarla da altri paesi che soffrono tutti fortemente della crisi,” sottolinea l‘analista.

Al contrario ci sono caratteristiche del paese che possono aiutarlo: l‘elevato tasso di risparmio e il basso indebitamento privato oltre a un sistema bancario meno esposto globalmente e meno dipendente dai mercati dei capitali per la raccolta.

Allo stesso tempo, la zavorra del debito fà sì che l‘Italia abbia spazi molto limitati per far fronte a emergenze come quelle che si sono trovati ad affrontare altri paesi, costretti per esempio alla nazionalizzazione di istituti di credito.

“L‘Italia ha anche meno spazi per gestire grossi shock senza danneggiare i conti pubblici in maniera molto significativa”.

Gravata dal terzo debito pubblico al mondo e afflitta da una cronica perdita di competitività, l‘Italia ha però anche in teoria, secondo Moody‘s, risorse che in altri paesi non ci sono.

In un momento in cui la crisi decima le entrate statali, infatti, Roma potrebbe sempre contare sul recupero dell‘evasione, mentre dal lato delle uscite le sacche di inefficienza della burocrazia italiana rappresentano un serbatoio potenziale per interventi sul fronte delle uscite.

In prospettiva inoltre, resta il rischio di un aumento di un aumento dei tassi d‘interesse del debito italiano, sebbene attualmente lo spread abbia ampiamente ritracciato dai massimi che nei mesi scorsi lo avevano portato oltre 170 punti base.

“Non si può escludere il rischio che gli interessi sul debito salgano ancora in un contesto in cui l‘avversione al rischio sul mercato è molto alta e in cui gli investitori hanno ricominciato a differenziare tra paesi Uem” spiega Kockerbeck.

“Oppure l‘inflazione potrebbe riprendere a salire a causa della politica monetaria globale espansiva”, conclude.

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