Timore tassi zero non può essere motivo di inazione - Draghi

sabato 21 febbraio 2009 11:38
 

MILANO, 21 febbraio (Reuters) - La preoccupazione che i tassi nominali si avvicinino troppo allo zero non è un valido motivo per frenare le azioni delle banche centrali. E' infatti cruciale evitare che la disinflazione si trasformi in deflazione.

Ad affermarlo è il governatore di Banca d'Italia, Mario Draghi, nel corso del proprio intervento al congresso Atic-Forex, Aiaf, Assicom.

"Nell'ambito del Consiglio direttivo resta elevata l'attenzione per il costo reale del denaro", spiega il membro del board della Banca centrale europea.

Draghi rinvia all'esperienza degli Stati Uniti negli anni '30 e del Giappone negli anni '90, esperienza che "suggerisce che è necessario contrastare, nelle fasi iniziali della crisi, la tendenza all'aumento dei tassi d'interesse reali".

"La rapida disinflazione non deve trasformarsi in deflazione", afferma Draghi. "La preoccupazione di avvicinarsi troppo al limite inferiore dei tassi di interesse nominali non può essere motivo di inazione", aggiunge.

I tassi ufficiali, ricorda Draghi, sono prossimi al limite dello zero in molti paesi.

"Il tasso di riferimento della Bce è stato ridotto di 225 punti base dallo scorso ottobre. Nell'area dell'euro il tasso reale a breve termine si colloca oggi al di sotto dell'1%; se i tassi ufficiali non fossero stati abbassati, sarebbe salito considerevolmente, a causa della caduta dell'inflazione", dice il governatore.

Nell'area euro il costo del denaro è attualmente al 2% e una nuova riduzione di mezzo punto percentuale è attesa a inizio marzo quando il direttivo Bce si riunirà con in mano le nuove stime economiche dei tecnici di Francoforte.