23 luglio 2009 / 16:46 / 8 anni fa

SCHEDA -Scudo fiscale, partenza a settembre, restano nodi aperti

23 luglio (Reuters) - Partirà a settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l‘emersione dei capitali illegittimamente esportati all‘estero, anche se restano diversi aspetti ancora da chiarire sulla sua concreta applicazione.

I nodi ancora aperti riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria.

Inserito nel decreto fiscale con un emendamento dei relatori, ma scritto sotto l‘egida del Tesoro, lo scudo fiscale stabilisce l‘obbligo di rimpatrio per le attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori Europa. In linea agli indirizzi di Bruxelles, l‘Italia ha previsto la sola regolarizzazione per i capitali che si trovano nell‘Unione europea.

Il governo ha previsto un‘aliquota al 50% su un rendimento presunto annuo del 2% del capitale negli ultimi cinque anni, pari ad un prelievo di circa il 5% sul capitale.

Lo scudo “si applica sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 e rimpatriate ovvero regolarizzate a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010”, dice il decreto fiscale.

La sanatoria si limita ai reati di omessa dichiarazione e dichiarazione infedele.

La relazione tecnica all‘emendamento non fornisce stime di gettito, ma secondo diversi banchieri d‘affari lo scudo potrebbe portare nelle casse dello Stato dai 2,5 ai 5 miliardi di euro, a fronte di capitali regolarizzati o rimpatriati per 50-100 miliardi.

LE DIFFERENZE RISPETTO ALLA “DISCLOSURE” IN USA E GB

Il governo ha varato lo scudo fiscale nell‘ambito dell‘offensiva ai paradisi fiscali decisa il 2 aprile dal G20 di Londra. La sanatoria italiana è analoga a provvedimenti assunti o in via di preparazione in altri Paesi, Stati Uniti e Gran Bretagna soprattutto.

Lo scudo “concorda perfettamente con la politica fatta in America”, ha detto Tremonti il 15 luglio.

Rispetto all‘amnistia presentata in altri Paesi ci sono però rilevanti differenze, come la protezione assicurata all‘evasore tramite l‘anonimato.

“Altri Paesi hanno introdotto provvedimenti che favoriscono l‘emersione spontanea: Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Si tratta di provvedimenti che non prevedono l‘anonimato del contribuente e dove l‘emersione comporta il pagamento dell‘intero ammontare delle imposte, inclusive di interessi”, ha detto il governatore della Banca d‘Italia Mario Draghi.

“A queste imposte si accompagnano talvolta delle sanzioni”, ha aggiunto il governatore, spiegando che in Usa e Gran Bretagna il vero vantaggio non è tanto economico quanto il fatto che si evitano sanzioni penali.

Secondo l‘economista Maria Cecilia Guerra del sito lavoce.info, nel caso degli Stati Uniti l‘Agenzia delle entrate intende acquisire con la disclosure (svelamento) “informazioni su chi esporta capitali all‘estero, sulla dimensione del fenomeno, sulla localizzazione dei capitali all‘estero. Elementi fondamentali per condurre le future politiche di accertamento”.

RIMPATRIO DALLA SVIZZERA; REGOLARIZZAZIONE DAL LUSSEMBURGO

Formalmente, la sanatoria è consentita a condizione che le attività siano “rimpatriate in Italia da Paesi extra Ue, ovvero regolarizzate o rimpatriate perché in essere in Paesi dell‘Unione europea ed in Paesi aderenti allo spazio economico europeo che garantiscono un effettivo scambio di informazioni fiscali in via amministrativa”.

Per Gran Bretagna e Lussemburgo, che appartengono all‘Unione europea, vale quindi l‘opzione regolarizzazione/rimpatrio.

Chi invece ha esportato capitali in Svizzera, Paese che non aderisce allo spazio economico europeo, dovrà necessariamente rimpatriare le attività.

L‘obbligo di riportare i capitali in Italia vale anche per le attività detenute in quei Paesi che rientrano nello spazio economico europeo ma non garantiscono l‘effettivo scambio di informazioni fiscali, come il Liechtenstein o l‘Andorra. Tuttavia, se questi Paesi aprissero alla cooperazione internazionale con lo scambio di informazioni fiscali varrebbe anche per loro la possibilità della sola regolarizzazione.

“È una norma propedeutica per fare in modo che questi Stati inizino a collaborare e che consente di avviare un effettivo scambio di informazioni”, ha detto Maurizio Leo, membro della commissione Finanze ed esperto fiscale del Pdl.

I NODI APERTI

Non è ancora stato chiarito se il prelievo del 5% sul capitale sia tassativo. Dopo le critiche dell‘opposizione, il sottosegretario all‘Economia Giuseppe Vegas ha riconosciuto che i contribuenti potrebbero aderire alla sanatoria con un costo inferiore.

Dimostrando ad esempio di aver mantenuto attività all‘estero solo per un anno, il prelievo scenderebbe all‘1%, pagando quindi un‘aliquota al 50% sul rendimento presunto del 2% su soli 12 mesi.

Non è poi chiara la portata dei beni che potranno rientrare nello scudo. Sempre secondo Leo, sarà possibile regolarizzare non solo yacht, ma anche case e ville di lusso, purché si trovino o siano registrati in un Paese dell‘Unione europea.

I beni immobili fuori Europa sfuggirebbero allo scudo per l‘impossibilità di rispettare l‘obbligo di rimpatrio.

Esiste però una parziale scappatoia: le persone fisiche che posseggono un immobile fuori dall‘Europa ma intestato ad una società potrebbero usufruire dello scudo rimpatriando le quote azionarie della società.

Spetterà ora ai regolamenti del Tesoro e all‘Agenzia delle entrate con le sue circolari fare luce nelle prossime settimane sull‘applicazione dello scudo fiscale.

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