SCHEDA -Scudo fiscale, partenza a settembre, restano nodi aperti

giovedì 23 luglio 2009 18:44
 

23 luglio (Reuters) - Partirà a settembre la terza edizione dello scudo fiscale per l'emersione dei capitali illegittimamente esportati all'estero, anche se restano diversi aspetti ancora da chiarire sulla sua concreta applicazione.

I nodi ancora aperti riguardano principalmente il livello di prelievo e la portata dei beni immobiliari oggetto di sanatoria.

Inserito nel decreto fiscale con un emendamento dei relatori, ma scritto sotto l'egida del Tesoro, lo scudo fiscale stabilisce l'obbligo di rimpatrio per le attività finanziarie e patrimoniali detenute fuori Europa. In linea agli indirizzi di Bruxelles, l'Italia ha previsto la sola regolarizzazione per i capitali che si trovano nell'Unione europea.

Il governo ha previsto un'aliquota al 50% su un rendimento presunto annuo del 2% del capitale negli ultimi cinque anni, pari ad un prelievo di circa il 5% sul capitale.

Lo scudo "si applica sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 e rimpatriate ovvero regolarizzate a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010", dice il decreto fiscale.

La sanatoria si limita ai reati di omessa dichiarazione e dichiarazione infedele.

La relazione tecnica all'emendamento non fornisce stime di gettito, ma secondo diversi banchieri d'affari lo scudo potrebbe portare nelle casse dello Stato dai 2,5 ai 5 miliardi di euro, a fronte di capitali regolarizzati o rimpatriati per 50-100 miliardi.

LE DIFFERENZE RISPETTO ALLA "DISCLOSURE" IN USA E GB

Il governo ha varato lo scudo fiscale nell'ambito dell'offensiva ai paradisi fiscali decisa il 2 aprile dal G20 di Londra. La sanatoria italiana è analoga a provvedimenti assunti o in via di preparazione in altri Paesi, Stati Uniti e Gran Bretagna soprattutto.   Continua...