PUNTO 1 - Enti locali, limitare utilizzo derivati - Bankitalia

martedì 18 novembre 2008 15:13
 

(aggiunge citazioni da appendice alla relazione)

ROMA, 18 novembre (Reuters) - Bisogna ulteriormente limitare l'utilizzo di strumenti finanziari derivati da parte degli enti locali nella gestione del proprio debito onde evitare di allentare nell'immediato i vincoli di bilancio e per dare maggiore trasparenza ai conti pubblici.

E' quanto ha detto il vice direttore generale della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso di un'audizione in commissione al Senato sul federalismo fiscale.

"È opportuno proseguire le azioni volte a limitare l'utilizzo di operazioni finanziarie, come quelle in strumenti derivati, che possono spostare oneri a esercizi successivi, allentando nell'immediato il vincolo di bilancio e riducendo la trasparenza dei conti pubblici", ha detto Visco secondo il testo dell'intervento distribuito dall'ufficio stampa di Bankitalia.

Il membro del direttorio di Bankitalia prosegue aggiungendo che "le evidenze contabili delle autonomie locali sono attualmente basate su criteri disomogenei e non sono sufficientemente tempestive. Per consentire ai cittadini di valutare i risultati conseguiti dagli enti è necessario adottare regole di trasparenza e - soprattutto per le Regioni - armonizzare i principi contabili".

Il governo, con la manovra triennale di luglio, ha limitato l'utilizzo dei derivati da parte degli enti locali che era stato autorizzato e normato in termini piuttosto estensivi da un regolamento emesso dal Tesoro nel dicembre del 2003. Il banchiere centrale, nell'appendice della sua relazione, ricorda che le due Finanziarie fatte dall'ultimo governo Prodi hanno limitato l'utilizzo dei derivati, rendendo obbligatoria la comunicazione preventiva degli enti locali al Tesoro del loro utilizzo e prevedendo obblighi di trasparenza.

Con riferimento alla manovra di luglio, lo stesso Visco ricorda il contributo che viene ora chiesto agli enti locali per il contenimento del debito, con riferimento ai contributi che il federalismo fiscale dovrà prevedere per gli investimenti e che finiranno per pesare sul debito: "Le decisioni riguardanti il finanziamento degli investimenti determineranno la crescita del debito degli enti territoriali. La manovra triennale della scorsa estate ha già previsto l'introduzione, a partire dal 2010, di limiti alla dinamica del debito di comuni e province; per la prima volta viene definito esplicitamente un contributo di questi enti al contenimento del rapporto tra il debito e il Pil. Questa regola si aggiunge ai vincoli vigenti relativi al rapporto tra rate di ammortamento dei prestiti contratti ed entrate proprie, che riguardano anche le Regioni".

In una delle appendici consegnate da Visco in commissione ci sono altri riferimenti all'utilizzo, non sempre legale, fatto dagli enti locali dei derivati in questi anni: "La Costituzione, come modificata nel 2001, stabilisce che i comuni, le province, le città metropolitane e le Regioni possono indebitarsi solo per finanziare spese di investimento, escludendo al contempo ogni garanzia (ex ante) da parte dello Stato. In alcuni casi tuttavia spese correnti del comparto sanitario sono state finanziate con l'indebitamento".

Lo stesso vicedirettore di Bankitalia fa poi riferimento alal regolamentazione con il quale il Tesoro intervenne nel 2003 ed aggiunge che "la definizione di indebitamento e quella di spese di investimento sono state fornite dalla legge finanziaria per il 2004 e integrate da quelle successive".

"Dal 2001, alla luce del crescente utilizzo da parte delle Amministrazioni locali di strumenti di finanza derivata, si è stabilito che questi strumenti debbano essere utilizzati unicamente per finalità di gestione del rischio. La manovra triennale di finanza pubblica varata nell'agosto del 2008 vieta alle Amministrazioni locali di stipulare nuovi contratti derivati fino al riordino complessivo della regolamentazione (e comunque per un anno)", aggiunge l'allegato.