22 novembre 2008 / 18:02 / 9 anni fa

Banche,per decreto si attende indicazione Ue su rendimento-fonte

* Sul tavolo ipotesi bond convertibile ma non dallo Stato

* Tempi ancora incerti

ROMA, 22 novembre (Reuters) - Perchè il decreto legge sulla patrimonializzazione delle banche italiane veda la luce si attende che a livello europeo venga fissato un parametro comune sul rendimento delle obbligazioni sottoscritte dallo Stato.

Lo riferisce una fonte bancaria dopo che ieri il governo ha annunciato lo slittamento al 28 novembre del Consiglio dei ministri sulle misure urgenti a sostegno dell‘economia.

“Gli esperti delle autorità di vigilanza europee stanno studiando regole comuni tra le quali il costo per le banche di questo tipo di strumenti”, ha detto la fonte.

“Non è possibile che in un Paese il rendimento sia al 10%, in un altro al 5% e in un altro ancora all‘8,5%”.

L‘arco di tempo entro il quale questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto resta molto incerto.

“Potrebbe essere una settimana o molto di più”, ha detto ancora la fonte.

Lo strumento con il quale l‘esecutivo contribuirebbe a rafforzare i requisiti patrimoniali degli istituti di credito italiani, sulla scia di quanto già fatto in altri paesi dell‘Unione, sarebbe un bond perpetuo convertibile su richiesta dell‘emittente ma la cui trasformazione in azioni “non spetterebbe allo Stato”.

L‘ipotesi sul tavolo “da settimane”, e oggetto di un negoziato tra il ministro dell‘Economia, Giulio Tremonti, il mondo bancario e Bankitalia è stata illustrata dallo stesso ministro.

Il Tesoro o una sua articolazione fa un‘emissione obbligazionaria e la liquidità acquisita viene impiegata per sottoscrivere obbligazioni che dal lato della struttura di bilancio delle banche e dei suoi ratio integrino il cosiddetto Tier 1 o meglio, se possibile, il Core Tier 1, base sulla quale avviene il trasferimento di risorse finanziarie all‘economia.

Tremonti ha anche detto che ci sarà un forte guadagno per lo Stato, ma il Fondo monetario internazionale al termine della sua missione in Italia giovedì ha sollecitato “condizioni non troppo onerose” per le banche.

Dai termini economici dell‘operazione dipenderà il grado di adesione degli istituti di credito e quindi l‘importo complessivo. Alcuni analisti osservano infatti che condizioni onerose sarebbero accettate solo dagli istituti più bisognosi.

“Non si può dire quanto serve fino a quando le banche non conosceranno nei dettagli lo strumento finanziario offerto e la sua convenienza rispetto alle rispettive condizioni di bilancio”, ha commentato la fonte.

Le banche italiane, anche secondo gli esperti del Fondo, hanno retto finora alla turbolenze dei mercati relativamente bene, ma dopo le ripatrimonializzazioni con soldi pubblici effettuate dai concorrenti europei mostrano ratio patrimoniali inferiori e, se nell‘immediato non si evidenziano segnali di credit crunch, la prospettiva di una brusca frenata dell‘economia fa consigliare anche alla Banca d‘Italia di rafforzare il capitale.

Questa necessità deve fare i conti con un debito pubblico in Italia superiore al 100% del Pil e con il possibile impatto di questo tipo di operazioni sull‘onere per interessi.

Questo mese Intesa SanPaolo (ISP.MI), prima banca italiana, ha deciso di non distribuire dividendo cash sull‘esercizio 2008 per poter portare a fine anno il Core Tier 1 al 6,2% dal 5,7% di fine giugno.

In ottobre Unicredit (CRDI.MI), seconda banca italiana, aveva deciso un rafforzamento patrimoniale da complessivi 6,6 miliardi che le consentiranno di portare il Core Tier 1 a fine 2008 al 6,7% con un incremento di 123 punti base.

Tra le principali banche italiane quella con il Core Tier 1 più basso risulta attualmente il Monte dei Paschi di Siena (BMPS.MI) che a fine giugno aveva dichiarato un Core Tier 1 al 5,1% e ha promesso di portarlo al 5,5% entro fine anno.

Pop Milano PMII.MI a fine settembre era al 6,4% e Ubi Banca (UBI.MI) sopra il 7%.

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