January 22, 2009 / 4:25 PM / 8 years ago

PUNTO1- UniCredit vede avvio ripresa sem2 2009 ma rischio timing

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(Aggiunge commenti su deflazione e stimoli governo italiano)

MILANO, 22 gennaio (Reuters) - Per UniCredit il rischio che nessuno è al momento preparato ad affrontare è uno slittamento dell'uscita dalla crisi economica che, nelle previsioni attuali, dovrebbe esaurire la fase peggiore nella prima metà del 2009, per lasciare spazio a una stabilizzazione che preluda a una lenta ripresa nel 2010. "Il rischio è che la crisi duri di più di quello che pensiamo", spiega Marco Annunziata, capo economista di UniCredit dialogando con la stampa dopo la presentazione dell'outlook macroeconomico del gruppo sul 2009.

Per quest'anno è ormai ipotecata una contrazione del Pil del 2% circa per il complesso dell'area euro e dell'1,5% circa negli Stati Uniti. Per quanto riguarda l'Italia, la stima di UniCredit è di un calo del Pil reale del 2,5%. L'anno prossimo, tuttavia, le principali economie dovrebbe tornare a una lenta crescita: tra 1 e 1,5% gli Usa, sotto l'1% il blocco dell'euro.

Il ritorno alla crescita dovrebbe impedire al rischio di deflazione di materializzarsi. Tale rischio è legato a una mancata ripresa del prezzo delle materie e al previsto aumento dell'output gap (divario tra produzione effettiva e potenziale).

"Colpevole Lentezza" Della Bce

Paradossalmente, sottolinea Annunziata, l'economia Usa soffrirà di meno di quella europea, anche se l'epicentro della crisi è stato oltreoceano, a causa della minore capacità di risposta in termini di politica fiscale e monetaria dell'Europa.

A questo proposito, Annunziata sottolinea la "colpevole lentezza di reazione" della Banca centrale europea, frenata da divisioni interne al consiglio tra chi si concentra sui rischi per la crescita e chi tiene ancora l'attenzione puntata sui rischi d'inflazione a medio termine.

L'economista stigmatizza in particolare la decisione della Bce di alzare i tassi a luglio dello scorso anno quando l'economia europea era già in recessione, "un chiaro errore di politica monetaria".

Nelle stime di Piazza Cordusio i tassi di riferimento dell'area euro arriveranno all'1%.

Rispetto agli Stati Uniti, l'Europa viaggia con il freno a mano tirato anche per quanto riguarda la politica fiscale e si trova anzi in una situazione da 'Catch 22', dove ogni mossa porta ulteriori conseguenze negative.

"La reazione del mercato è negativa se lo stimolo fiscale appare inadeguato ma, nel momento in cui gli stati membri iniziano a far salire il deficit, l'attenzione si volge ai singoli paesi e gli spread sul debito aumentano, le agenzie di rating intervengono e si diffonde il timore che salti l'Unione", spiega Annunziata.

Nel caso dell'Italia, l'elevato livello del debito e il mancato consolidamento negli anni di crescita limitano gli spazi di manovra e la scelta del governo di agire in maniera molto limitata rivela un atteggiamento "pragmatico, intelligente".

Speranze Ripresa Appese a Piano Obama

Gli Stati Uniti possono invece imbarcarsi in ambiziosi piani di spesa pubblica, come quello da 800 miliardi di dollari promosso dal nuovo presidente Barack Obama, perchè "la domanda per il debito americano resta fortissima" anche se "c'è qualche preoccupazione a medio termine" per un deficit che esploderà dal 3% al 10-11% del Pil.

Proprio sul piano di rilancio economico di Obama, secondo Annunziata, si appuntano le speranze di ripresa degli Stati Uniti, senza la cui spinta l'economia mondiale non potrà ripartire.

UniCredit vede rischi che impedirebbero al piano di stimolo di produrre gli effetti sperati nella possibilità che i consumatori Usa, traumatizzati dalla recessione, aumentino fortemente il risparmio e nelle incognite che ancora gravano sul comparto finanziario.

"E' evidente che le sorprese nel settore finanziario non sono finite", sottolinea l'economista.

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