21 luglio 2009 / 15:23 / 8 anni fa

Scudo fiscale, ok a emendamento, da Svizzera obbligo rimpatrio

ROMA, 21 luglio (Reuters) - Licenziando il decreto fiscale, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera anche all'emendamento che introduce per la terza volta in Italia lo scudo fiscale.

Rispetto al testo circolato nei giorni scorsi i relatori hanno presentato una parziale riformulazione.

Il nuovo emendamento prevede la sanatoria delle attività illecitamente esportate all'estero "a condizione che le stesse siano rimpatriate in Italia da Paesi extra Ue, ovvero regolarizzate o rimpatriate perché in essere in Paesi dell'Unione europea ed in Paesi aderenti allo spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa".

Il testo prevede quindi l'obbligo di rimpatrio o la possibilità della sola regolarizzazione a seconda del Paese in cui sono detenuti i capitali.

Per Gran Bretagna e Lussemburgo, che appartengono all'Unione europea, vale la doppia opzione regolarizzazione/rimpatrio.

Chi ha esportato capitali in Svizzera, Paese che non aderisce allo spazio economico europeo, dovrà necessariamente rimpatriare le attività.

L'obbligo di riportare i capitali in Italia vale anche per i depositi situati in quei Paesi che rientrano nello spazio economico europeo ma non garantiscono l'effettivo scambio di informazioni fiscali, come ad esempio Liechtenstein e Andorra. Tuttavia, se questi Paesi aprissero alla cooperazione internazionale con lo scambio di informazioni fiscali varrebbe anche per loro la possibilità della sola regolarizzazione.

"Si tratta di una norma calamita. È una norma propedeutica per fare in modo che questi Stati inizino a collaborare e che consente di avviare un effettivo scambio di informazioni", ha detto Maurizio Leo, membro della commissione Finanze ed esperto fiscale del Pdl.

Lo scudo fiscale prevede un prelievo pari al 5% del capitale calcolato sotto forma di aliquota al 50% su di un rendimento presunto annuo del 2% negli ultimi 5 anni.

L'imposta si applica sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 e rimpatriate ovvero regolarizzate a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010.

A fronte della sanatoria, l'emendamento raddoppia le sanzioni -- dal 10 al 25% del capitale -- per chi non include nella dichiarazione dei redditi l'ammontare dei trasferimenti all'estero che hanno interessato investimenti e attività finanziarie. Dalla nuova versione dell'emendamento è sparita però la soppressione della norma che prevede la confisca di beni con identico valore.

Resta intatta la parte che impedisce di utilizzare lo scudo "a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale".

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