22 settembre 2009 / 16:43 / 8 anni fa

PUNTO 1-UniCredit,fine comitato strategico,mercato crede aumento

(riscrive aggiungendo commenti analisti, fine comitato strategico)

di Gianluca Semeraro

MILANO, 22 settembre (Reuters) - E’ durata circa due ore la riunione del comitato strategico di UniCredit (CRDI.MI) preparatoria per il cda del 29 settembre in cui sarà presa una decisione definitiva sui Tremonti bond ed eventuali misure alternative di rafforzamento patrimoniale.

“La riunione si è svolta in un clima di assoluta collaborazione. E’ stato illustrato il quadro della situazione e spiegate tutte le possibili opzioni a disposizione cosicché i soci possano dare il proprio contributo nella riunione del cda del 29 settembre in cui si prenderà una decisione”, spiega una fonte vicina alla situazione.

Il comitato opera infatti con funzioni prettamente consultive e propositive e in particolare fornisce pareri al consiglio di amministrazione su vari temi, tra cui anche operazioni straordinarie sul capitale del gruppo e sulla politica dei dividendi.

Il mercato intanto scommette su un aumento di capitale e punisce il titolo in borsa con un -3,53% con volumi pari a 1,2 volte la media dell‘ultimo mese. Ieri, dopo le prime indiscrezioni del weekend, le azioni avevano perso oltre 2,5%.

Ieri con una nota UniCredit ha dichiarato che sta studiando tutte le possibili opzioni per arrivare a una decisione sulla scelta degli strumenti più idonei volti al rafforzamento dei coefficienti patrimoniali.

RAMPL: “SI STA DISCUTENDO”

Stamane il presidente Dieter Rampl ha risposto semplicemente “si sta discutendo” alla domanda se è allo studio un aumento di capitale da 4 miliardi come rilanciato da alcuni quotidiani.

Nessun ulteriore commento da UniCredit, né dalle fondazioni azioniste che, secondo i quotidiani, sarebbero poco entusiaste all‘idea di un nuovo aumento di capitale dopo l‘operazione ‘cashes’ da 3 miliardi di euro lanciata lo scorso anno.

Oggi, oltre ai membri del comitato strategico - in tutto dieci con il presidente Rampl, l‘AD Alessandro Profumo e i quattro vicepresidenti - sono stati visti entrare nella sede di UniCredit anche alcuni componenti del cda quali Piero Gnudi, Marianna Li Calzi e Francesco Giacomin, che fanno parte di altri comitati dell‘istituto.

Tutti hanno mantenuto la consegna del silenzio.

MERCATO SCOMMETTE SU AUMENTO, ANALISTI DIVISI

“E’ evidente quel che succede: il mercato scommette su un aumento di capitale che potrebbe essere deciso a breve”, spiega un trader.

Più cauti alcuni analisti. Centrosim non esclude un aumento di capitale con garanzia di un consorzio bancario ma nemmeno un mix di strumenti accompagnato da un piano di dismissione di asset non strategici.

Intermonte dichiara la sua preferenza per un aumento di capitale in quanto “dopo una prima fase di debolezza del titolo e una diluizione contenuta entro il 10%, la banca sarebbe adeguatamente capitalizzata e non avrebbe le limitazioni a cui sarebbe soggetta nel caso in cui i governi entrassero nel capitale”.

Mediobanca assegna lo stesso grado di probabilità a tutte le opzioni e sottolinea che l‘emissione di strumenti ibridi trova un ostacolo nella normativa che limita al 20% massimo la presenza dei quasi-equity nel Tier 1. A fine giugno, gli strumenti ibridi pesavano sul Tier 1 per il 10%.

Un analista non citabile indica l‘aumento di capitale come ipotesi più percorribile. I Tremonti bond porrebbero troppi vincoli soprattutto in termini di distribuzione del dividendo.

“UniCredit ha bisogno di rafforzare il patrimonio perché ci potrebbe essere una richiesta informale di Bankitalia che vuole coefficienti più elevati in vista del livello di sofferenze atteso il prossimo anno e per prepararsi ai nuovi standard che scaturiranno dalla revisione in corso di Basilea II”, aggiunge l‘analista.

Il Tier 1 al 30 giugno si attestava al 7,66%, mentre il Core Tier 1 al 6,85%.

Infine, fa notare l‘analista, diversamente da Intesa (ISP.MI) UniCredit non ha molti asset da cedere. Anche per la quota in Generali (GASI.MI), la cui cessione è attesa ufficialmente entro l‘anno, la vendita a un solo acquirente, fuori mercato, potrebbe creare problemi “diplomatici” in una situazione in evoluzione.

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