Usa, Goldman e MS diventano banche sotto controllo Fed

lunedì 22 settembre 2008 10:18
 

WASHINGTON (Reuters) - Fed ha approvato la richiesta avanzata dalle due maggiori banche di investimento americane, Goldman Sachs e Morgan Stanley, di cambiare status in 'bank holding company'.

Lo ha annunciato la stessa Banca centrale. Il nuovo status consentirà alle due istituzioni finanziarie, che finiranno direttamente sotto la supervisione regolamentare della Banca centrale Usa, di diventare banche commerciali in grado quindi accettare depositi.

Per fornire maggiore liquidità alle istituzioni, la Fed tra l'altro offrirà prestiti alle due istituzioni finanziarie tramite la finestra di sconto.

Viene così meno il modello dell'investment banking che ha dominato Wall Street per oltre 20 anni.

La decisione consente alle due banche - uniche susperstiti sulla scena dell'investment banking dopo le acquisizioni di Bear Stearns nei mesi scorsi e di Merrill Lynch lo scorso weekend, il fallimento di Lehman Brothers una settimana fa - di accettare depositi, di avere un più facile accesso ai finanziamenti e una maggiore flessibilità nell'acquisto delle banche retail.

I due gruppi bancari saranno sottoposti ora a una più severa regolamentazione da parta della Fed, tra cui rigidi requisiti patrimoniali. Il nuovo status, a esempio, limiterà la capacità di queste due banche di fare intermediazione a leva in conto proprio.

Ora Morgan Stanley è meno interessata a una fusione con il gruppo bancario Wachovia. Il merger non rientra più tra le sue priorità, nonostante proseguano i colloqui con diversi soggetti, secondo una fonte vicina ai negoziati.

Nel weekend la banca ha tenuto un Cda per discutere di Wachovia e della possibilità che il fondo sovrano cinese China Investment possa aumentare la partecipazione in MS, secondo alcune fonti vicine alla situazione.

La banca non ha commentato ma in una nota ha spiegato che il nuovo status le concede "maggiore flessibilità e stabilità per perseguire nuove occasioni di business".

 
<p>Il palazzo della Fed a Washington. REUTERS/Jim Young (UNITED STATES)</p>